Lo schiaffo del Cremlino a Erdogan: "Prove inconfutabili" dei rapporti con l'IsisTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Lo schiaffo del Cremlino a Erdogan: “Prove inconfutabili” dei rapporti con l’Isis

Un duro colpo quello inferto dalla Russia al presidente turco Erdogan che, baldanzoso, aveva detto di essere pronto a dimettersi nel caso Mosca avesse fornito le prove dei legami di Ankara con l’Isis. Il Cremlino ha riposto pubblicato incolpando Erdogan di essere coinvolto nel traffico di petrolio con l’Isis e ha presentato “prove inconfutabili”. Qualcosa però ci dice che queste prove non basteranno a convincere la Casa Bianca a “mollare” l’ingombrante alleato. 

Non si abbassa la tensione sull’asse Ankara-Mosca, anzi. Nelle scorse ore il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva risposto alle accuse lanciate dalla Russia di contiguità con l’Isis annunciando di essere pronto anche a dimettersi nel caso fossero state mostrate le prove. Il ministero della Difesa russo ha infatti preso in parola il presidente turco rilanciando le accuse contro Ankara di coinvolgimento diretto nel traffico di petrolio con lo Stato Islamico. Ma questa volta il Cremlino è andato anche oltre e ha deciso di fornire prove che ha definito “inconfutabili” alla stampa che creeranno non pochi imbarazzi sia ad Ankara che a Washington. “Il principale consumatore del petrolio rubato dai legittimi proprietari, Siria e Iraq, è la Turchia” ha attaccato il viceministro Anatoly Antonov nel corso di una conferenza stampa, “In base alle informazioni disponibili il massimo livello della leadership politica del paese, il presidente Erdogan e la sua famiglia sono direttamente coinvolti in questa attività criminale”. Antonov  nel corso di una conferenza stampa ha anche detto di non avere come obiettivo le dimissioni di Erdogan, che invece sono una questione di pertinenza del popolo turco.

A voi giornalisti stiamo presentando una serie di prove inconfutabili, non solo sul traffico di petrolio, ma anche sul traffico di armi attraverso il confine turco-siriano“, ha invece dichiarato il vicecapo di Stato Maggiore Sergei Rudskoi, che ha anche voluto sottolineare come la coalizione internazionale a guida americana non abbia fin qui condotto nessun raid aerei contro gli hub petroliferi dello Stato Islamico in Siria. Prove inconfutabili dunque che la Difesa russa ha deciso di rendere pubbliche sottolineando come nel confine tra Siria e Turchia passino qualcosa come 200.000 barili di petrolio al giorno, il che significa che (Fonte Repubblica) almeno due miliardi di dollari all’anno affluiscono nelle tasche del Califfo con buona pace delle dichiarazioni battagliere di Obama e soci nei confronti dell’Isis. ”Difficile non accorgersene“, hanno sottolineato dal Cremlino mostrando tutta una serie di filmati che inchiodano nella sostanza la Turchia alle proprie responsabilità. Ma non solo, i russi hanno anche denunciato il transito dalla Turchia alla Siria di armi destinate ai jihadisti e soprattutto di combattenti che finiscono per indossare le uniformi nere del Califfo. Secondo quanto dichiarato dal capo del Centro nazionale russo per la gestione della Difesa, Mikhail Mizintsev, solo nell’ultima settimana sarebbero passati qualcosa come 2000 militanti e 120 tonnellate di munizioni verso la Siria.

In particolare, come finalmente riferito dai media italiani ed europei, al briefing di Mosca è stato fatto vedere un video risalente al 14 novembre nella zona di Silopi dove si sarebbero chiaramente visti circa 3200 autocontainer pronti a partire per caricare l’oro nero dell’Isis. I russi hanno anche mostrato lunghe file di autocisterne in un altro video del 18 ottobre, accusando i terroristi dell’Isis di aver costruito “delle vere e proprie isole petrolifere“. Qua sotto potete visionare la mappa fornita dal sito RT.com:

petroleum

 

@Photo Credit RT.com

E quindi? La realtà è che la Nato e gli Usa nemmeno messi di fronte al dato di fatto smetteranno di appoggiare la Turchia di Erdogan, anzi sembra ancora più probabile che continueranno ad accusare la Russia e Assad in modo da distogliere l’attenzione dalle evidenti complicità circa il finanziamento dello Stato Islamico. Qualche giorno fa infatti il blog Zerohedge aveva riferito come sin qui la coalizione a guida americana non abbia colpito gli hub petroliferi del Califfo adducendo motivazioni di carattere ambientalistico, l’ennesima barzelletta che rischia di divenire ancora più ridicola di fronte alle prove fornite dalla Russia. Ed Erdogan cosa farà ora, rassegnerà le dimissioni?

Fonte: (Repubblica, RT)

@Gb

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