Libia. Torna lo spettro della bandiera verde di GheddafiTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Libia. Torna lo spettro della bandiera verde di Gheddafi

Giungono voci dalla Libia che parlano di un riacutizzarsi di scontri inter-tribali nel sud del Paese, con il risultato che i pro-Jamahiria, ovvero i sostenitori del defunto Muammar Gheddafi, avrebbero cominciato una vera e propria sollevazione contro Tripoli nel sud del Paese.

La fine ingloriosa con la quale  Gheddafi nel 2011 aveva ceduto il testimone a Tripoli non lasciava presagire niente di buono per la Libia. La rivoluzione contro Gheddafi infatti è stata eterodiretta cinicamente dall’Occidente che non ha esitato ad appoggiarsi anche a jihadisti ed estremisti islamici pur di allontanare il Colonnello e la sua famiglia dal potere per sostituirlo con una “democrazia” friabile, di gran lunga più prona ai capricci del capitalismo in sofferenza. Così con la morte di Gheddafi si è voluto tirare un colpo di spugna anche su tutte le conquiste positive realizzate dal governo del Colonnello, come ad esempio la previdenza sociale, l’esistenza di una legge statale, di un sistema sanitario e di istruzione gratuito. Soprattutto con Gheddafi era proprio Tripoli a gestire i proventi del petrolio, mentre ora il nuovo fragile stato libico dipende per tutto dall’Occidente. Diviso e dilaniato tra scontri tribali, e il problema delle bande armate che continuano a non deporre le armi, lo stato libico si trova in una situazione di anarchia imperante, con il governo centrale assolutamente incapace di gestire la situazione. Infatti anche la Cirenaica ha trovato il coraggio di dichiarare l’indipendenza, e il caos regna sovrano un pò dovunque, col risultato che sono sempre di più coloro i quali rimpiangono la vecchia tranquillità della Libia di Gheddafi.

Lo spettro del Colonnello però aleggia ancora per la Libia. In un mosaico di bande armate e milizie, nel sud del Paese sono spuntate vere e proprie bande armate che si richiamano apertamente a Muammar Gheddafi. Il premier Ali Zeidan  è apparso in televisione per riferire il voto della seduta straordinaria del Congresso generale nazionale, la massima autorità libica, il quale ha deciso di dichiarare lo stato di emergenza nella zona di Sebha, teatro da giorni di violenze. Proprio qui infatti nei giorni scorsi ci sarebbero stati gravi scontri intertribali che avrebbero visto prevalere i fan di Gheddafi e della Jamahiria. Il governo di Tripoli è inviso alla popolazione e a Sebha si sono registrati scontri tra la tribù Tibu e la tribù Uggeche. La tribù Uggeche era una antica tribù legata alla monarchia esistente in Libia prima di Gheddafi, di conseguenza con il crollo del suo governo è tornata egemone, scatenando così la reazione delle altre tribù. Per riportare la calma il governo ha scatenato le sue milizie che hanno causato gravi violenze in tutta la regione. Con il passare del tempo però le milizie antigovernative sono riuscite a trovare un’unità dietro la bandiera verde di Gheddafi e sono riuscite a prevalere, ottenendo il controllo di Sebha e di tutta la regione. A questo punto, nella totale indifferenza dei media, il governo di Tripoli ha cominciato una violentissima controffensiva con voci che parlano anche di bombardamenti indiscriminati su civili. Secondo alcune fonte sarebbero stati colpiti diversi quartieri di Sebha, e anche la cittadina di Al Mancia. I media hanno preferito tacere, tacendo anche che pure nella città di Sawani bin Adam la popolazione locale ha esposto la bandiera verde alle notizie provenienti da Sebha, gli stessi media che invece inondavano 24 ore su 24 la tv delle immagini dei presunti bombardamenti di Gheddafi contro i ribelli.

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