Libia. E' Guerra Civile, spari e battaglia fin dentro il ParlamentoTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Libia. E’ Guerra Civile, spari e battaglia fin dentro il Parlamento

Ora è ufficiale: la #Libia è ripiombata nuovamente nella guerra civile. Dopo che le truppe del generale Khalifa Haftar hanno lanciato un’offensiva contro le bande jihadiste ci sono stati scontri furiosi che hanno portato anche a una ottantina di morti. Si combatte a Bengasi, ma anche a Tripoli, fin dentro la sede del Parlamento. 

Quando le bombe della Nato cedevano sulla Libia, da Tripoli fino a Bengasi e Misurata, i nostri media ci presentavano un quadro della Libia come di una sorta di prigione a cielo aperto comandata dalla quintessenza del diavolo: Muammar Gheddafi. Ci hanno raccontato che il Colonnello sparava sulla sua stessa folla, e lasciamo stare se l’intervento dell’Occidente è stato deciso sull’onda emotiva di notizie false o artefatte, ricorderete sicuramente le immagini delle presunte fosse comuni di Tripoli nei primi giorni della rivolta, poi rivelatesi niente altro che filmati del cimitero della città. Era la Primavera Araba, un vento di “democrazia”, o almeno così ci hanno raccontato, peccato che poi l’Occidente pur di scacciare Gheddafi sia arrivato a pagare e appoggiare le peggiori bande jihadiste ed estremiste, diventate poi le padrone della Libia all’indomani della morte del Colonnello a Sirte.

La Libia del post-Gheddafi non era sicuramente un paese democratico, anzi era un paese in bilico sospeso sul baratro con bande paramilitari armate che non hanno consegnato le armi e continuano a minacciare la pace. Per non parlare del vuoto di potere e delle rivalità tra varie bande che si contendono il potere a Tripoli. Il tutto condito dalle pulsioni indipendentiste della Cirenaica e di Bengasi, dove le componenti dell’estremismo islamico sono maggioritarie e non ne vogliono sapere di riconoscere la superiorità del debolissimo governo di Tripoli. Negli scorsi giorni è esplosa una vera e propria guerra civile 2.0, con combattimenti molto pesanti sia a Bengasi e Tripoli  e con un bilancio del tutto provvisorio di almeno 80 morti e più di 100 feriti. A Tripoli si sono rivisti e blindati e si è assistito a sparatorie casa per casa che non si vedevano ormai da tre anni nella capitale libica. Gli scontri si sono propagati fin dentro la sede del Parlamento, con un edificio limitrofo che è stato anche dato alle fiamme, costringendo deputati e dipendenti del Parlamento a fuggire nel tentativo di evitare carri armati e pick-up pieni di armati in abiti civili. Si trattava degli uomini del generale in pensione Khalifa Haftar, che ha deciso di scatenare una offensiva pesante contro quelli che sono stati definiti “terroristi”. Tra venerdì e sabato si era combattuto aspramente a Bengasi in Cirenaica, dove Haftar aveva utilizzato i bombardamenti aerei per stanare i jihadisti. Hafat aveva deciso questa misura drastica dopo che da nemmeno quindici giorni era stato nominato come nuovo premier Ahmed Miitig, nominato per porre fine al caos ma da troppe persone ritenuto un uomo dei jihadisti e del fondamentalismo islamico. Del resto proprio le bande jihadiste continuavano ormai a scorrazzare da mesi compiendo scorrerie e violenze in tutto il Paese.

In queste ore convulse però è difficile capire cosa stia succedendo in Libia, non si sa nemmeno se l’attacco al Parlamento sia in qualche modo collegato a quello a Bengasi anche se il presidente del Parlamento, Nouri Abou Sahmein, aveva urlato al Golpe dopo i bombardamenti su Bengasi, e ha attaccato direttamente Khalifa Haftar anche per gli attacchi di Tripoli. Secondo altri invece a sparare a Tripoli sarebbero stati i miliziani di Zintan, gli stessi che tengono ancora prigioniero il figlio di Muammar Gheddafi, Saif-al-Islam, e che si sono sempre rifiutati di consegnarlo a Tripoli rifiutando in modo categorico di assecondare il fondamentalismo islamico. A febbraio proprio le milizie di Zintan avevano fatto un ultimatum al governo libico perchè cedessero il potere, ma non era successo nulla. Ora secondo molti le milizie di Zintan avrebbero trovato un alleato formidabile in Khalifa Haftar, uniti contro l’integralismo islamico che ha in Bengasi la sua roccaforte. Diverse frange dell’esercito avrebbero inoltre scelto proprio Haftar come uomo forte per pacificare una Libia divisa e prigioniera dell’anarchia dopo la sparizione di Gheddafi. Dal conto suo Khalifa Haftar giura di non volere il potere ma solamente di voler liberare la Libia dai terroristi e di aver “risposto agli appelli della popolazione“.  Insomma la preziosa “democrazia” imposta dall’Occidente in Libia ha portato solo anarchia, caos e violenze, al punto che ora è esplosa a tutti gli effetti una vera e propria guerra civile, ma questa volta l’Occidente farà finta di nulla guardando dall’altra parte.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/brqnetwork/5510236717/”>شبكة برق | B.R.Q</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/”>cc</a>

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