L’Italia impugna la sentenza sul problema carceri contro la Corte europeaTribuno del Popolo
giovedì , 20 luglio 2017
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L’Italia impugna la sentenza sul problema carceri contro la Corte europea

Ormai giunti alla quarta sentenza, l’Italia impugna la sentenza contro la Corte europea. “Un escamotage da azzeccagarbugli” dichiara il presidente dell’associazione Antigone. Proprio in questi giorni c’è stata la raccolta delle firme per l’introduzione di 3 leggi.

Fonte: Oltremedia

Ricordate quante volte ci siamo trovati a scrivere sul problema carcerario italiano e sulle sentenze inflitte dalla Corte di giustizia europea all’Italia?
L’ultima volta a gennaio, quando la Corte dei Diritti dell’Uomo ha condannato, per la quarta volta, l’Italia a causa del«trattamento inumano e degradante».C’è sempre stato un mea culpa dello Stato italiano, a partire dal suo massimo rappresentante, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, fino al Ministro della Giustizia, Paola Severino. Proprio quest’ultima ha dichiarato più volte: “La situazione delle carceri è drammatica”.

Si potrebbe dire: non c’è mai fine al peggio. L’ultima notizia è sconvolgente: l’Italia impugna la sentenza della Corte di Strasburgo. A testimonianza che, spesso e volentieri, chi dovrebbe tentare di risolvere il problema carcerario ci gioca sopra; ciò è la dimostrazione che le varie dichiarazioni sono dichiarazioni di facciata, mediatiche.

Insomma, si dice una cosa e se ne fa un’altra. Si riconosce il problema carcerario e invece di cercare di risolverlo, si contesta la sentenza di condanna. Un paradosso, anche questo, tutto italiano.

La Presidenza del Consiglio ha presentato ricorso e l’avrebbe depositato mercoledì sera.
“Dignità della persona e sentenze della Corte di Strasburgo impongono soluzioni – ha aggiunto il capo del Dap(Dipartimento amministrazione penitenziaria), Giovanni Tamburino - e bisogna lavorare in due direzioni: aumento dei posti e calo della popolazione carceraria. Su quest’ultimo fronte, va registrato che da tre anni la situazione si è stabilizzata e dai 69.155 detenuti del novembre 2010 si è passati ai 65.701 di fine 2012, con un lento regresso dovuto alle misure che hanno favorito misure alternative e detenzione domiciliare”.

Quanto all’aumento dei posti, Tamburino afferma: “il piano carceri ha avuto un’accelerazione e consentirà 11.573 nuovi posti. Ma lavori appaltati non significa consegna dei lavori”, lamentando “ritardi spesso inaccettabili”.

Sbotta il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, che dichiara: “Un escamotage da azzeccagarbugli. Buona sola per dilatare il tempo a disposizione”.
Il tutto accade in questi giorni, proprio quando l’associazione Antigone sta girando l’Italia per raccogliere le firme, davanti ai tribunali, per tre proposte di legge: “Tre leggi per la giustizia e i diritti. Tortura, carceri e droghe”.

Le tre proposte prevedono: “Introduzione del reato di tortura nel codice penale”, norme che introducono il reato di tortura nel Codice Penale italiano, così come previsto dalle convenzioni internazionali sottoscritte e ratificate dal nostro paese; “Per la legalità e il rispetto della Costituzione nelle carceri”, norme che introducono nel nostro ordinamento la figura del Garante nazionale dei detenuti, la conversione della pena nel caso ci sia una mancanza di posti disponibili nelle carceri, modifica alla recidiva, ai benefici e all’accesso alle pene alternative; Modifiche alla legge sulle droghe”,depenalizzazione del consumo e riduzione dell’impatto penale, le norme che prevedono la completa depenalizzazione del consumo di sostanze, la rimodulazione delle pene, la revisione dei fati di lieve entità e l’accesso ai programmi di recupero per i detenuti tossicodipendenti. (firma la petizione)

Da un lato un tema che tocca una parte della società civile: in sole 3 ore sono state raccolte circa 10mila firme, dall’altra, a quanto pare, c’è una barriera psicologica che separa la società civile dal mondo delle prigioni: è la paura di conoscere e comprendere le altrui sofferenze.

Nicola Gesualdo

 

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