Licio Gelli fuori di casaTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Licio Gelli fuori di casa

Licio Gelli fuori di casa

Sequestrata la dimora di Licio Gelli, Villa Wanda. Corpo del reato di sottrazione fraudolenta di beni al pagamento di oltre 17 milioni di euro di imposte sui redditi.

Fonte: Oltremedianews

Licio Gelli, il maestro venerabile della P2, Loggia massonica segreta torna alla ribalta della cronaca. Questa mattina, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Arezzo hanno sottoposto a sequestro preventivo la storica dimora di Gelli, meglio conosciuta come “Villa Wanda”. La tenuta si trova sulla collina di Santa Maria delle Grazie ad Arezzocomposta da due fabbricati, per un totale di 32,5 vani, con annessi piscina e locale serra, e da terreni agricoli della superficie complessiva di mq 11.150.

E’ questo l’epilogo di una indagine molto complessa, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Arezzo assieme alla locale Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate, che ha consentito di scoprire un sistema di frode architettato dalla famiglia Gelli al fine di non pagare le imposte dovute allo Stato ed evitare che Equitalia potesse pignorare la villa di famiglia, tentando di venderla fittiziamente ad una società terza.

La vicenda risale all’anno 1998, allorquando l’Agenzia delle Entrate aretina entrava in possesso di un testamento olografo di Licio Gelli, rinvenuto dalle Autorità di Polizia Giudiziaria francesi, attestante sue significative disponibilità patrimoniali in territorio estero, nonché di documentazione comprovante il sostenimento di spese a favore dei tre figli, Raffaello, Maria Rosa e Maurizio, per rilevantissimi importi, ben superiori ai redditi dichiarati.

Da qui derivano contestazioni di omessi pagamenti di imposte sui redditi e di registro, che, dopo i ricorsi vinti dall’Amministrazione Finanziaria davanti alle Commissioni Tributarie, sono stati quantificati in cartelle esattoriali nei confronti di Licio Gelli per 8,8 milioni di euro, del figlio Maurizio per 7,2 milioni, della figlia Maria Rosa per 1,1 milioni e del primogenito Raffaello per 500 mila euro.

Oltre a questo, dalle indagini è emerso che, già nel 2007, gli indagati, consapevoli dei rilevanti debiti da pagare all’Erario e prevedendo l’attivazione prossima ventura delle procedure di riscossione coattiva da parte di Equitalia, hanno pianificato e realizzato, in un brevissimo arco temporale, una serie di atti e negozi giuridici fittizi per svestirsi della proprietà di “Villa Wanda”, mediante la simulazione della dismissione a terzi da parte della storica società proprietaria che era al 100% controllata dai tre figli.
Due i passaggi chiave dell’operazione fraudolenta: le iscrizioni ipotecarie sull’immobile a favore della moglie di Licio Gelli e del nipote, a fronte di crediti vantati dagli stessi per l’erogazione di presunti finanziamenti nei confronti della società di famiglia; quindi, ottenuta tale giustificazione formale, la successiva alienazione del compendio immobiliare nell’asse patrimoniale di una società romana, precostituita ad hoc e sempre riconducibile ai medesimi congiunti di Licio Gelli.

L’architettura della frode fiscale è stata scoperta grazie alle indagini delle Fiamme Gialle svolte in stretto coordinamento con l’Agenzia delle Entrate di Arezzo, che hanno permesso di raccogliere le fonti di prova della commissione, da parte di Licio Gelli, dei tre figli, della moglie e del nipote, del reato di “sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte”, previsto dall’art. 11 del D.Lgs. n. 74/2000.

Gelli, oltre ad essere stato protagonista di vari reati: bancarotta fraudolenta, procacciamento di notizie di Segreto di Stato e calunnia nei confronti dei magistrati Colombo, Turone e Viola, è stato coinvolto nel processo per la strage di Bologna del 1980, dove la Cassazione lo ha condannato in maniera definitiva per depistaggio.

Nicola Gesualdo

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