Lo strapotere commerciale tedesco responsabile della crisi?Tribuno del Popolo
venerdì , 31 marzo 2017
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Lo strapotere commerciale tedesco responsabile della crisi?

La Commissione Europea ha avviato una procedura volta ad indagare le cause degli squilibri macroeconomici nell’Eurozona. In particolare ci si concentrerà sul surplus delle partite correnti tedesche, che ha superato il limite massimo consentito, per capire quanto ciò incida sulla recessione nei Paesi mediterranei. Intanto si leva un J’accuse verso Berlino dai “Vassalli d’Europa”.  

Fonte: Oltremedianews

La storia del vecchio continente insegna che Francia Germania si contendono per periodi più o meno lunghi il trono d’Europa, avvicendandosi nella posizione di comando dopo che l’una abbia disarcionato l’altra dal piedistallo. Ad onore della verità storica anche il nostro Paese è stato il centro del mondo – ovviamente solo quello conosciuto allora – per un qualche migliaio di anni, ma parliamo di tempi in cui l’italiano ancora soleva brillare negli occhi del latinorum. Tornando a noi, nemmeno ai nostri giorni la logica del duopolio sembra essere disattesa e, almeno questo sembra essere unanime, pare proprio che siamo nati nel secolo germanico: le battaglie campali sono state sostituite – a tratti anche lievemente camuffate – con i tavoli delle conferenze; i bottini e le indennità di guerra si chiamano austerity; Odoacre ha un aspetto meno rude, ma le gerarchie sono ben definite e chiare a tutti. 

Nonostante da tempo in moltissimi alzino la mano per segnalare di volta in volta all’opinione pubblica, alla stampa o alle istituzioni l’entità e la cogenza del problema, sia le vigorose arringhe difensive che le più umane richieste di un semplice aiuto sono passate in gran parte in sordina. Ad ogni modo ieri il presidente della Commissione Europea José Barroso ha annunciato l’avviamento di una procedura europea di commissariamento per la Germania, ritenuta colpevole di aver accentrato nelle sue mani un potere troppo grande che, in maniera più o meno diretta, sarebbe anche causa della continua recessione dei Paesi mediterranei dell’Eurogruppo.La Germania infatti è tra i pochi Stati europei a godere di un saldo positivo delle partite correnti o, più prosaicamente, ad esportare più di quanto importi dall’estero. La normativa europea sulla materia impone che il deficit commerciale non superi il 4% del Pil, mentre l’avanzo non deve essere superiore al 6%. Oltre tali argini si attivano le procedure di revisione. Secondo i dati raccolti dalla Commissione la Germania ha conseguito in media un surplus commerciale del 6,5%, con il picco più alto del 7% registrato lo scorso anno. Sono in molti a sottolineare che questi limiti siano già di per sé abbastanza “germanomorfi” e dunque che un ulteriore sforamento del tetto massimo non possa passare inosservato. Il “germanomorfismo” di cui si parla deriva dal fatto che il principio su cui si fondano le logiche contabili è che una passività da un lato sia sempre controbilanciata da un’attività nel lato opposto il che, contestualizzato alle esportazioni nette, significa che se la Germania ha un avanzo del 7% qualcun’altro (o verosimilmente più di uno) sarà in debito per una quota corrispondente.In particolare da Bruxelles, seppur riconoscendo l’aurea competitività dei tedeschi, arguiscono che l’elevato export tedesco sia talmente potente da tarpare le ali, se non segare di netto le gambe, a quello dei Paesi mediterranei. Una soluzione al problema, come ripete da anni il presidente Obama, potrebbe manifestarsi nel caso in cui la Germania inizi ad investire (e quindi importare) più di quanto risparmi (e dunque esportare). Così facendo si lascerebbero elegantemente quote di mercato maggiori ai cugini di campagna con vista sul mare nostrum.

La questione, al di là dei dati tecnici, pone una domanda di fondo che ultimamente più di qualcuno si è posto: siamo sicuri che i tedeschi vogliano davvero la “germanizzazione” dell’Europa? Se non ci fossero Paesi poco virtuosi, probabilmente loro non potrebbero conseguire surplus superiori alle previsioni. Quale spazio residua dunque per tutte le politiche economiche varate nell’ultimo anno con l’obiettivo di essere tutti più tedeschi? E se questo spazio non ci fosse mai stato o se, ancor peggio, fosse stato prodromico a quel 7%? Illazioni? Forse. Ma d’altronde siamo solo semplici vassalli in una piramide talmente irta e così poco lontana dall’Europa dei popoli di Altiero Spinelli che persino la Commissione Europea si è vista costretta a riconoscerne gli squilibri gerarchici.

 Fabrizio Leone

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