Lo svuotamento della volontà popolare ai tempi della dittatura dei "mercati"Tribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Lo svuotamento della volontà popolare ai tempi della dittatura dei “mercati”

Siamo nei tempi della “dittatura dei mercati”, tempi nei quali la volontà popolare diventa quasi un rito ormai privo di qualsivoglia implicazione. Eh sì sì perchè se la volontà popolare va in contrasto con gli interessi dei mercati sono i secondi a prevalere sui primi. 

La potenza del capitale è tutto, la Borsa è tutto, mentre il parlamento, le elezioni, sono un gioco da marionette, di pupazzi.

Lenin, Sullo Stato., 11 luglio 1919 – Opere complete, vol. 29, p. 447

Quanto scritto da Lenin nel 1919 oggi ci sembra quantomai attuale. Se non ci credete pensate a tutte le volte che negli ultimi anni abbiamo sentito parlare di “diktat dell’Ue” e di “imposizioni dei mercati”, oppure di espressioni come “gradito o sgradito ai mercati”. Altro non sono queste affermazioni che semplice riproposizione degli schemi tipici del capitalismo che come già Lenin nel 1919 ebbe a osservare finisce per concentrare il potere non già in coloro che vengono eletti dal popolo bensì in coloro che controllano i capitali e che sfuggono quindi al controllo del pubblico. Non solo, negli ultimi anni si è affermata la “negazione del pubblico” e l’esaltazione del privato, il che si traduce appunto nel venir meno di sempre più strumenti di controllo della comunità nei confronti di chi controlla i suddetti capitali. Si arriva quindi al paradosso che se qualcuno democraticamente dovesse vincere le elezioni in un Paese avrebbe le mani legate in quanto quello che può e non può fare non dipende più dalla sua volontà o dalla volontà del suo governo ma da altri attori che possono essere agenzie di rating, banche, etc.

E dato che si è ormai arrivati al paradosso secondo cui media e politici vengono controllati non già dalla volontà popolare ma dagli interessi dei potentati privati, ecco che si è arrivati al ribaltamento per cui sono i media a decidere i capricci e i desideri del popolo. Paradossalmente quelle forze politiche che provano a raccogliere consensi proprio con l’intento di rovesciare questo corto circuito vengono definite dal mainstream come “estremiste”, “populiste” o “utopistiche”. Del resto già negli anni Settanta quando Allende aveva vinto democraticamente in Cile, il futuro premio Nobel per la pace Kissinger ebbe a dichiarare che non vi era motivo di tollerare che un popolo scegliesse il socialismo. Dunque la democrazia altro non è che un involucro vuoto, costruito da coloro che detengono il reale potere finanziario per impedire dei cambiamenti radicali che potrebbero mettere a repentaglio i propri interessi materiali. La democrazia attuale nella fattispecie altro non è che una finzione al servizio del mondo di marca anglosassone e quindi di un certo tipo di capitalismo finanziario che si sovrappone alla politica, muovendola come fa un sapiente burattinaio.

Tribuno del Popolo

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