Libia. Tripoli chiede aiuto alla comunità internazionale contro il terrorismoTribuno del Popolo
sabato , 29 luglio 2017
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Libia. Tripoli chiede aiuto alla comunità internazionale contro il terrorismo

A qualche anno dalla caduta di Muammar Gheddafi le promesse di democratizzazione in Libia sono evaporate come neve al sole. Ora il debole governo di Tripoli ha anche chiesto aiuto alla comunità internazionale contro il terrorismo che minaccia la pace. 

La pace vera in Libia da quando è cominciata la rivolta del 2011 contro il Colonnello Gheddafi non è mai arrivata. Prima ci ha pensato la guerra civile con tanto di bombardamenti della Nato, poi, con la morte del “tiranno”, la tanto conclamata pace non è arrivata, forse perchè non poteva arrivare dal momento che a buttare già il governo di Gheddafi non erano ragazzi affamati di Occidente, come i media ci hanno fatto credere, bensì anche bande paramilitari filoislamiche che avevano piani ben precisi per il futuro della Libia. Così quando Gheddafi è stato ucciso e il suo governo spazzato via, il governo installatosi a Tripoli è apparso subito troppo debole per imporre la pacificazione, così io vari gruppi armati hanno rifiutato di posare le armi e si è andati incontro a uno scenario di anarchia, con intere regioni e interi paesi che continuano letteralmente a sfuggire al controllo centrale. E’ il caso della Cirenaica che mira a diventare indipendente, ma anche del Sud del Paese, dove i sostenitori di Gheddafi sono rimasti in tanti. Ora però il governo di Tripoli ha deciso di chiedere alla comunità internazionale un vero e proprio aiuto per una guerra al terrorismo, che minaccia ormai di portare la Libia in un baratro senza uscita. Violenze, assassinii, attentati, continuano a essere all’ordine del giorno, soprattutto a Bengasi, quella che ai tempi della “rivoluzione” era la città ribelle per eccellenza. A Sirte, città che ospita uno snodo petrolifero importante, sono ricominciate scaramucce tra milizie pro governative e truppe ribelli fedeli a Gheddafi, e decine di persone sono morte negli ultimi mesi. Il governo ha scritto sul suo sito ufficiale che gruppi terroristici hanno cominciato a fare violenze a Bengasi, Sirte e altre città, con la Libia che ormai non riesce più a contenere i gruppi ribelli armati che erano serviti nel 2011 a vincere la guerra contro Gheddafi. Molte milizie non solo non hanno deposto le armi, ma anzi le hanno usate per controllare autonomamente snodi petroliferi per vendere il petrolio per conto proprio. Il governo ha ora chiesto alle Nazioni Unite un vero e proprio disperato aiuto per controbattere il terrorismo, ormai capace di colpire anche a Tripoli, con il sottosegretario dell’Interno, Al-Bahlul Al-Said, rapito da uomini armati. La Casa Bianca ha già fatto sapere di voler aiutare Tripoli, e una decina di personale americano partirà nei prossimi giorni per la Libia per cominciare ad addestrare soldati, anche se altri ne arriveranno in futuro. Secondo Russia Today circa 500 soldati americani dovrebbero addestrare tra i 5000 e gli 8000 soldati libici nel combattimento. Insomma, dopo aver eliminato il Colonnello troppo in fretta, ora l’Occidente si interroga sulle sue azioni avendo creato una autentica polveriera alle porte del Mediterraneo.

Photo Credit: (AFP Photo / Joseph Eid)

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