L’onda nera che ha devastato l’oasi. Di chi è la colpa?Tribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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L’onda nera che ha devastato l’oasi. Di chi è la colpa?

L’onda nera che ha devastato l’oasi. Di chi è la colpa?

Nella notte tra il cinque ed il sei novembre uno sversamento di cherosene ha invaso l’area della tenuta di Maccarese. Una marea nera è scivolata tra i canali di bonifica inondando tutta la zona limitrofa. All’origine del danno una falla nella condotta dell’Eni, costruita nel 1961, che trasferisce il carburante da Civitavecchia all’aeroporto di Fiumicino, percorrendo circa 80 chilometri.

Il comunicato ufficiale dell’Eni parla di furti di cherosene. Inizialmente si è parlato di due furti, poi diventati quattro. Il primo nell’area di Torre in Pietra, l’altro nell’area vicino Maccarese. Il primo sversamento si è verificato nel Rio Palidoro che sfocia in mare, l’onda nera di cherosene ha raggiunto il nord del litorale fino a Ladispoli. La seconda perdita si è riversata nei canali di bonifica fino al Rio Tre Cannelle, uno dei più grandi, che si unisce a due km dalla foce al fiume Arrone, emissario del lago di Bracciano, il cui ultimo tratto sfocia al villaggio dei pescatori di Fregene e quindi attraversa l’oasi foce dell’Arrone, istituita 3 anni fa dal WWF. I danni all’ecosistema sono immani, e la versione ufficiale dell’Eni non convince pienamente.

Riccardo Di Giuseppe, responsabile WWF dell’Oasi di Macchiagrande e foce dell’Arrone, ha partecipato ad un tavolo con l’Eni per avere chiarimenti sulla vicenda “L’Eni ha parlato subito di furti, quindi sarebbe parte lesa. Ci hanno detto che sono furti di persone senza scrupoli, organizzazioni criminali. Sostengono che nell’ultimo anno ci siano stati una ventina di tentativi, quindi non sarebbe la prima volta che accade una cosa del genere. Quello che effettivamente vogliamo capire è se c’è stata una perdita progressiva nel tempo e quali danni ha causato al territorio. Vogliamo sapere come metteranno in sicurezza il condotto, perché viviamo con una bomba atomica dietro le spalle

Riccardo racconta il drammatico arrivo all’Oasi a due giorni dallo sversamento di cherosene “La gente aveva intuito una perdita già intorno al 7 novembre per l’odore che c’era, puzza di benzina. Noi l’8 siamo andati sul campo e abbiamo visto morire tantissimi animali, cherosene che galleggiava ovunque. Abbiamo dato subito l’allarme. Purtroppo con due giorni di ritardo, nessuno ci ha avvertito. Se si interveniva prima avremmo potuto fare qualcosa in più. Nessuno ha dato l’allarme. Accerterà la magistratura se c’erano i controlli adeguati. L’Eni ha responsabilità perché un impianto così importante da una parte lo devi ammodernare dall’altra lo devi sorvegliare. C’è del personale che fa il giro della struttura, hanno parlato di nuove tecnologie che metteranno in atto adesso. Perché non ci hanno pensato prima? A quanto pare non ci sono sistemi di protezione adeguati, e loro questo l’hanno ammesso promettendo di fare di tutto per metterlo in sicurezza. Noi chiederemo un accesso agli atti e chiederemo tutta la documentazione.”

A danno compiuto ci si aspettava almeno una mobilitazione d’urgenza per arginare la tragedia. Anche perché quello che si stava verificando era un vero disastro ambientale “500 tonnellate di pesce morto. Tanti uccelli, soprattutto anatre, 55 germani, 15 nutrie. Invertebrati, come gamberi. Tutto l’ecosistema della zona umida devastato. E La cosa più inquietante –Prosegue Riccardo-  è che non c’erano organi preposti a rimuovere il cherosene o gli animali morti solo noi del WWF e della Lipu. Non avevamo neanche materiale adatto e nel frattempo si innescava una catena, gli animali mangiavano animali infetti e magari morivano a 10 km di distanza. Non c’erano mezzi per intervenire, e ricordo che siamo in una riserva statale che ha un vincolo ambientale.”

La reale entità dei danni non è ancora definibile, soprattutto le ripercussioni che potrebbe avere questo disastro su pesca e agricoltura sono ancora sconosciute. La contaminazione del cherosene potrebbe rappresentare un vero e proprio tracollo del mercato locale

Chiediamo un intervento immediato di bonifica e di recinzione delle zone contaminate, vorremmo sapere inoltre qual è effettivamente la quantità di cherosene sversato. Vogliamo sapere come metteranno in sicurezza il condotto, come riqualificheranno la zona. Abbiamo bisogno di un monitoraggio ambientale continuo. Vogliamo capire quali sono le condizione del nostro territorio, per verificare la situazione delle acque. Apparecchiature adatte ed un laboratorio mobile. L’Eni al tavolo si è dimostrata molto disponibile, vediamo come e quando interverrà.”

Tirando le somme di questo intricato disastro ambientale quello che rimane è un territorio ulteriormente devastato, una piccola isola felice, nell’abusivismo,  è stata intossicata. Il litorale Romano di certo non è conosciuto per la sua salubrità, e la direzione in cui si dovrebbe andare per riqualificarlo non è certo quella dell’Eni. I giudici accerteranno chi è realmente la parte lesa in questa faccenda e quali sono le responsabilità del colosso Statale. Una cosa è certa in questo paese quando avvengono tragedie tutto sembra inevitabile.

Fonte: Oltremedianews

Giulio Morucci

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