L'idea che i "padroni" hanno dei lavoratoriTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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L’idea che i “padroni” hanno dei lavoratori

L’idea che i “padroni” hanno dei lavoratori

Quale Europa si sta costruendo? A che modelli di sviluppo si ispirano i demiurghi dell’Ue? E soprattutto le classi dominanti che gestiscono lo sviluppo, che progetti hanno per le classi subalterne? 

La storia purtroppo ha un grande limite: ci racconta le gesta e le azioni delle classi dominanti, che sono quelle che lasciano tracce che rimangono fino a noi avendo in mano la gestione della società e della cultura. Le classi subalterne invece non dispongono dei mezzi per lasciare “una traccia nella storia”, così è molto più difficile per gli storici ricostruire la vita dell’uomo comune, semmai bisogna lavorare di intuito e per ipotesi, intuendo la realtà attraverso la visione distorta che le classi dominanti ci danno delle classi più umili. Nella sostanza spesso noi abbiamo un’idea delle classi subalterne che è quella che ne avevano le classi dominanti che ci hanno trasmesso le informazioni, con il risultato che la nostra stessa percezione della storia ne viene inevitabilmente condizionata. Per comprendere quindi quale visione hanno del mondo le classi dominanti bisogna chiedersi quali sono i loro valori e i loro obiettivi, ed è subito chiaro come le loro aspirazioni siano antitetiche rispetto a quelle legittime che dovrebbero portare a un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle classi subalterne. Il motivo è presto detto, l’idea di “Paese” che hanno le classi dominante è esattamente all’opposto dell’idea che le classi subalterne dovrebbero averne; se avete dei dubbi a riguardo basta riportare una frase pronunciata dal vicepresidente per le relazioni industriali di Confindustria, Stefano Dolcetta, il quale ha detto con chiarezza lapalissiana: “l’obiettivo a cui tendere è la prevenzione del conflitto”. Insomma l’obiettivo non è nemmeno più quello di costruire una società equilibrata e giusta che tolga ciò che provoca conflitto, ovvero le ingiustizie sociali, bensì costruire una società che prevenga il conflitto, reprimendolo a priori. Una società se vogliamo costruita su misura delle classi dominanti, che non vogliono nemmeno più temere uno stravolgimento improvviso dello status quo come successo in passato, vedi la Russia degli Zar. Se non vi basta prendiamo ancora una volta il caso dell’Italia, con Matteo Renzi, il premier rampante chiamato a togliere i carboni ardenti, che ha detto chiaramente al Sole 24 Ore che l’Italia non dovrà essere “un grande parco a tema“, ma dovrà tornare “leader in Europa per la produzione industriale”. Non solo, Renzi ha anche stigmatizzato chi auspica per l’Italia un futuro basato su servizi, turismo e cultura, definendoli “settori su cui certamente dobbiamo investire e fare di più”, ma non quelli su cui centrare il futuro del Paese dal momento che queste visioni non terrebbero conto delle “opportunità” che il mercato globale offrirebbe alla “nostra produzione industriale“.  Avete capito bene, a Renzi e soci non va bene che l’Italia punti sulle sue ricchezze, ovvero la cultura e il turismo, perchè questo evidentemente non servirebbe alle classi dominanti che hanno bisogno  di investire il altri settori per massimizzare i profitti, che altrimenti scenderebbero magari a vantaggio di una redistribuzione più equilibrata. Insomma, occhio a non confondere il “bene delle classi dominanti” con quello degli italiani e dell’Italia.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/palazzochigi/13110791865/”>Palazzochigi</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

D.C

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