Lo Stato Islamico e le sue "avanzate misteriose"Tribuno del Popolo
martedì , 24 gennaio 2017
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Lo Stato Islamico e le sue “avanzate misteriose”

Lo Stato Islamico e le sue “avanzate misteriose”

Dopo 4 anni di guerra si delinea con nettezza lo scenario in Medio Oriente. Lo Stato Islamico viene propagandato a “ondate”, prima sembra vinto e scomparso poi, improvvisamente, torna all’offensiva in Siria e in Iraq. La realtà è che ci sembra che, a dispetto di proclami e promesse, molte potenze abbiano scommesso sulla formazione di un nuovo stato sunnita che formi un cuneo nell’Islam sciita impedendo a Teheran di ampliare la propria sfera di influenza sul Mediterraneo. In questo senso Turchia, Arabia Saudita e gli stessi Stati Uniti non hanno interesse reale nella sconfitta del Califfo.

In quattro anni di guerra la situazione sul campo è mutata troppe volte per arrivare a dire che questa volta si sia di fronte a una svolta. La fine delle ostilità sembra essere ancora molto lontana dato che a Damasco siede ancora Bashar al-Assad che, seppur indebolito, non ha alcun motivo di arrendersi dato che facendolo consegnerebbe a morte certa la minoranza alawita e sciita e soprattutto porrebbe fine alla Siria come entità statuale. Nonostante il governo di Damasco controlli ancora quasi tutti i centri urbani vicini al Mediterraneo, ovvero il cuore del Paese, negli ultimi due mesi ha dovuto registrare alcune significative anche se parziali sconfitte dovute a una rinnovata capacità offensiva da parte dei cosiddetti ribelli siriani. Da tempo infatti i ribelli cosiddetti laici e moderati del Free Syrian Army sostanzialmente non esistono più, schiacciati e fagocitati dall’estremismo islamico di gruppi come  Al-Nusra e lo Stato Islamico. L’esercito siriano era riuscito a conseguire risultati molto importanti riconquistando settori consistenti di Aleppo e Homs, ma ora deve difendersi dal Califfo che, con la sua avanzata su Palmira, dimostra di essere pronto all’offensiva.  L’Occidente dal conto suo non fa praticamente nulla per sconfiggere il Califfo in Siria, effettua qualche raid aereo saltuario e pressochè inutile, ma ad esempio non fa nulla per impedire alla Turchia di continuare ad assistere i ribelli in vari modi, nè per impedire a Israele di curare i ribelli feriti nella zona del Golan. Questo avviene per il semplice motivo che tutta una serie di potenze straniere che vanno dagli Stati Uniti fino al Qatar, alla Turchia, alla Arabia Saudita e appunto Israele, sembrano non vedere di cattivo occhio la creazione di una nuova realtà statuale sunnita proprio nel cuore del Medio Oriente. Tale “Stato Islamico” otterrebbe il risultato strategico di dividere Siria e Iraq, due storiche alleate dell’Iran, limitando quindi la sfera di influenza di Teheran, il vero “nemico” per Washington e Tel Aviv. Non è un segreto che Assad sia un amico e un alleato della Repubblica Islamica, di conseguenza una Siria spezzata e distrutta consentirebbe agli interessi occidentali di dispiegarsi senza limiti, impedendo all’Iran e alla Russia di avere alleati nella regione. Altro motivo è Hezbollah, solo che la tenuta del gruppo paramilitare libanese sciita ha disorientato per il momento l’Occidente che, evidentemente, contava di portarlo allo scoperto e impantanarlo negli scontri con i miliziani islamici. In sostanza sembra quasi che ogni qual volta i ribelli islamici siano a un passo dalla sconfitta, la comunità internazionale intervenga per aiutarli, rifornirli di uomini, armi, e magari addestramento, preparando una nuova ondata. E’ successo puntualmente ogni anno, con l’esercito siriano ed Hezbollah che riconquistavano paesi e città per poi doverle nuovamente difendere dalle ondate di attacchi jihadisti. Ma se questa è la situazione in Siria, dove perlomeno il Califfo trova ancora gruppi disposti a combatterlo, lo stesso non si può dire dell’Iraq dove l’esercito iracheno ha sostanzialmente rifornito lo Stato Islamico di armi abbandonando intere caserme alla loro avanzata. E non solo, è già accaduto in estate quando il Califfo ha conquistato Mosul, abbandonata dall’esercito senza sparare un solo colpo, ed è risuccesso qualche mese dopo a Ramadi, dove l’esercito è fuggito ancora una volta senza combattere regalando intere forniture di armi allo Stato Islamico. La domanda quindi è semplice: Ma davvero si può credere che l’Occidente stia combattendo lo Stato Islamico? Davvero si può pensare che realizzi 20 raid aerei al giorno senza riuscire a causare alcun danno al Califfo? Davvero si può pensare che sia impossibile coordinare un attacco dell’esercito iracheno contro le zone controllate dal Califfo? Leggendo tra le righe si scoprirebbe che Baghdad negli scorsi mesi avrebbe subito pressioni dagli americani per NON attaccare Mosul. Avete sentito bene, gli Usa hanno cercato di sabotare e di rallentare l’offensiva dell’esercito iracheno adducendo come scusa il fatto che Baghdad si affidasse unicamente a milizie sciite, fatto questo che avrebbe rinfocolato la guerra civile. E ovviamente i media hanno preso per buona questa visione non volendo accettare la realtà, ovvero che per qualcuno, compresi gli Usa, è meglio la creazione di uno Stato jihadista e sunnita, ma nemico degli sciiti, piuttosto che la vittoria contro il terrorismo che rischierebbe di avvicinare ulteriormente l’Iraq all’Iran, unico paese che sta davvero aiutando contro il Califfato. La sensazione è che se tutti i paesi che a vario livello finanziano l’Isis e altri gruppi sunniti smettessero di farlo, ecco che il Califfato verrebbe sconfitto militarmente nel giro di pochi mesi. Il problema è che sembra essere più conveniente finanziarlo sottobanco e fingere davanti alle telecamere di combatterlo.

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