L'oblio collettivo dell'Occidente sul colonialismoTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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L’oblio collettivo dell’Occidente sul colonialismo

“Se ne stiano a casa loro”, borbotta qualcuno osservando i migranti che vengono tratti in salvo a Lampedusa o che si ammassano sugli scogli di Ventimiglia per tentare di raggiungere la Francia. Politici e media ci dipingono come sotto assedio e li tratteggiano come furboni che tentano di vivere alle nostre spalle. Peccato che per secoli sia stato proprio l’Occidente a occupare, saccheggiare e distruggere casa loro…

Ma non possono starsene a casa loro?“, questo si chiedono molti europei imbruttiti dalla crisi economica e fomentati da politici xenofobi e senza scrupoli osservando l’esodo di popolo che parte dalle coste del Nord Africa per arrivare sin da noi, a casa nostra. Ci piacerebbe però sapere quanto costoro conoscano la storia del continente africano e soprattutto la secolare storia di sofferenze, privazioni, saccheggio e colonialismo con il quale l’Europa si è da sempre rapportata con l’Africa. Si parla di milioni di persone tratte in schiavitù, altri milioni di persone uccise, interi paesi depauperati e utilizzati come una pecora da tosare a piacimento per finanziare la crescita in casa propria.  Non solo, per giudicare questo atteggiamento predatorio l’Occidente diffuse per l’appunto teorie razziste, ipotizzando quindi che gli africani non potessero disporre del proprio futuro in quanto geneticamente e razzialmente inferiori. Solo l’uomo bianco con il suo “fardello” era colui che doveva portare la civiltà e civilizzare questi popoli considerati “fanciulli”. Tutto questo oggi si preferisce dimenticarlo o comunque non sottolinearlo, come se appartenesse a un passato remoto senza conseguenze nel presente. E invece a ben guardare il colonialismo è finito solo sulla carta, ora esiste una forma più moderna che possiamo chiamare “neocolonialismo” e che permette alle vecchie “madrepatria” come Francia e Gran Bretagna di continuare a sfruttare i paesi africani o comunque a prendere decisioni al posto loro. E quando qualche paese “alza” la testa, vedi il Burkina Faso di Thomas Shankara, o più recentemente la Costa d’Avorio di Gbagbo o la Libia di Gheddafi, ecco che l’Occidente direttamente o indirettamente si intromette per modificare l’equilibrio a proprio vantaggio. Insomma se in Africa un presidente decide di fare davvero il suo ruolo e di fare il meglio per il proprio popolo, ecco che diventa secondo i media occidentali un “dittatore” e si procede subito con un “regime changing” per far ripiombare quel paese nell’abisso del neocolonialismo. Ne volete un esempio? La Francia assetata di petrolio non ci ha messo poi molto a decidere di far saltare il Colonnello dalla Libia, e lo ha fatto unicamente per motivi economico-utilitaristici non certo per motivazioni a carattere umanitario. Parigi ha lanciato le bombe contro la Libia, ha distrutto assieme all’Occidente la Libia salvo poi constatare che il collasso dello Stato ha creato una anarchia che provoca la fuga di decine di migliaia di civili che non meritano nemmeno di venire accolti come profughi, vedi quanto sta accadendo a Ventimiglia. E se pensate che stiamo esagerando pensate che non un secolo fa ma solo trent’anni fa il Sudafrica era ancora in mano al regime razzista dell’apartheid e conduceva una guerra di conquista contro l’Angola per appropriarsi delle sue risorse energetiche con tanto di appoggio di Stati Uniti, Nato e Portogallo. Non a caso a Londra la Thatcher definiva ancora negli anni Ottanta Nelson Mandela una sorta di “terrorista”, giusto per ricordare quanto in realtà l’Europa sia tutto tranne che “civile” soprattutto nei confronti dell’Africa e degli africani. Dunque i vari politici  da bar e i vari giustizieri da cortile che vorrebbero rimandarli con i barconi a casa loro dovrebbero come minimo prima darsi una rinfrescata di storia, perlomeno capiranno il perchè molta gente non possa tornare a casa sua.

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