L'insostenibile dialogo con l'IsisTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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L’insostenibile dialogo con l’Isis

Da Di Battista ad Anna Maria Cossiga di Limes, in molti insistono sulla necessità di “dialogare” con lo Stato Islamico (Isis). Le motivazioni addotte sono quantomeno superficiali, almeno secondo noi, e meritano di essere smontate una per una..

In molti non appena le “gesta” dello Stato Islamico hanno cominciato ad affollare le prime pagine dei giornali hanno cominciato a parlarne. Difficilmente però lo hanno fatto con sensatezza e con obiettività, arrivando o utilizzare l’Isis per inculcare paura nei lettori oppure a sostenere cose choc per fare lettori, vedi che bisogna trattare e parlare con l’Isis. Per chi non lo sapesse stiamo parlando dello Stato Islamico, ovvero di un gruppo jihadista oltranzista nato da circa un anno e mezzo che ammazza indiscriminatamente chiunque osi non assoggettarsi al suo volere. Non solo, fin quando lo Stato Islamico sembrava essere utile per combattere Bashar al-Assad, il nuovo “Hitler” per la Casa Bianca fino all’anno scorso, fiumi di denaro e armi sono arrivati ai miliziani dall’Isis dalla Turchia, dal Qatar, dall’Arabia Saudita e chissà da quanti altri paesi. Allora l’isis era già spietato, uccideva donne e bambini e decapitava ragazzi e soldati, solo che combatteva contro l’esercito di Assad e quindi l’Occidente poteva ben guardare dall’altra parte senza rimorso. Ora però che è emerso che Assad è ben saldo a Damasco e non vuole saperne di cedere, ecco che all’improvviso l’Isis è diventato aggressivo e nell’estate del 2014 ha lanciato un’offensiva su larga scala contro Baghdad in Iraq. Ora, forse in molti lo hanno dimenticato ma nel 2011 alla Nato bastarono dieci giorni di bombardamenti dall’alto per annientare l’esercito di Gheddafi, per qualche strano motivo però contro l’Isis gli attacchi aerei non servono assolutamente a nulla e i miliziani jihadisti hanno cominciato persino a uccidere diversi prigionieri americani e britannici che hanno sconvolto l’opinione pubblica occidentale fornendo lo sprone al lancio dei suddetti attacchi. Il primo ad aprire al “dialogo” con l’Isis fu Di Battista del Movimento Cinque Stelle, ma al deputato grillino possiamo tranquillamente perdonare la superficialità dal momento che forse in agosto ancora non si sapeva molto dei jihadisti del Daesh (nome arabo dello Stato Islamico). Non possiamo però perdonare Anna Maria Cossiga che ha pubblicato su Limes un articolo chiamato “Le Maschere del Califfo” nel quale cercava di spiegarci la necessità di dialogare con lo Stato Islamico. Non solo, la pubblicazione del suo articolo ha scatenato una reazione del pubblico sdegnata e più che comprensibile che ha portato la giornalista a chiarire ancor meglio il suo pensiero con un altro articolo. “Dovremmo provare a chiedere loro quali siano i reali obiettivi e cosa vogliono da noi. Al fanatismo della maggioranza, di cui fa parte gente evidentemente disperata che non ha più niente da perdere, corrisponde quasi sempre il pragmatismo dei capi che – fanatici o no – sono abili politici. Anche l’Iran inizialmente voleva esportare la rivoluzione islamica in tutto il mondo e non ci andava certo leggero con gli occidentali e con i nemici interni. Alla fine Teheran è dovuta venire a più miti consigli e oggi l’Occidente dialoga con la Repubblica islamica”: ha scritto la Cossiga, e la prima cosa che verrebbe da chiederci e se stia scherzando o provocando volutamente o meno. No perchè il paragone tra l’Iran di Khomeini del 1978 e lo Stato Islamico di oggi ci sembra quantomeno azzardato. Ma la giornalista si spinge ancora oltre paragonando i tagliagole dell’Isis all’Ira e all’Eta!: “Ribadisco che il terrorismo dell’Ira e dell’Eta sono finiti con le trattative. In che modo quel terrorismo era diverso? Certo, questi gruppi non volevano distruggere l’Occidente intero, ma una parte sì, quella che non andava loro a genio, minando la stabilità interna di Spagna e Gran Bretagna“, come a dire che personaggi che tagliano la gola agli infedeli e le mani a chi fuma sigarette nel nome del Corano siano la stessa cosa di Ira ed Eta, che pur essendo sigle terroristiche chiunque con un minimo di onestà intellettuale capirebbe che c’entrano poco o nulla con lo Stato Islamico. Ancor più che Ira ed Eta, cara Cossiga, avevano degli obiettivi ben precisi, vedi l’indipendenza, e non l’obiettivo di fondare un Califfato ai danni di stati sovrani e massacrando milioni di persone, nè quello di uccidere “gli infedeli ovunque nel mondo“, come dichiarato dai vertici del Daesh di recente. A scanso di equivoci non vogliamo affatto giustificare Ira ed Eta ma sostenere che Ira ed Eta sono la stessa cosa dell’Isis è semplicemente una falsità sotto tutti i punti di vista.

 Una tale superficialità ci sembra quantomeno preoccupante dal momento che Limes è un luogo di approfondimento che credevamo molto serio. Ma il ragionamento contorto della Cossiga non è finito qui e regala ancora momenti interessanti: “I combattenti dell’Is sono disumani, è vero. Credo che le loro storie li abbiano portati a essere tali. La colpa non è solo di dittatori e autocrati, ma anche dell’Occidente che spesso li appoggia. Perché non dovremmo ammetterlo? Del resto, come faceva notare qualche commentatore, gli Usa hanno spesso usato gruppi islamisti per le proprie mire, accorgendosi poi di aver fatto male i conti.“. Ma quindi, ammettendo che è stato l’Occidente a supportare lo Stato islamico, che conta circa 30.000 miliziani quindi una forza niente affatto pericolosa a livello globale come minaccia militare, al punto che non sono nemmeno capaci di prendere Kobane difesa da un pugno di combattenti curdi, perchè non parlare direttamente con l’Occidente e chiedere ai vari Erdogan e Obama come mai non la fanno finita con l’Isis? Sarebbe un congruo risparmio di tempo e denaro. Ma quanto scrive subito dopo secondo noi è persino peggio: “È mia profonda convinzione, lo ribadisco, che dare riconoscimento al nemico, anche a un tagliagole che crocifigge e seppellisce la gente viva, possa significare fare un passo in avanti verso una possibile “tregua” se non addirittura una “pace”. Come a dire che se uno non crocifigge, ammazza e sgozza allora lo si può eliminare rifiutando il dialogo perchè tanto non fa paura, se invece inizia a commettere atrocità ecco che si è “meritato” il dialogo. Dal momento che gli USa e l’Occidente non dialogano con tutti i gruppi che ritengono terroristi, e ce ne sono molti che non crocifiggono la gente a caso pur applicando la violenza e il terrorismo, perchè dialogare solo con l’Isis e non con tutti? 

Gracchus Babeuf

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