Lo schiavismo sistematico e l'indifferenzaTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Lo schiavismo sistematico e l’indifferenza

Indifferenza. Come si potrebbe altrimenti chiamare il modo con il quale i “democratici e progressisti” europei affrontano il problema dello schiavismo? Eh sì perchè la schiavitù se non ve ne siete accorti esiste, proprio sotto i vostri e i nostri occhi. 

La fine della schiavitù non dovrebbe essere uno dei risultati più alti della nostra civiltà? Non dovrebbe essere uno di quegli aspetti che ci permettono di essere orgogliosi di far parte di una non meglio specificata “cultura occidentale”? Ammesso che fosse vero forse sì, eppure non è così e ogni tentativo di negarlo rientra all’interno della propaganda di sistema. Le prove sono sotto gli occhi tutti, non solo la schiavitù esiste ancora in gran parte del mondo con buona pace delle organizzazioni internazionali, ma anzi esiste anche sotto i nostri e i vostri occhi e siamo tutti correi del fatto che non venga fatto abbastanza per combatterla. Credete che esageriamo? Purtroppo no. Per schiavitù classica si intende la riduzione a servaggio di un essere umano a un altro in modo definitivo e irreversibile. Oggi molti finiscono nella condizione di schiavi volontariamente in quanto hanno bisogno di soldi per sopravvivere, eppure il confine è molto labile dato che se uno finisce nelle maglie dello sfruttamento difficilmente ne uscirà. Con la crisi economica sono migliaia le persone costrette a lavorare in qualsiasi situazione di pericolo e disagio, lo fanno magari volontariamente ma non sono per questo meno schiavi. Percepire uno stipendio inferiore al livello di sussistenza non è forse servaggio? E il fatto che venga scelto “volontariamente” è solo un dettaglio in quanto spesso e volentieri non esiste alternativa a esso.

Eppure fingiamo di non esserlo degli schiavi, ci convinciamo di non esserlo non capendo che siamo schiavi anche noi per certi versi, schiavi di un lavoro che è diventato qualcosa da conquistarsi a qualsiasi costo non tanto un qualcosa a cui si ha diritto. E si giunge poi ai campi assolati del Meridione, ma non solo anche nel Nord, dove il caporalato fa lavorare persone in condizioni inumane sotto al sole cocente per una manciata di euro. E invece varie inchieste coraggiose hanno mostrato che quello del caporalato è un sistema e non solo un caso episodico, eppure lo Stato lo tollera, permettendo che uomini senza scrupoli trattino altri uomini come schiavi, il tutto nel nome del business. “Non solo il caporalato esiste, ma controlla ogni anno decine di migliaia di braccia in tutta Italia, come evidenziato dai rapporti Agromafie e caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto.Ciò accade non solo nelle regioni meridionali, ma anche nella pianura Padana o nelle Langhe piemontesi. Come la “linea della palma” di cui parlò Leonardo Sciascia, anche la linea del caporalato è salita verso nord anno dopo anno.“, ha scritto su Internazionale Alessandro Leogrande. E se ciò è vero, ovvero che tutti lo sanno ma le cose vengono lasciate così, possiamo davvero dirci un paese civile? In cosa saremmo meglio di un paese dove magari non esiste libertà politica ma dove queste cose vengono sanzionate? Forse, dopotutto, è solo una questione di punti di vista…

Gb

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