Lo Stato Islamico e il "sogno" di Lawrence d'ArabiaTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Lo Stato Islamico e il “sogno” di Lawrence d’Arabia

Tempo fa Giuseppe Cucchi, Generale della riserva dell’esercito e consigliere militare del presidente del Consiglio, scrisse su Limes un articolo dal titolo: “E se Lawrence d’Arabia avesse avuto ragione?” che parla dell’eventualità della costruzione di un grande Stato arabo sunnita in Medio Oriente per fermare lo Stato Islamico. Ma se questo fosse stato l’obiettivo fin dall’inizio? 

Qualche tempo fa il Generale Giuseppe Cucchi scriveva per Limes un articolo di analisi molto interessante sulla situazione in Medio Oriente (Leggi qui) dal titolo interessante: “E se Lawrence d’Arabia avesse avuto ragione?”. Da attento conoscitore delle cose militari Cucchi ha delineato la situazione in Medio Oriente affrontando il tema dell’insorgenza dello Stato Islamico che ha conquistato quasi tutte le aree sunnite di Iraq e Siria. In primis Cucchi ha analizzato la cosiddetta coalizione anti-Isis, evidenziandone l’eterogeneità e quindi la scarsa incisività nella lotta allo Stato Islamico. Fin qui siamo assolutamente d’accordo dato che la coalizione lascia ciascun paese in grado di decidere circa la natura del proprio contributo, impedendo così la concentrazione degli sforzi. Lo stesso Cucchi però ha ricordato come senza il dispiegamento della leadership degli Stati Uniti sia sostanzialmente impossibile fronteggiare l’Isis: “Un caos potenziale che potrà essere tenuto a freno soltanto se gli Stati Uniti saranno disposti a dispiegare tutta la loro leadership, per ora in buona parte inespressa, riconoscendo al problema dello Stato Islamico (Is) la priorità che esso meriterebbe“.

Ma gli Stati Uniti non mettono il problema dell’Is al primo posto, semmai sembrano più concentrati nel giocare alla Guerra Fredda con la Russia, lasciando così la patata bollente dello Stato Islamico a paesi che, per diverso motivo, non sembrano avere la forza o forse la volontà di prendersene carico. In passato, quando il nemico da combattere per gli Stati Uniti era l’Al Qaeda a guida afghana di Osama Bin Laden, nessuno si sforzava di comprendere gli obiettivi geopolitici dei terroristi e si invocava solamente la forza bruta per difendersi dal terrorismo. Oggi invece mentre nessuno fa nulla di fattivo per contrastare l’Isis, si cerca persino di minimizzare le violenze e le stragi del Califfo inserendoli all’interno di una guerra sciiti-sunniti nella quale entrambe le parti sarebbero ugualmente esecrabili. Anche in questo caso Cucchi su Limes ha dato un esempio fattivo di questa tendenza: “Da un lato infatti gli scontri in atto si inseriscono nel filone del plurisecolare contrasto fra l’anima sunnita e quella sciita dell’Islam. Dall’altro dietro gli sciiti siriani e iracheni si profila chiaramente l’ombra del Grande Fratello iraniano“, e poi ancora “Una situazione che rende difficile, se non impossibile, recuperare sottraendole al califfato le tribù sunnite irachene che ai tempi dell’accordo con il generale Petraeus avevano chiaramente dimostrato la loro avversione all’estremismo, ma che il governo settario dell’ex premier Al Maliki ha finito col gettare fra le braccia del califfo“. Cucchi, l’autore di questo articolo, è anche rappresentante militare permanente dell’Italia presso Nato, Ue e Ueo, di conseguenza la sua opinione potrebbe essere presa a esempio per comprendere come le cancellerie occidentali interpretino il problema dell’Isis. Accusare gli sciiti di aver gettato i sunniti nelle braccia dello Stato Islamico ci sembra una strumentalizzazione gepolitica volta a massimizzare i vantaggi dalla situazione, magari cercando di incanalare la violenza dello Stato Islamico contro i paesi sciiti tradizionalmente ostili dell’Occidente, vedi l’Iran.

Da qui l’articolo di Limes continua invocando l’utilizzo di una fanteria sunnita e araba per liberare i territori finiti sotto controllo del Califfato, davvero una posizione singolare dal momento che il governo dell’Iraq avrebbe diritto a riconquistare i territori strappati dal Daesh senza rendere di questo conto a nessuno dal momento che Baghdad dispone della piena sovranità nel suo territorio. In Siria i media hanno tolto ad Assad ogni legittimità così Cucchi, e come lui tutti gli eserciti e gli stati maggiore della Nato e della “coalizione” non prendono nemmeno in considerazione la soluzione più facile, ovvero riconoscere l’errore e collaborare con le forze ancora sul campo per sconfiggere il terrorismo. Questo però non viene fatto perchè l’Isis non viene ritenuto peggio del governo di Assad, bensì esattamente la stessa cosa, e questo rende le cose drammaticamente difficili sul campo soprattutto per le popolazioni civili. “Cercansi quindi, con urgenza, fanterie sunnite e arabe che dovrebbero per di più essere agli ordini di qualcuno che l’Occidente consideri un amico fidato e rispettabile“, recita Cucchi, peccato che questo non sia l’unico modo per sconfiggere l’Isis, semmai il modo con cui l’Occidente trarrebbe vantaggio nel farlo. Infine l’articolo di Cucchi ricorda come il compianto Lawrence d’Arabia abbia profetizzato, ai tempi della mancata promessa anglo-francese alla popolazione araba convinta a sollevarsi contro i turchi, che un giorno il risentimento arabo avrebbe rimesso in discussione tutto. Non solo, si ricorda anche come l’area promessa da Inghilterra e Francia agli arabi fosse esattamente l’area sunnita di Iraq e Siria attualmente sotto controllo dei miliziani dell’Isis. Ma Cucchi non ha nemmeno pensato di nascondere quello che sarebbe il suo desiderio, e non solo il suo: “È forse follia anche pensare a una ristrutturazione complessiva dell’intero Medio Oriente che consenta la nascita di uno Stato sunnita molto simile a quello vagheggiato da Lawrence d’Arabia e promesso da Mc Mahon. Illudersi che Israele permetta la creazione di un’entità araba potenzialmente forte ai propri confini è altrettanto folle. E avanti di questo passo! Ogni tanto però bisogna lasciare campo libero alla fantasia e permettersi di sognare. Insieme a Lawrence e ai beduini howeitat di Auda Abu Taib, sulla strada di Wadi Rum…“. Insomma per qualcuno sarebbe un “sogno” creare un grande stato sunnita tra Iraq e Siria in quanto ciò porrebbe fine all’Isis, anche se questo significherebbe la morte di decine di migliaia di civili e la violazione della sovranità di due stati come Iraq e Siria, il che creerebbe anche un sinistro e pericolosissimo precedente circa la violabilità e la precarietà dei confini in Medio Oriente. E se in futuro qualcun altro volesse mettere in discussione i propri confini? E soprattutto, se lo Stato Islamico e il suo Stato sunnita fosse uno strumento utilizzato da qualcuno per ottenere la marginalizzazione della sfera di influenza dell’Iran?

Gracchus Babeuf

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