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L’Italia esca dal gruppo Amici della Siria

Ministra, sulla Siria le chiediamo di spiegare la partecipazione italiana a un gruppo che pretende, non di affiancare, ma di sostituirsi all’Onu…

Roma, 15 gennaio 2014

Ministra Bonino,

come cittadini italiani, siamo rimasti delusi da ciò che trapela dall’ultimo Vertice degli undici paesi cosiddetti “Amici della Siria”, tenutosi a Parigi domenica scorsa, e La invitiamo a darne conto in parlamento. In particolare Le chiediamo di spiegare la partecipazione italiana ad un gruppo che pretende, non di affiancare, ma di sostituirsi all’Onu, sovvertendo le iniziative di pace intraprese in passato, prima da Annan e poi da Brahimi. Noi preferiamo chiamare questo raggruppamento gli “Amici della guerra in Siria” perché, come è facilmente documentabile, molti fra i suoi undici componenti da tempo sostengono gruppi armati persino fanatici nel paese.
Ciò fa sì che, rimanendo in quel raggruppamento, l’Italia si annovera tra i sostenitori dei jihadisti e de facto sottoscrive la distinzione aberrante che viene fatta di recente a Washington (e che viene denunciata dagli stessi analisti statunitensi come Joshua Landis) fra “al qaedisti buoni”, da sostenere, e quelli “cattivi”. Siamo alla follia.

Le vorremmo porre tre domande, dunque, in merito all’ultima riunione dei cosiddetti “Amici della Siria”:

- perché l’Italia e gli altri componenti del raggruppamento non spendono neanche una parola per condannare quel che è sotto gli occhi di tutti, ovvero che la guerra in Siria è alimentata dall’afflusso, da paesi terzi, di armi, denaro e combattenti, in genere jihadisti? E’ forse perché questi “paesi terzi” fornitori sono proprio gli “Amici della Siria” (ciascuno con il proprio protetto)? Il comunicato MAE non menziona i loro nomi, ma essi sono: l’Arabia Saudita, la Turchia, il Qatar, l’UK, la Francia, gli Usa e probabilmente anche l’Italia, visto l’enorme sbalzo nella fornitura di armi italiane, a partire dall’inizio del conflitto siriano, destinate ufficialmente alla Turchia ma verosimilmente alle forze ribelli che hanno le loro basi in Turchia (da 1,7 milioni di euro di armi esportate dall’Italia verso la Turchia nel 2009, si è passato nel 2012 ad oltre 36,5 milioni, dati OPAL);

- come può l’Italia rimanere in un gruppo che dà appoggio logistico e armato (illegale secondo il diritto internazionale) a gruppi persino terroristici che cercano una soluzione militare alla crisi siriana, invece di una soluzione politica?

- Non Le pare surreale attribuire ad Assad, come Lei ha fatto durante la riunione a Parigi, tutti gli (stimati) 130mila morti in Siria? Non sa che la maggior parte di quei morti fanno parte dell’esercito siriano, e che fra il 40% stimato dei civili, molti sono caduti vittima di azioni armate dell’opposizione o sono morti fra i due fuochi? Perché Lei imputa tutti i morti ad una delle parti soltanto? Le vostre dichiarazioni non fanno che alimentare la caricatura di un “regime che stermina il proprio popolo”, legittimando un maggiore afflusso di armi e, nel contempo, paralizzano qualsiasi protesta pacifista. O è questo il vero scopo delle Sue dichiarazioni?

Ministra, se la comunità internazionale non impone un embargo totale al traffico delle armi, i vari e divisi gruppi armati non deporranno mai le armi e sarà inutile persino la creazione di “corridoi umanitari”, che verranno usati per rifornire le milizie e quindi per far durare la guerra. Se vuole veramente favorire la pace e una soluzione politica in Siria, il Suo dicastero, a nostro avviso, dovrebbe lavorare per:

1. far cessare l’afflusso delle armi – per cominciare, dall’Italia – e chiedere una tregua immediata;

2. contrastare i tentativi di sabotare la Conferenza di Pace “Ginevra2″, ad esempio dichiarando che, chi non partecipa, non verrà più considerata dall’Italia un interlocutore credibile;

3. far aprire la Conferenza “Ginevra2″ a tutti gli attori, ivi compreso l’Iran, a pieno titolo;

4. affrontare seriamente il dramma dei profughi, eliminando le condizioni disumane in molti campi e facilitando il ritorno in patria laddove possibile;

5. far venire in Italia anche le opposizioni siriane non violente, per spiegare agli italiani che una soluzione politica viene ritenuta possibile anche da chi vuole cambiare l’attuale governo. Finora in Italia hanno avuto facili visti d’ingresso e facile accesso ai media solo i siriani che pretendono che le armi siano l’unica strada.

Rete NoWar-Roma, nowar@gmx.com

Comitato contro la guerra-Milano, comitatocontrolaguerramilano@gmail.com

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