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lunedì , 23 gennaio 2017
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L’“idiozia” di Gabrielli e l’orgoglio dell’Aquila

Il capo della protezione civile vuole far passare il messaggio che ci sono terremotati di serie A e di serie B. La realtà è ben diversa: nel nostro paese il terremoto è storicamente stato una questione d’affari. E a guadagnarci son sempre gli stessi. Infatti l’UE ha aperto un’inchiesta per far luce sui soldi pubblici destinati alle catastrofi naturali dal 1990 ad oggi.

Tratto da http://oltremedia.weebly.com/5/post/2012/10/lidiozia-di-gabrielli-e-lorgoglio-dellaquila.html

Bastano poche parole per rendere un’affermazione idiota o intelligente. Nel caso di Gabrielli, capo della protezione civile, l’idiozia è d’obbligo. Dichiara Gabrielli, relativamente alla differenza tra i terremotati dell’Aquila e quelli dell’Emilia: “Gli Emiliani hanno reagito meglio. Certo ci sono molte cause per i ritardi della ricostruzione all’Aquila. Ma anche il territorio ha le sue responsabilità. È sempre facile dar la colpa agli altri, a chi sta fuori”. Sfugge però, al capo della protezione civile, che all’Aquila il problema è esattamente quello: “chi sta fuori”! Il problema è tipicamente italiano: la mancanza di controlli che garantiscano una ricostruzione in tempi certi. Invece all’Aquila, dopo il primo rush di aiuti del governo Berlusconi, con la costruzione delle new town e con il G8 fortemente voluto nel capoluogo abruzzese, tutto si è fermato. I puntelli messi al centro storico ai tempi del G8 tali sono rimasti. Le new town svolgono invece un doppio ruolo strategico e drammatico. Strategico perché impedisce alla cittadinanza di avere una presenza costante nella città e fare da “sentinella” ai lavori che vengono svolti, o meglio, non svolti. Drammatico perché distrugge il tessuto sociale. Un dato di fatto è che per i giovani dell’Aquila non esiste più un luogo di ritrovo, il tessuto sociale si sta sgretolando, sempre più giovani fuggono dalla città, tant’è che anche l’università, nonostante le agevolazioni previste dal governo sulle rette d’iscrizione, registra un calo degli iscritti del 6%. Ad oggi, secondo un sondaggio dell’UE, il 71% degli aquilani vuole abbandonare le new town, che si rivelano essere, come ben si sapeva, una soluzione politico-elettorale ma non una soluzione “umana”. In questa cornice si innesta il problema dei fondi e dei finanziamenti. Senza controlli le ruberie son facili e difatti ci sono state.

Emblematico è il caso dei soldi raccolti tramite gli sms, mai arrivati alla cittadinanza, e attualmente “congelati” dalla Banca d’Italia in attesa del processo che accerti come sono stati utilizzati. In realtà come son stati utilizzati è limpidissimo: i 5 milioni di euro, donati dagli italiani via sms, furono girati a Etimos un consorzio finanziario del padovano controllato da Unipol, con lo scopo di finanziare micro-prestiti alla popolazione aquilana. L’ideatore di questa genialata fuBertolaso, all’epoca plenipotenziario della situazione abruzzese. Il risultato fu che quei 5 milioni giacciono ancora nelle casse di Etimos/Unipol, in quanto non è stata prevista alcuna agevolazione per chi chiede un prestito, e ciò vuol dire che, come per tutti i prestiti, alla richiesta bisogna presentare delle garanzie; cosa che ovviamente chi era rimasto senza niente per via del terremoto, non poteva fornire e i soldi son rimasti a Etimos. Ma questa è solo una piccola storia delle migliaia che riguardano la mala gestione dei fondi per i terremotati.
Non dimentichiamoci l’inchiesta aperta dalla procura dell’Aquila che investe 130 imprenditori non abruzzesi(ancora una volta il territorio non c’entra, in barba a quanto afferma Gabrielli) che hanno acquisito fondi destinati all’imprenditoria aquilana senza aver mai messo su alcun tipo di attività di impresa. Ancora una volta sperpero di denaro. Ancora una volta mancanza di controlli.

Dinanze alle carenze politico amministrative e alla conclamata delinquenza di buona parte della nostra imprenditoria, la UE non ha potuto fare di meglio che commissionare l’Italia. Proprio oggi Bruxelles ha avviato “un’indagine approfondita sulle agevolazioni previste in Italia per le calamità naturali” in quanto si sospetta “che le agevolazioni non si limitano a compensare il danno realmente subito”. L’inchiesta parte dal 1990, dal terremoto in Sicilia, e arriva sino al recente sisma emiliano. UE benvenuta in Italia! Verrebbe da dire. Se la si vuol vedere meglio l’inchiesta parte “solo” dal 1990, ma si dimentica del terremoto in Belice del 1968 dove – celebre fu la denuncia di Pertini – “scomparvero” 450 milioni di euro(cifra convertita ovviamente) destinati all’edilizia pubblica e privata; per arrivare poi all’Irpinia dove invece i soldi non sono mancati, l’unica cosa è che non si sa come si sono utilizzati. In molti paesi irpini sono ancora visibilissime le piaghe del terremoto e molti edifici costruiti post-sisma non sono mai entrati in funzione e arricchiscono la lista di edifici abbandonati e fatiscenti. Eppure ad oggi sono stati spesi 67 miliardi di euro per la ricostruzione, l’ultima tranche di 51 milioni di euro è arrivata nel giugno di quest’anno! E forse non fu un caso che proprio dal filone di indagine sui soldi destinati all’Irpinia si sviluppò, anni dopo, l’inchiesta che portò a tangentopoli.

I terremoti, per destino geologico, da noi non mancano. Ergo con questo sistema le possibilità di arricchirsi per politicanti ed imprenditori senza scrupoli ci son sempre. Qui non è una questione di territorio, come sostiene Gabrielli, bensì di sistema, di controlli, di gestione della cosa pubblica. Nel territorio gli aquilani continuano a lottare – in associazioni, centi sociali, comitati – a protestare, a scendere in piazza per rivendicare con orgoglio il loro diritto ad una vita civile.Questo è quello che si fa sul territorio. Aspettando che anche “gli altri” facciano qualcosa.

  di Antonio Siniscalchi
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