L'insostenibile esistenza del meritoTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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L’insostenibile esistenza del merito

Viviamo in una società che si basa ormai quasi solo più esclusivamente sul “merito”, una categoria che abbiamo importato dagli Stati Uniti e che sembra essere diventata la parola d’ordine del XXI secolo. Ma cosa vuol dire “merito”? E soprattutto, esiste?

Nel mondo attuale ormai privo di valori e di ideologie trainanti come nel XX secolo, una delle poche bussole che sembra orientare l’agire umano sembra essere quella del tornaconto personale diversamente declinato. Non solo, uno dei valori di questo “nuovo” mondo de-ideologizzato e ormai colonizzato culturalmente dall’Impero americano, sembra essere il “merito”, la nuova religione del capitalismo globalizzato che cerca di sopravvivere alle sue stesse devastanti contraddizioni. Il “merito”, si dice, dovrebbe essere uno dei criteri di selezione della classe dirigente, frase condivisibile certo, ma che spesso e volentieri viene pronunciata in modo superficiale, senza cioè sviscerare il reale significato del concetto stesso di “merito”.  Viviamo infatti in un sistema che ci fa credere che il le persone meritevoli possono e devono emergere utilizzando le proprie doti, conquistandosi così il posto che meritano nella società. Chi non ci riesce, evidentemente, non ha “merito” sufficiente per imporsi. Una visione questa prettamente anglosassone che non tiene conto di cose che, secondo noi, dovrebbero essere banalità, vedi il contesto storico, politico, sociale e ambientale. Crediamo infatti che sia assolutamente condivisibile sostenere che il figlio di ricchi e agiati professionisti avrà più possibilità di emergere nella società rispetto al figlio di un bidello o di un lavoratore precario. Non si tratta di “ideologia” ma di un semplice dato di fatto dal momento che un ragazzo senza conoscenze nè disponibilità economica difficilmente potrà dispiegare il proprio talento e mostrare di meritarsi qualcosa.

Non solo, viene mitizzata la società americana perchè sarebbe il luogo nel mondo dove il “merito” è diventato reale, dove è diventato possibile salire dalle stalle alle stelle, non è forse questo il significato dell’American Dream? Così viene persino meno il ruolo e il compito dello Stato, ovvero perlomeno il cercare di rendere le condizioni iniziali uguali per tutti, dal momento che gli ultras del merito si dicono convinti che “chi vale” sarà comunque in grado di farlo vedere. Inutile dire che coloro i quali teorizzano queste grottesche teorie non  sono personaggi neutrali bensì personaggi che prendono parte in modo ben preciso,e lo fanno anche solo sostenendo la centralità del “merito” come valore dominante. Senza condizioni ben precise e uniformi per tutti infatti quello del merito è solamente un inganno, un modo per sigillare lo status quo sociale lasciando che sia la guerra tra poveri a farla da padrone. Uno dei motivi del successo di questa ideologia del merito è infatti il fascino che esercita su porzioni di persone che invece dovrebbero avversarla con tutti i modi possibili. Costoro infatti, pur non facendo parte in alcun modo delle classi privilegiate, ambiscono da sempre a imitarne usi e costumi nell’attesa quasi messianica di un miglioramento sociale. Il fatto che sia anche solo “possibile” sognare tramite la fatica e l’individualismo sfrenato riuscire a realizzare il sognato avanzamento sociale porta questi individui a essere i principali fan del “merito” e ad avversare le voci contrarie che invece vorrebbero costruire una società basata sulla giustizia e sulla redistribuzione sociale.

In molti, solo per fare un esempio, pensano che le università americane rappresentino il top dell’Istruzione. Questo può anche essere in parte vero, ma quello che non viene detto è che solamente un ristrettissima porzione di americani può avere accesso a tale istruzione di qualità in quanto quasi nessuno può sostenere spese simili di decine di migliaia di dollari. Di conseguenza il tanto agognato “merito”, quando anche esistesse, lo fa solo per una ristrettissima porzione della società americana, ovvero quella che alla base dispone del contesto favorevole a frequentare queste università. Per questo la “religione del merito” dovrebbe declinarsi per quello che è, ovvero una blanda prosecuzione di una politica oligarchica e, sostanzialmente, censitaria. Il “merito” serve quindi come “oppio” con il quale confondere masse che, se consapevoli del proprio ruolo storico e sociale, potrebbero facilmente ribaltare i rapporti di classe.

Gracchus Babeuf 

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