Libia. Un inferno casuale o un calcolo machiavellico?Tribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Libia. Un inferno casuale o un calcolo machiavellico?

Dalla Libia continuano ad arrivare notizie quotidiane di guerra, scontri e anarchia totale. L’Isis viene segnalato all’avanzata e la comunità internazionale sembra brancolare nel buio. Peccato che il governo libico di Tobruk voglia combatterlo ma non possa in quanto subisce un embargo, e ogni richiesta di toglierlo fin qui non è stata ascoltata. 

Una dichiarazione risalente al 27 luglio probabilmente è passata inosservata o comunque si è preferito lasciarla sullo sfondo. Stiamo parlando della Libia e in particolar modo del cosiddetto governo libico di Tobruk, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale per intenderci. In quell’occasione il governo di Tobruk aveva chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu la revoca immediata dell’embargo di armi nei confronti della Libia per fare fronte all’avanzata dello Stato Islamico nel Nord Africa. Non solo, il Ministro dell’Informazione libico Omar Qweri aveva dichiarato ai microfoni dell’emittente russa Sputnik che in caso di rimozione dell’embargo le milizie jihadiste si potrebbero sconfiggere entro la fine del 2015. Ironia della sorte proprio il Consiglio di Sicurezza dell’Onu lo scorso marzo aveva votato per il mantenimento dell’embargo di armi al punto che viene quasi da pensare che questo atteggiamento ipocrita non sia casuale.

Oggi si fa un gran parlare della necessità di agire in Libia per fermare i traffici di esseri umani, eppure nessuno ricorda come basterebbe togliere l’embargo a Tobruk per ostacolare seriamente l’avanzata dell’Isis. Sembra quasi che questa avanzata debba avvenire comunque e che tutti i governi che realmente annuncino di voler combattere lo Stato Islamico per qualche motivo vengano ostacolati. In Libia la situazione è talmente precaria e frammentata che verrebbe davvero da chiedersi che senso ha mantenere un embargo nei confronti dell’unica forza in grado di opporsi ai jihadisti. Viene quasi da pensare che ci sia qualcuno che trae vantaggi economici e politici dal lasciare questa situazione nel caos. Ancor più che la Nato e l’Occidente sono intervenuti senza problemi in Libia contro Muammar Gheddafi arrivando anche a prender parte ai combattimenti bombardando e lanciando missili, mentre oggi sembra quasi che ci siano remore a fare lo stesso contro le zone controllate dai tagliagole jihadisti. Per risolvere la situazione in Libia basterebbe togliere l’embargo a Tobruk e magari organizzare con Al-Sisi e l’Egitto una qualche spedizione via terra volta a eliminare le piazzeforti dello Stato Islamico nella parte orientale del Paese.

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