L'Isis alle porte di Baghdad. Si combatte ancora a KobaneTribuno del Popolo
lunedì , 11 dicembre 2017
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L’Isis alle porte di Baghdad. Si combatte ancora a Kobane

A Kobane resistono disperatamente i curdi della Ypg di fronte all’avanzata dell’Isis, ma il vero pericolo arriva dal cuore dell’Iraq dove oltre 10.000 jihadisti sarebbero alle porte della capitale Baghdad. I raid della coalizione non servono ad arrestare l’Isis e gli unici a opporsi alla Jihad sul terreno restano gli eserciti siriano e iracheno, i curdi ed Hezbollah. Intanto Teheran ammette che alcuni soldati scelti sono già in Siria e Iraq a combattere lo Stato Islamico. 

I curdi combattono eroicamente a Kobane, casa per casa, strada per strada, eppure non possono che rimandare l’inevitabile dal momento che nessuno sta portando aiuto all’Ypg, ovvero le milizie curde che si stanno opponendo all’avanzata dello Stato Islamico. Nonostante gli attacchi aerei della coalizione quasi la metà di Kobane sarebbe caduta sotto controllo dello Stato Islamico che invece ottiene rinforzi quotidiani da Raqqa. Gli islamisti hanno perso più di trecento uomini ma l’esercito turco impedisce ai curdi di passare il confine per aiutare i loro fratelli nella città di Kobane. Secondo diversi analisti i miliziani curdi non potranno resistere a lungo, ancor più che i raid della coalizione non sono in grado di fermare l”avanzata di guerriglieri che avanzano in ordine sparso e hanno imparato a muoversi con motociclette e altri mezzi che sono difficilmente rintracciabili dall’altro. Ma il fronte che preoccupa per davvero è quello iracheno dove oltre 10.000 miliziani dello Stato Islamico sarebbero ormai alle porte di Baghdad, con l’esercito incapace di fermarli. Nella regione occidentale di al Anbar infatti, il capo della polizia è rimasto ucciso per un’esplosione avvenuta a Ramadi, e ovunque gli islamisti sono all’offensiva con il governo provinciale che ha chiesto a Baghdad di inviare truppe di terra urgentemente per fronteggiare i miliziani sunniti. Di fronte alle continue sconfitte delle forze anti-Isis sul terreno in Iraq l’Occidente deve prendere atto del so fallimento nell’arginare lo Stato Islamico senza coinvolgere quelle forze che da tre anni combattono i jihadisti, ovvero l’esercito siriano di Assad e le milizie libanesi di Hezbollah. Non solo, ben presto la “Guerra Mondiale” mediorientale potrebbe ulteriormente espandersi e complicarsi dal momento che Teheran sembra essere sempre più prossima a intervenire direttamente contro lo Stato Islamico. Diverse fonti iraniane infatti hanno confermato la notizia secondo cui diversi soldati iraniani sarebbero già in azione nei corpi speciali in Siria e Iraq, in prima fila contro l’Isis. Il problema è che Washington continua con la sua follia di voler regalare armi e soldi a ribelli siriani anti-Assad e anti-Isis, un approccio che mostra la totale ignoranza quando non la malafede nell’Occidente nella gestione dell’Isis, al punto da lasciar pensare che ci si stia servendo proprio dei jihadisti per ottenere, cinicamente, obiettivi geopolitici inconfessabili.

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