L'inutilità della "sinistra del Re"Tribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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L’inutilità della “sinistra del Re”

In molti si lamentano dello scenario politico attuale, vorrebbero una non meglio specificata rinascita della “sinistra” anche se ormai non sanno nemmeno più le caratteristiche che dovrebbe avere. Chiedono una sinistra che si occupi dei “diritti”, senza comprendere che i diritti sono subordinati al sistema economico e sociale prevalente.

Sfogliando pagine web a caso o anche solo recandosi nelle mobilitazioni di quella che continua ad autodefinirsi “sinistra”, si percepisce a pelle la rabbia e l’impotenza di chi, ormai da anni, non fa che prendere sonore scoppole a ogni tornata elettorale. Un numero di sigle impressionante che si combina con l’elitarismo di ognuno dei singoli gruppi, che ovviamente si ritiene l’unico vero depositario della verità. Oppure ancor peggio ci sono partiti che, forti della loro presenza in Parlamento, (ogni riferimento a Sel non è casuale) pensano di essere un riferimento politico, ignorando che il progressivo processo di inserimento nelle istituzioni ha, in realtà, scavato un solco insormontabile con la società reale che non potrà di certo essere colmato portando avanti una campagna di mera rivendicazione di diritti individuali e sociali sganciata completamente dalla critica al sistema che porta a conculcare quegli stessi diritti. Entrando nel dettaglio, come si può essere No Muos e poi appoggiare indirettamente la posizione Nato sull’Ucraina e sulla Siria? Come si può organizzare una opposizione al capitalismo se poi si gioca ad avere la botte piena e la moglie ubriaca e a cercare di venire inseriti nella coalizione di turno dal Pd? Come si può dichiararsi contrari alla precarietà senza però opporre, nella sostanza, alcun sistema realmente alternativo al capitalismo? Eh sì perchè criticare il capitalismo è di moda almeno quanto criticare la “vecchia sinistra ideologica”, che anche se vecchia e piena di difetti, almeno qualcosa contrapponeva al sistema imperante. Ora invece a questa “sinistra del re”, che ovviamente non comprende solo Sel, sembra che interessi solo più la mera rivendicazione dei singoli diritti, ignorando che è impossibile difenderli quando è proprio il sistema alla base che crea un contesto nel quale vengono sistematicamente conculcati. A nostro giudizio occorrerebbe invece non tanto abbandonare la difesa di giusti diritti, quanto affiancare a questo anche un profondo lavorio culturale che sia orientato a mettere in discussione il sistema economico e sociale attuale. Per farlo occorre avere il coraggio della sfida  e della coerenza, occorre saper iniziare un lavoro a lungo termine che parta dalla convinzione della giustizia delle proprie proposte politiche . E’ ovvio che nell’incertezza di quello che si vuole costruire, il “Divide et Impera” di romana memoria continuerà a dividere la sinistra in tante “sinistre del Re”, con il risultato di sigillare lo status quo sociale per molti decenni.

Gracchus Babeuf

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