L'insopportabile "progressismo" a "doppio binario" made in USATribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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L’insopportabile “progressismo” a “doppio binario” made in USA

La possibilità che una donna, Hillary Clinton, diventi presidente degli Usa elettrizza tutta una serie di personaggi. Gli stessi che però destabilizzano in tutti i modi possibili la presidente brasiliana Dilma Rousseff, ennesima prova di come il #DoubleStandard sia entrato nel Dna di quello che chiamiamo Occidente.

Manca poco all’inizio delle Olimpiadi in Brasile e i media, senza eccezioni, ci presentano un Brasile diviso e infelice vittima della corruzione del governo Rousseff, ovviamente divenuto emblema di negatività in quanto Brasilia non sta poi così simpatica agli Usa. Così quegli stessi che si esaltano alla possibilità di vedere Hillary Clinton diventare la futura presidente degli Stati Uniti attaccano Dilma Rousseff accusandola di non si sa bene cosa e accorgendosi improvvisamente che il Brasile non è la Svizzera. Alla Rousseff dunque il fatto di essere donna non arreca alcun effetto positivo mentre la Clinton, per il semplice fatto di essere donna, diventa quasi una campionessa del progressismo mondiale. Si tratta dell’ennesima prova di doppio standard dal momento che la Rousseff fino a prova contraria ha dichiarato guerra solo alla povertà mentre la Clinton nel corso della sua lunga carriera politica si è contraddistinta più che altro per il suo spietato interventismo. Però gli Usa sono una grande democrazia perchè permettono a una donna di diventare presidente, e poco importa se tale presidente potrebbe nel giro di pochi mesi portare il mondo sull’orlo di un conflitto globale. Notare poi che tutte quelle attiviste democratiche e progressiste (a parole) che esaltano la Clinton sono poi le prime a girarsi dall’altra parte quando si tratta di difendere la Rousseff dagli attacchi isterici dei mass media. Sono le stesse persone che esaltano la candidatura della Clinton parlando di diritti umani ed evitano di commentare quando gli si fa sommessamente notare che Arabia Saudita e Qatar sono proprio quei paesi che hanno finanziato la sua campagna elettorale

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