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sabato , 25 marzo 2017
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L’Italia sotto scacco. Elezioni in vista?

Nonostante le approfondite e lunghe consultazioni di questi giorni Pierluigi Bersani pare non riesca a costruire una maggioranza di governo. Ieri ha parlato con Scelta Civica e con il Pdl, mentre oggi sarà la volta del Movimento 5 Stelle. I primi chiedono un governo a larga intesa, mentre il secondo si è detto più volte chiuso ad ogni forma di collaborazione con la “vecchia politica”. Gli italiani riprenderanno le schede elettorali prima del previsto?

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Fonte: Oltremedianews

Dopo gli incontri con le delegazioni di Scelta Civica e Pdl, oggi è la volta del confronto tra Bersani e i delegati del Movimento 5 Stelle, che hanno deciso di trasmettere in diretta sul web l’evento per garantire trasparenza e informazione non mediata dai giornali. Ad un mese dalla tornata elettorale e dopo quasi una settimana di consultazioni, l’unica certezza è che l’Italia non ha ancora nemmeno l’ombra di un governo stabile: quello tecnico si sgretola con le dimissioni di Terzi e quello politico è ancora una chimera.

Le consultazioni di ieri hanno sancito in maniera inderogabile l’impossibilità di un accordo tra centrodestra e centrosinistra senza che uno dei due non sia disposto a cedere all’altro. Come già annunciato, i parlamentari del Pdl si sono dimostrati pronti ad appoggiare il governo Bersani in cambio della nomina di un moderato di destra come Capo dello Stato, ma il leader del Pd non sembra propenso ad uno scambio del genere per due insormontabili motivazioni. In prima istanza non egli non può tradire le aspettative di tutti i suoi elettori progressisti soprattutto in visione di una tornata elettorale che, se non nelle prossime settimane, potrebbe essere ottimisticamente fissata tra uno o due anni al massimo; il secondo ostacolo risiede invece nella figura di Berlusconi, da cui tutti i partiti eccetto il Pdl stanno faticosamente cercando di emanciparsi. Lievemente più disponibile si è dimostrata invece la Lega Nord, il cui segretario Maroni insiste da oltre un anno sulla necessità di un governo politico che si prenda cura del Paese. Fumosi ed evanescenti, infine, i rappresentanti diScelta Civica si sono detti pronti ad un governo di larghe intese, ma non senza l’inserimento di alcune tematiche care ai montiani tra gli 8 punti di governo proposti dal Pd. Quali siano questi progetti non è del tutto chiaro. Ad ogni modo le consultazioni di ieri è chiaro che non hanno sanato minimante la questione del programma di governo, sui cui centrodestra e centrosinistra (come è giusto che sia) non si riescono ad accordare. Alfano ha ricordato che, se la sinistra non cederà su qualche punto, si tornerà dritti al voto.

Questa mattina invece Bersani incontrerà i delegati del M5S. Nonostante molti elettori del Movimento abbiamo chiesto a gran voce a Grillo e Casaleggio di appoggiare il governo Bersani per scongiurarne uno di Berlusconi, gli altri gradi del Movimento continuano a giocare d’arrocco. Tuttavia, a dispetto della linea ufficiale separatista, il neo-deputato grillinoMatteo Dell’Osso ha dichiarato che il Movimento vedrebbe di buon occhio un governo “a cinque stelle non dei cinque stelle”, composto da personaggi di tutto rilievo come Zagreblsky, Saviano e Gabanelli. Ad ogni modo tale ipotesi continua appare molto improbabile.

Questa situazione, come è facile capire, non fa altro che atrofizzare ed estenuare le poche riserve dell’Italia, che si avvicina velocemente al collasso. A proposito di consultazioni con le istituzioni, infatti, Confindustria ha lanciato l’allarme sulla condizione di paralisi forzata delle piccole e medie imprese italiane e le Regioni hanno denunciato il rischio del default sanitario. Una svolta in questa inconcludente partita a tre potrebbe venire dal conferimento dell’incarico di formare il governo a Matteo Renzi, come avanzato da alcune testate giornalistiche. Su questa strada insiste anche la parte più moderata delPartito Democratico, certa che la promozione di Renzi a premier permetterebbe di scongiurare il rischio di un nuovo governo Berlusconi e di unire il fronte dei moderati raccogliendo le anime ispirate al PPE dei vari schieramenti.

Tuttavia, Renzi o non Renzi, l’attuale pantano politico sembra davvero occludere ogni via d’uscita. Se Bersani, come è probabile che succeda, non dovesse riuscire a racimolare una maggioranza parlamentare, la strada delle urne non rappresenta di certo la panacea di tutti i problemi. Tornare al voto con il porcellum vorrebbe dire riproporre le stesse identiche percentuali di oggi,  tuttalpiù invertendo l’ordine di arrivo, mentre una nuova legge elettorale richiederebbe un parlamento disposto a discuterla, presentarla al governo e farla approvare. Conoscendo i tempi del Parlamento italiano ci vorrebbe una legislatura ad hoc.

Badiamo che i periodi di instabilità sono da sempre il sostrato migliore per l’emersione di uomini forti e risoluti. Come in Germania dopo Weimar, così in Italia dopo il crollo giolittiano. Non abbiamo alcuna base scientifica per poterci ritenere fuori dai meccanismi sociali della storia, meglio noti come corsi e ricorsi storici. Se le cose non prenderanno un piega diversa, per l’Italia si profilano solo due alternative: lo scacco matto o il k.o. tecnico.

 Fabrizio Leone

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