Libia. Tripoli al voto, ma con lo spettro di Gheddafi | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Libia. Tripoli al voto, ma con lo spettro di Gheddafi

Il 7 luglio si svolgeranno in Libia le elezioni che dovrebbero varare ufficialmente la nuova era dopo la caduta di Gheddafi dell’ottobre 2011. A distanza di mesi però in Libia regna ancora il caos e in molti temono che i figli del Colonnello possano clamorosamente tornare in gioco, magari fomentando una nuova guerra civile.

Nell’ottobre 2011 i ribelli di Zintan ponevano fine al decennale governo di Muammar Gheddafi, e con la morte del Colonnello si pensava finalmente che potesse aprirsi una nuova era per la Libia. Ma, come spesso accade, non tutto è oro quel che luccica, e i ribelli del Cnt sono stati incapaci di riportare la sicurezza in Libia, lasciandosi dietro uno strascico di violenze e di anarchia tribale. Il 7 luglio si terranno le elezioni, e il popolo libico sarà a chiamato a scegliere il proprio futuro, ma ci sono ancora dense nubi all’orizzonte, e il peggio potrebbe ancora arrivare. La stirpe del Colonnello infatti sembra ancora voler recitare un ruolo da protagonista nella Libia del futuro, e molti analisti temono che Saadi e Saif al-Islam possano destabilizzare la situazione, facendo precipitare nuovamente la Libia nel caos della guerra civile. Il delfino di Muammar Gheddafi, Saif al-Islam, attualmente si trova rinchiuso in un carcere a Zintan, in attesa di processo.  La  figlia Aisha, insieme ai fratelli Mohammed e Hannibal, si trova al momento in Algeria, dove è riuscita a mettersi in salvo con la madre Safiya. Saadi Gheddafi, famoso in Italia per una poco fortunata comparsa da calciatore sui campi di serie A, si trova invece in Niger, dove starebbe organizzando il suo ritorno sulla scena in grande stile. All’inizio di giugno, la stampa nigerina aveva scritto che  Saadi, fuggito in Niger ad agosto scorso, avrebbe chiesto di lasciare il paese per guidare una rivolta contro le autorità del Consiglio nazionale di transizione (Cnt). Il piano di Saadi sarebbe quello di raggiungere il Nord del Mali, attualmente sotto controllo dei Tuareg che hanno dichiarato l’indipendenza dell’Azawad, per chiedere aiuto agli storici alleati della famiglia Gheddafi (diverse migliaia di Tuareg hanno combattuto contro i ribelli del Cnt nel corso della guerra civile libica).  Il Niger ha accolto il figlio del colonnello per ragioni umanitarie e ha finora respinto le richieste del Cnt e dell’Interpol di arrestarlo ed estradarlo, anche se ha rifiutato al figlio di Gheddafi il permesso di lasciare il Paese. A febbraio, in un’intervista telefonica alla tv al-Arabiya, affermava che il 70% dei libici non sarebbe  soddisfatto della situazione attuale. A maggio anche il quotidiano algerino “Echorouk” accusò Saadi di avere mire destabilizzanti e ipotizzò persino che potesse aver passato enormi somme di denaro ai Tuareg, che avrebbero quindi potuto vincere la loro ribellione grazie all’appoggio e soprattutto alla fortuna di Saadi Gheddafi. Secondo il quotidiano algerino Saadi avrebbe però anche finanziato alcuni gruppi islamici, sempre nel Nord del Mali, in particolare il Movimento per l’unicità e il jihad in Africa occidentale (Mujao). Saadi avrebbe rifornito Mujao di armi acquistate in Darfur, con l’obiettivo di destabilizzare la regione e favorire “la creazione di un emirato tuareg  che includa, oltre all’Azawad, parte dell’Algeria”. Queste ultime però sembrano fantasticherie della stampa algerina, preoccupata che il conflitto dei Tuareg nel nord del Mali possa prima o dopo spingersi fino alle regioni desertiche dell’Algeria. Qualcosa di vero comunque sembra esserci dal momento che Saadi Gheddafi avrebbe, secondo la stampa nigerina, offerto ben 20 milioni di dollari ai gruppi tuareg nel nord del Niger per fomentare la ribellione anche in questo Paese.

 

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top