L'ombra del razzismo sulla Silicon ValleyTribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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L’ombra del razzismo sulla Silicon Valley

Avete presente la Silicon Valley? Stiamo parlando del paradiso della tecnologia digitale mondiale, un paradiso evidentemente non aperto ai neri che sono solo il 2% del totale dei dipendenti impiegati da Google. 

Non è un Paese per neri. Pensate che siamo i soliti antiamericani che leggono in modo univoco le notizie? Bhe sicuramente non siamo dei fan della democrazia a stelle e strisce, touchè, ma i dati sono purtroppo reali ancor più che sono stati diffusi da un quotidiano da sempre Usa friendly come La Stampa. Nella Silicon Valley, la capitale in fermento della tecnologia digitale mondiale, ci sarebbe un reale problema di pregiudizio razziale. Google, colosso digitale famoso nel mondo, ha reso noti i dati suoi suoi 46.000 dipendenti e non sono mancate le immediate polemiche dal momento che le persone di colore arrivano a malapena al 2% del totale seguiti dal 3% degli ispanici e dal 30% di donne; tutti gli altri sono maschi bianchi. Ma il problema non è solo di Google, sembra essere sistemico dal momento che un dipendente afroamericano della Apple ha fatto causa alla compagnia in quanto gli sarebbe stata negata una promozione a causa del colore della sua pelle. Un vero e proprio caso di discriminazione razziale se dovesse venire provato che Andrew Dupree, 31enne di Orlando, ha detto il vero. La causa è stata presentata il 18 dicembre 2013 e sostiene che la manager dell’Apple Store di Orlando dove lavorava Dupree gli avrebbe detto chiaramente che: “i dipendenti neri non raggiungono le posizioni dirigenziali in questo mercato“. A quel punto Dupree, sconsolato, emigrò a Sydney, in Australia, dove trovò un impiego in un negozio facendo aumentare le vendite del 14% con il sistema dell’ “Easy Pay Program”. Anche a Sydney però Dupree non ebbe alcuna promozione così decise di tornare a Orlando, ma nonostante gli sia stato promesso il trasferimento, non venne riassunto. A quel punto Dupree decise di fare causa e la Apple, pur non commentando i dettagli della causa, ha ammesso l’esistenza del procedimento. Che ci sia un reale problema di discriminazione alla Silicon Valley ?

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