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sabato , 21 gennaio 2017
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L’intransigenza degli onesti

L’intransigenza degli onesti

Scrivo per gli onesti. Forse non è del tutto chiaro, ma quanto emerge dagli scandali passati, recenti e recentissimi, ha rovinato la vita ad ognuno di noi.

Noi, che abbiamo pagato le tasse nelle quantità e nei tempi richiesti, che continuiamo a pagarle, che abbiamo sofferto nel trovare lavoro e nel mantenerlo, che abbiamo difficoltà a far quadrare il bilancio familiare, che abbiamo visto calare i nostri risparmi mentre si allungava la prospettiva di poter andare in pensione … noi, siamo stati derubati.

Siamo stati derubati da persone “distinte”, di “bella presenza”, “rispettabili”. Potenti che hanno occupato qualsiasi posto fosse disponibile e remunerativo. Ladri. Sono quelli che spesso chiamo “lorsignori”. Personaggi che hanno divorato lo Stato devastando le istituzioni per accumulare ricchezze impensabili.

Lo hanno fatto corrompendo e accettando la corruzione, evadendo il fisco e speculando, imponendo la propria ingordigia, mettendo gli uomini di loro fiducia nei posti che potessero favorire i loro profitti.

Lo hanno fatto imponendo il silenzio sulle notizie scomode ai giornali che controllavano, tacitando la libera informazione con minacce e querele, usando il ricatto occupazionale come normale arma per tenere i lavoratori onesti sotto scacco.

Hanno creato una situazione che sarebbe insostenibile per chiunque, ma che resiste perché ogni forma di progetto di sistema alternativo è stata criminalizzata e distrutta. Restano solo gli insulti, le urla, il populismo più reazionario, la xenofobia e il razzismo contro lo “straniero che viene a rubarci il lavoro”. Proteste urlate che sono, per “lorsignori”, molto più gestibili e che sono del turro congruenti con il loro modo di pensare. Il lavoro, è bene saperlo, non ce lo hanno rubato gli immigrati ma “lorsignori”. Gli stessi che corrompono e che si fanno corrompere, che ostentano ricchezze faraoniche e che ci fanno credere che siano frutto della loro abilità e della loro fatica. Loro sono ricchi e potenti perché hanno rubato la nostra ricchezza, la nostra serenità, il nostro futuro. È la “questione morale”, vera emergenza del nostro paese, un cancro che ha devastato la nostra democrazia.

Quella che chiamiamo “questione morale” non è, però, solo il reato civile o penale che “lorsignori” hanno compiuto e continuano a compiere. È qualcosa di più sotterraneo, un proliferare di regole e norme fatte ad arte per consentire l’evasione, la truffa, la speculazione, la corruzione.

La vera questione morale del nostro paese non è solo lo scandalo che emerge. È l’insieme di tutte le piccole o grandi ingiustizie (legali o meno) che subiamo ogni giorno. È il silenzio che cala sistematicamente sugli infortuni di lavoro, sulle morti bianche, sulle malattie professionali. Sono le promesse fatte qualche settimana prima delle elezioni, il voto di scambio, i cospicui finanziamenti privati per le campagne elettorali, i patteggiamenti con le mafie. Sono le cosiddette riforme che rendono il lavoro sempre più precario e insicuro, che fanno diventare sempre più ricattabile chi vive del proprio lavoro, che strangolano gli onesti, che tendono a cancellare il dissenso (che è una forma alta di democrazia), che impediscono di andare in pensione dopo quaranta anni di onesto lavoro, che “asciugano” i principi, i valori e i diritti costituzionali.

Questo intreccio di illegalità, indifferenza e norme costruite per favorire chi si “dimostra amico” è la “questione morale”. Un sistema che si autoalimenta, fatto da gente che comanda e che ha un prezzo con il quale si lascia “acquistare”. Un sistema fallimentare per gli onesti ma molto redditizio per “lorsignori” che hanno occupato il potere. Un sistema che deve essere abbattuto e cambiato dalle radici, non con promesse, annunci o con slogan urlati, ma con la rinascita di una cultura della dignità e dell’intransigenza verso le ingiustizie. L’intransigenza degli onesti.

Fonte: http://www.comunisti-italiani.it/

Giorgio Langella

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