Libia. Un Paese diviso tra lealisti gheddafiani e estremisti islamici | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Libia. Un Paese diviso tra lealisti gheddafiani e estremisti islamici

Dopo il recente assalto all’ambasciata americana di Bengasi aumenta la preoccupazione per la situazione libica. Dopo la caduta del Colonnello infatti bande di miliziani armati hanno continuato a scorrazzare per le strade e tra Bani Walid e Sirte le tribù fedeli a Gheddafi lavorano nell’ombra in attesa del momento propizio.

La “Guerra di Libia” è stato un vero e proprio banco di prova per il confenzionamento su scala industriale di bugie. Alla fine Muammar Gheddafi è stato assassinato brutalmente dopo essere stato catturato a Sirte e i media hanno raccontato che ogni resistenza in suo nome è terminata esattamente in quel momento. Il Cnt ha ricostruito la Libia del futuro, con la Cirenaica di Bengasi che ha per certi versi cercato persino di smarcarsi da Tripoli per formare un emirato islamico indipendente. E si perchè la rivolta contro Gheddafi più che una rivolta contro la miseria è stata una rivolta fomentata dall’esterno che ha strumentalizzato motivi religiosi per infiammare un’intera regione. Oggi con l’assalto all’ambasciata americana la Libia si scopre in mano alle bande di estremisti islamici, tutte armate fino ai denti e ancora non riassorbiti nella società civile. In questo contesto esplosivo va inserito anche il dato per cui almeno il 90% dei libici vivrebbe molto peggio oggi di quanto non facesse con Muammar Gheddafi. Questo dato unito al fatto che ora gli americani hanno annunciato di voler inviare droni e marines in Libia, potrebbe regalare ancora nuovi consensi ai lealisti del Colonnello, che secondo Rai News 24 avrebbero peraltro a disposizione diverse armi  che sono in qualche modo state occultate alle autorità della nuova Libia al momento della capitolazione dei gheddafiani. Le tribù filo-gheddafi di Sirte e Bani Walid, due roccaforti del passato regime, giurano di considerare Gheddafi un martire, e di attendere solo l’occasione giusta per riprendere le armi. Come se non bastasse uno dei figli di Muammar Gheddafi si troverebbe in Niger assieme a diversi pezzi grossi del passato regime con fedelissimi, armi e parecchi milioni di dollari. In molti credono che i gheddafiani trarrebbero vantaggio da un nuovo periodo di anarchia in Libia in quanto potrebbero facilmente introdurre mercenari dal Sud del Paese, e convincere migliaia di libici a riprendere le armi contro gli estremisti islamici. Una situazione fluida, in continua evoluzione, che le autorità di Tripoli faticano ormai a controllare.

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