L'ombra della Casa Bianca dietro la "Rivoluzione degli Ombrelli"Tribuno del Popolo
giovedì , 14 dicembre 2017
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L’ombra della Casa Bianca dietro la “Rivoluzione degli Ombrelli”

Ufficialmente si chiama “Occupy Central” ed è il movimento che destabilizza Hong Kong, centro finanziario globale di importanza strategica vitale. Washington appoggia apertamente le proteste dei giovani di Hong Kong, e pensare che poco tempo prima la Casa Bianca si era schierato contro lo stesso format “Occupy” in atto a Bangkok, dove però si contestava un governo fantoccio degli Stati Uniti. 

Non accennano a placarsi le proteste di “Occupy Central” a Hong Kong con i giornalisti che fanno a gara nel cercare di fornire il miglior quadro possibile dei manifestanti, che diventano dei giovani nel romantico tentativo di “riprendersi le proprie libertà”, le stesse libertà democratiche che non hanno mai avuto dal momento che fino al 1997 Hong Kong era un protettorato britannico e il governatore locale veniva scelto a Londra. Ovviamente gli Usa hanno appoggiato subito apertamente le proteste di Hong Kong, questo perchè l’isola meridionale della Cina rappresenta un luogo strategico per provare a destabilizzare l’intera Cina continentale, ovvero il vero obiettivo degli Stati Uniti, che proprio in questo XXI secolo rischiano di perdere il predominio economico a vantaggio della Cina. Qualche mese fa però ci fu un altro movimento Occupy, questa volta in Thailandia, altro paese importante per l’Asia dal punto di vista strategico. A Bangkok entrò in scena un altro movimento di protesta sulla stessa falsariga di quello in atto a Hong Kong, peccato che in quel caso la rabbia dei manifestanti fosse diretta contro un governo fantoccio degli interessi degli Stati Uniti nell’area. In quel caso la Casa Bianca senza pensarci due volte prese le distanze dalle proteste di Bangkok, come mai?

Un articolo di Tony Cartalucci pubblicato su Megachip.Globalist, serve a comprendere meglio la composizione delle proteste della cosiddetta Rivoluzione degli Ombrelli di Hong Kong. Dietro la protesta per la democrazia infatti si nasconde un gruppo di interessi finanziari che farebbe capo direttamente al Dipartimento di Stato americano e alle sue succursali: National Endowment for Democracy” (NED) e “NationalDemocratic Institute” (NDI). Il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha concesso una intervista alla Reuters nella quale, se ve ne era ancora bisogno, ha chiarito ulteriormente l’atteggiamento della Casa Bianca nei confronti delle proteste in Cina: La Casa Bianca segue da vicino le proteste pro-democratiche di Hong Kong e sostiene le aspirazioni della sua gente”; e ancora “Gli Stati Uniti appoggiano il Suffragio Universale di Hong Kong come contemplato dalla Basic Law (Costituzione) e sostengono le aspirazioni del suo popolo”. Secondo Cartalucci la NDI succitata sarebbe diretta emanazione del Dipartimento di Stato Usa, e infatti anche le richieste della protesta sembrano ricalcate proprio sui punti riportati sul sito web della NDI: “La Basic Law promuove una linea guida di governo in base alla quale gruppi di particolare interesse, o circoscrizioni funzionali, mantengono metà dei seggi nel Consiglio Legislativo. Al momento a Hong Kong il presidente è scelto da un comitato selezionato in modo non democratico. Secondo la Basic Law, comunque, l’obbiettivo finale è il Suffragio Universale che, per quanto non legalmente definito, per i cittadini di Hong Kong significa autentica democrazia.”

Ma andiamo nel dettaglio. Qualora il programma dei manifestati dovesse diventare realtà Pechino perderebbe sostanzialmente il diritto di porre il veto su alcuni candidati, di conseguenza i candidati finanziati dal Dipartimento di Stato americano potranno inserirsi nella vita pubblica indisturbati. Sul sito web dell’NDI infatti si legge: “ L’NDI si è anche impegnato al fine di portare partiti politici, leader governativi e personaggi della società civile in forum pubblici ove discutere lo sviluppo, il ruolo dei partiti di Hong Kong e le riforme politiche. Nel 2012, per esempio, una conferenza del SynergyNet, un think tank di Hong Kong sponsorizzato dall’NDI, ha presentato membri di partiti in rappresentanza dell’intero spettro ideologico ed esplorato come adottare un sistema di coalizioni governative in grado di condurre a un processo legislativo più dinamico”. Ma le attività di questo NDI non sono finite qui, avrebbe anche sponsorizzato altre organizzazioni di Hong Kong per sovvertire il controllo cinese sulla città, e soprattutto ogni leader di Occupy Central sarebbe legato a doppio filo proprio con il Dipartimento di Stato americano. Prendiamo per esempio Benny Tai, uno dei leader del movimento, che è un docente di legge nell’università di Hong Kong nonchè collaboratore del CCPL (Centre for Comparative and Public Law), il quale è finanziato da NDI. ma tutti gli altri autoproclamatosi leader del movimento hanno tutti legami in qualche misura con Washington, basti pensare a Marin Lee, presidente del Hong Kong DemocratParty che fino a qualche mese fa si trovata in quel degli Stati Uniti per discutere con Joe Biden. Insomma più che proteste autonome sembrano proteste eterodirette e importate. Se siete dubbiosi basti guardare negli  ultimi dieci anni dove sono state orchestrate le principali rivolte di piazza per la “democrazia”: Venezuela, Siria, Libia, Brasile, Russia (vedi Pussy Riot etc.), Sudafrica (minatori etc.), Iran, Ucraina e giustappunto Cina. Inoltre sempre il Dipartimento di Stato Usa era stato accusato di aver preparato piani di destabilizzazione anche a Cuba. Stranamente queste lotte per la democrazia esplodono solo in quei paesi che non sono del tutto allineati allo strapotere americano. Un caso?

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