L'ombra della mafia dietro al Pdl, ma gli italiani se ne fregano | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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L’ombra della mafia dietro al Pdl, ma gli italiani se ne fregano

La Corte d’Appello di Palermo ha condannato  l’ex senatore Pdl Marcello Dell’Utri imputato di concorso esterno in associazione mafiosa confermando la pena di 7 anni. Questo getta nuove ombre sul ventennio berlusconiano dal momento che Dell’Utri è stato accusato di essere uno dei referenti di Cosa Nostra nella politica. 

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Berlusconi e i suoi sostenitori hanno letteralmente deriso tutti coloro che, negli ultimi vent’anni, lo hanno accusato di essere colluso con personaggi a dir poco discutibili. Ci hanno pensato come Marco Travaglio, Antonio Ingroia a alfabetizzare gli italiani sui legami oscuri della criminalità organizzata con le istituzioni e la politica italiana. Gli italiani hanno cominciato  a ricordare personaggi come Mangano, lo stalliere portato dal Cavaliere ad Arcore, secondo molti il referente di Cosa Nostra nell’antro del Cavaliere. Ora però la Corte d’Appello di Palermo ha confermato quelle che erano solo voci condannando l’ex senatore del Pdl Marcello Dell’Utri a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell’Utri quindi sarebbe a tutti gli effetti un mafioso, e il fatto che stato nel 1994 il fondatore di Forza Italia e che sia tuttora un confidente di Silvio Berlusconi, non fa che confermare tutti i dubbi e le accuse di questi ultimi vent’anni. La condanna di Dell’Utri conferma dunque che la mafia ebbe dei contatti con la politica ad alto livello, e nessuno potrà più nascondersi dietro foglie di fico immaginarie. Un vulnus lungo vent’anni, un bubbone purulento che purtroppo è ancora ben presente nel tessuto sociale del Paese. Secondo l’Ansa e l’Agi inoltre, il pg Luigi Patronaggio ne avrebbe chiesto l’arresto, paventando il pericolo di fuga. La sentenza che ha condannato oggi l’ex senatore del Pdl giunge a 17 anni dall’avvio delle indagini, aperte nel 1994 dalla Procura di Palermo e sfociate nell’ottobre del 1996 nel rinvio a giudizio. Il primo processo, apertosi il 5 novembre del 1997 davanti al Tribunale di Palermo presieduto da Leonardo Guarnotta, era durato sette anni e si era concluso l’11 dicembre del 2004 con la condanna dell’imputato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa, più due anni di libertà vigilata, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento per le parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo. Per gli italiani però evidentemente votare un politico colluso in qualche modo con la criminalità organizzata, o comunque amico di persone colluse con la mafia, non rappresenta un problema. Anzi, gli italiani finiscono per non votare quelli che da anni chiedono giustizia e trasparenza su quei fatti, come se essere contro la mafia e a favore del rispetto delle legge sia una cosa da “sfigati”. Forse, a pensarci bene, il nostro Paese è messo così male anche per questo..

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