L’ira di Grillo alla campagna d'EuropaTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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L’ira di Grillo alla campagna d’Europa

Ogni giorno c’è una sfuriata, ogni giorno una reprimenda a cui seguono, in ordine, minacce di abbandono oppure inviti ad andare via. La vita nel Movimento 5 stelle è sempre più complicata in particolare per i suoi parlamentari. Le critiche alle bordate quotidiane  del capo sono appena sussurrate nei corridoio di Montecitorio e di palazzo Madama, ma la tensione continua a crescere in vista dell’assemblea di lunedì prossimo.

Fonte: Oltremedianews

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L’impressione  è che il gran capo Beppe voglia spingere un bel po’ di suoi parlamentari “fuori dalle palle”usando una delle sue espressioni colorite. La brusca accelerazione sulla vicenda della senatrice Gambaro è un chiaro segnale della linea  dura..

Ma cosa spinge un neo leader politico ad invitare i parlamentari ad andare via non appena questi  manifestano qualche timida critica? Cosa spinge a maltrattare i suoi stessi elettori quasi a dir loro “se non vi piaccio così è meglio che non mi votate”.

Possono sembrare bizzarrie, umori in libertà,  sfoghi emotivi. E invece dietro le quinte si parla di un calcolo ben preciso del leader del MoVimento e del suo mitico staff. Il problema è che il 25% dei voti è un risultato eccessivo, cento deputati e una cinquantina di senatori un numero enorme, una forza in campo che potrebbe consentire a chiunque di partecipare al governo del Paese, di imporre punti di programma, di incidere nelle riforme. Ma tutto questo è fuori dagli obiettivi di Grillo e  dei suoi fedelissimi. Il principio del “tutto o niente” è stato sancito come strategia di lungo periodo su cui costruire un movimento che si espanda ben oltre i confini nazionali, approdi in Europa e sbarchi  negli Stato Uniti. E lui, il grande capo, a fare il guru di un movimento mondiale che predica l’alternativa di sistema.

Tutto questo è fattibile e praticabile, ci sono le condizioni di attenzione e di consenso, resta tuttavia la palla la piede di quella enorme forza elettorale e parlamentare che  paradossalmente limita l’azione del  leader, perché troppo grande e troppo forte per potere restare nel campo della opposizione utopica, dei grandi scenari di rivoluzione soft che Grillo evoca e che  invece, potrebbe mettere in pratica ma sedendosi a pieno titolo al tavolo del governo e quindi accettando mediazioni e compromessi con altre forze politiche  e confrontandosi con la dura realtà delle istituzioni europee.

Questa tesi sta iniziando a prendere piede nell’aree critiche dei grillini in Parlamento. La stretta sul dissenso, il controllo totalizzante e asfissiante  sulla comunicazione, tutta centralizzata nello staff di Casaleggio, e la centralità assoluta del capo ne  sarebbero conferma. Grillo vuole scendere nei consensi e nei parlamentari. Il capo si sarebbe convinto  che non arretrerà al di sotto del 15% alle europee, qualcuno sussurra di sondaggi riservati che avrebbe commissionato a noti istituti demoscopici con vincolo di riserbo – ma sono  voci di corridoio – ebbene una calo di consensi verrebbe giudicato in modo positivo da Beppe, spiegato ai suoi elettori come effetto  della “corruzione dei palazzi” e questo gli consentirebbe di conservare uno zoccolo duro di fedelissimi con cui avviare la sua grande campagna internazionale  che  dopo le tappe negli Stati Uniti lo vedrebbe approdare in Europa.  Qualcuno ipotizza anche una  sorta di lista 5stelle europea. Una sfida che sarebbe a portata di mano. Ma anche in questo caso il Beppe genovese ha bisogno delle mani libere per potere sparare bordate a tutto campo.

Resta l’impaccio di tutti  quei parlamentari  che potrebbe invece incidere sulla politica italiana, con le loro critiche e la  loro voglia di  far sentire la loro voce. Meglio dimagrire un pò per essere più atletici e  continuare a crescere in altri luoghi, come Strasburgo e Bruxelles.

Giacomo Montis

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