Lo strappo dei tredici senatori dal Pd dopo il caso MineoTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Lo strappo dei tredici senatori dal Pd dopo il caso Mineo

Dopo il caso del momento, ovvero l’allontanamento di Corradino Mineo dalla commissione Affari costituzionali del Senato, ben tredici senatori del Pd hanno deciso di autosospendersi dal gruppo parlamentare.

E’ di nuovo guerra per bande nel Pd? Troppo presto per dirlo, quello che è certo è che il caso dell’allontanamento di Corradino Mineo dalla commissione Affari costituzionali del Senato che si sta occupando delle riforme non è passato indenne. Nelle scorse ore ben tredici senatori Pd hanno deciso di autosospendersi dal gruppo parlamentare proprio per protestare sull’allontanamento di Mineo. Ad annunciarlo uno dei senatori coinvolti, Paolo Corsini, che ha scoperchiato dunque un nuovo problema tutto interno al Pd, dove Matteo Renzi, forte della vittoria nelle Europee, si sente un pò il padre padrone. Da tempo proprio Corradino Mineo, ex direttore di Rai News 24, aveva reso nota la sua ostilità al progetto dell’Italicum, la nuova legge elettorale frutto dell’accordo tra Renzi e Berlusconi, e sulla riforma del Senato. Da qui la decisione di allontanarlo dalla commissione Affari Costituzionali nel timore che il suo voto contrario avrebbe potuto essere alla fine decisivo. Inutile dire che l’allontanamento di Mineo non poteva essere indolore, e infatti tutta la minoranza antirenziana ha parlato chiaramente di epurazione delle idee considerate non ortodosse, una “palese violazione della nostra Carta fondamentale“.  Inutile dire che Renzi però non sembra volersi far condizionare dalle fronde interne, e forte della benedizione elettorale vuole andare avanti come un treno, costi quello che costi. E infatti Renzi è stato chiaro: “non ho preso il 41% per lasciare il futuro del Paese a Mineo“. A oggi i senatori che si sono autosospesi sono: Felice Casson, Vannino Chiti, Paolo Corsini, Erica D’Adda, Nerina Dirindin, Maria Grazia Gatti, SergioLo Giudice, Claudio Micheloni, Corradino Mineo, Massimo Mucchetti, Lucrezia Ricchiuti, Walter Tocci , Francesco Giacobbe e Renato Turano. L’unica cosa certa è che se gli autosospesi decidessero di andare contro a Renzi, ecco che il premier avrebbe la certezza di 156 voti, 5 in meno della soglia di maggioranza. “Noi non lasciamo a nessuno il diritto di veto: conta molto di più il voto degli italiani che il veto di qualche politico che vuole bloccare le riforme. E siccome contano di più i voti che i veti, vi garantisco che noi andiamo vanti a testa alta“, ha rilanciato Renzi, chiarendo che su questo non intende fare passi indietro. Da parte sua Mineo ha detto di non aver mai posto un veto ma solo posto il problema di migliorare la riforma e Beppe Civati ha accusato duramente proprio Renzi di non aver rispettato le norme interne, imitato in questo dal senatore Felice Casson, che ha detto chiaramente che contro Mineo è stato compiuto “un atto di forza inaccettabile“.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/pd_alberone/10901466554/”>Partito Democratico Alberone</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.0/”>cc</a>

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