L'Isis e l'ipocrisia colpevole degli Stati UnitiTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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L’Isis e l’ipocrisia colpevole degli Stati Uniti

Mentre l’Europa scopre il terrorismo islamico negli Stati Uniti sembrano piuttosto freddi nei confronti della minaccia dell’Isis, non proprio lo stesso atteggiamento avuto nei confronti di Al Qaeda. E intanto nessuno mette in discussione i rapporti dell’Occidente con l’Arabia Saudita, anzi, gli Usa hanno appena autorizzato la vendita di bombe ai sauditi per un controvalore di 1,3 miliardi di dollari.

All’indomani dell’attentato delle Torri Gemelle, sempre prendendo per buona la versione ufficiale del governo, la reazione degli Stati Uniti fu feroce, e gli alleati degli Usa risposero tutti all’appello in Afghanistan e anche in Iraq, dove peraltro l’invasione venne autorizzata sulla base di prove inventate di possesso di armi di distruzione di massa. Per anni gli Stati Uniti con l’inizio delle Primavere Arabe hanno mostrato una spettrale indifferenza nei confronti delle popolazioni libiche, siriane e irachene che hanno sofferto la furia jihadista, anzi hanno addirittura contrastato le forze ostili a questi jihadisti, e quindi nel dettaglio Gheddafi, Assad e il governo di Baghdad. Del resto già ai tempi della guerra sovietica in Afghanistan gli americani si schierarono apertamente con i talebani che vennero anche riccamente armati e finanziati. Oggi esistono documenti che provano nel dettaglio questa connection, peraltro ammessa recentemente in una intervista di Hillary Clinton. Anzi probabilmente, ed è questa la cosa più assurda, molti americani rifarebbero oggi esattamente la stessa cosa ritenendo l’Unione Sovietica un pericolo maggiore del jihadismo. Sembra una barzelletta ma purtroppo corrisponde alla verità perchè è esattamente quanto gli americani hanno rifatto anni dopo, questa volta in pieno XXI secolo, in Siria.

Gli Usa se non altro non sono da soli e magari si saranno limitati “semplicemente” a inviare armi e supporto a presunti ribelli moderati poi fagocitati nel terreno dai jihadisti, ma di certo non potevano non essere a conoscenza della situazione sul campo e magari avranno di nuovo ritenuto un rischio “accettabile” rafforzare i jihadisti nell’ottica di cacciare il “male assoluto” Assad. Quella per Damasco da parte degli Usa si è rivelata essere una vera e propria ossessione dal momento che negli ultimi anni Obama non ha mai smesso di invitare Bashar al-Assad ad abbandonare il potere accusandolo di essere il responsabile di tutto il male della Siria, anche se Isis ed Al Qaeda combattono in realtà contro di lui sin dal 2011!

Ma la cosa ancora più inquietante è che i più grandi supporter e finanziatori, anche se “indiretti” dello Stato Islamico sembrano essere proprio i sauditi e i paesi del Golf0. In Arabia Saudita i diritti umani e politici non sono certo più rispettati piuttosto che nella Libia di Gheddafi o nella Siria di Assad, eppure nessuno si azzarda a invitare i monarchi sauditi a operare delle aperture democratiche. Anzi, i sauditi sono considerati un saldo alleato dell’Occidente proprio come la Turchia di Erdogan il cui rapporto con l’IS possiamo definire perlomeno “controverso”. E dopo lo sfregio e il terrore di Parigi nessuno sembra mettere in discussione i rapporti con un paese come l’Arabia Saudita, nessuno sembra porre al centro del dibattito politico quello di andare contro i paesi che finanziano il terrorismo globale, o meglio qualcuno c’è, in Russia, vedi Putin che ha accusato diversi paesi del G20 di finanziare i tagliagole neri.

E’ proprio di questi giorni la notizia che Washington avrebbe autorizzato la vendita di bombe all’Arabia Saudita per un controvalore di 1,3 miliardi di dollari. L’annuncio in questo senso è stato fatto direttamente dal Dipartimento di Stato, e per ufficializzare la vendita manca solo più l’approvazione da parte del Congresso americano (Fonte AtlasWeb). I sauditi utilizzeranno queste bombe, di cui alcune teleguidate, per martellare i ribelli houthi in Yemen, ma in molti temono che l’afflusso di armi nella zona possa inevitabilmente rischiare di finire nelle mani sbagliate. E invece gli americani al posto che porre rimedio a questo afflusso incontrollato di armi preferiscono schierarsi ancora una volta con i sauditi contro gli houthi: “Noi invitiamo i ribelli Houthi a cessare le ostilità e a mettere fine agli attacchi contro i cittadini e il territorio dell’Arabia Saudita; sosteniamo il processo dell’Onu per una risoluzione pacifica del conflitto”. Così i sauditi acquisteranno dalla Casa Bianca ben 12.000 bombe tra 200 e 900 chili, 1500 bunker busters e molte altre attrezzature militari. Dal momento che a detta di tutti molti finanziamenti all’Isis arrivano da privati in Arabia Saudita, il timore è che possa essere stata gettata altra benzina sul fuoco.

Del resto Alberto Negri sul Sole 24 Ore del 19 novembre 2015 ha ricordato in modo molto chiaro come il defunto principe Saud Feisal abbia detto prima di morire al segretario di Stato americano John Kerry: “Daesh è la nostra risposta sunnita al vostro appoggio in Iraq agli sciiti dopo la caduta di Saddam“.  Negri ha anche parlato apertamente della “Saudi Connection”, intesa come il “rapporto ombelicale che da 70 anni lega Washington a Riad“. Del resto gli Usa firmarono un antichissimo trattato con la roccaforte sunnita dei sauditi sin dal 1945, a pochi giorni dalla conferenza di Yalta. Sempre Negri in questo senso ha spiegato in modo fin troppo chiaro il significato di questa “Saudi Conncetion”: “E si comprende perché Washington esiti a mandare truppe a terra. Da una parte c’è l’ovvia considerazione che dopo l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia, gli Usa hanno mostrato segnali evidenti di disimpegno dal Medio Oriente. Ma dall’altra c’è questa connessione implacabile con i sauditi, che oltre ad essere leader dell’Opec, hanno finanziato i mujhaeddin afghani contro l’Urss negli Anni 80 e foraggiato Saddam nel conflitto contro l’Iran“.

Ma se come diceva Tucidide il male non è solo di chi lo fa, ma anche di chi potendolo evitare non lo impedisce, gli americani non possono certo continuare a mostrarsi i paladini della libertà e nel contempo rifiutarsi di combattere apertamente il Daesh per compiacere gli amici sauditi. O se lo faranno saranno responsabili della nascita e dello sviluppo dello Stato Islamico almeno quanto i sauditi e prima o dopo verranno chiamati a rispondere del perchè sia moralmente superiore il capitalismo rispetto a un altro sistema politico e sociale se preferisce fare affari con l’oscurantismo medievale nel solo scopo di massimizzare i profitti.

 

GB

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