L'Onu accusa Israele dopo le stragi di ieri a Gaza, ma Tel Aviv andrà avantiTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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L’Onu accusa Israele dopo le stragi di ieri a Gaza, ma Tel Aviv andrà avanti

Nella giornata di ieri le forze armate di Israele hanno colpito un mercato durante la tregua e la scuola dell’Onu uccidendo decine e decine di innocenti. Delle stragi immotivate che hanno scatenato finalmente la reazione dell’Onu e degli Usa, ma Tel Aviv non si fermerà e Netanyahu ha mobilitato 16.000 riservisti supplementari. 

Nulla riesce a fermare Israele, nemmeno all’indomani di quanto successo ieri, quando le forze armate di Tel Aviv hanno colpito un mercato gremito di gente, peraltro durante una tregua, e una scuola dell’Onu dove hanno trovato la morte diversi bambini. Si è trattato di un episodio gravissimo dal momento che un colpo di artiglieria israeliano ha colpito una scuola dell’agenzia Onu per i rifugiati a Jabaliya nella Striscia facendo 23 morti (compresi donne e bambini) e decine di feriti. Un attacco che non ha potuto lasciare indifferente nemmeno il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon che ha subito definito l’attacco come “ingiustificabile“. Non solo, Ban Ki-Moon ha anche ricordato come l’Onu avesse segnalato la presenza di questa scuola a Israele diverse volte, e ha affermato che “Nulla è più vergognoso che attaccare dei bambini mentre dormono“. Non solo, l’Onu ha parlato direttamente di responsabilità israeliana, e persino gli Stati Uniti hanno parlato dell’uccisione di “civili innocenti” e hanno condannato l’attacco. Per non parlare di quanto successo al mercato di Sajaya, dove le bombe israeliane hanno ucciso 17 persone durante la  tregua umanitaria di quattro ore annunciata dall’esercito israeliano. Ma Israele non si fa minimamente scalfire da queste prese di posizione e va avanti, anzi il governo di Tel Aviv ha persino mobilitato altri 16.000 riservisti in vista del proseguimento delle operazioni militari a Gaza, che dunque sono ancora lontane dalla fine. Al momento il numero di palestinesi ammazzati dall’inizio delle operazioni ha raggiunto quota 1336 con oltre settemila feriti, e il numero sembra destinato drammaticamente ad aumentare dal momento che Israele continua a voler portare avanti le operazioni fin quando non verranno distrutti tutti i tunnel di cui è a conoscenza. A Gaza però si muore, gli sfollati hanno superato quota 200.000 e il numero di strutture di assistenza è ormai al collasso. Per l’ong Gvc sono circa 600mila le persone nella Striscia che rischiano di non aver accesso all’acqua potabile, e di tutto questo è direttamente responsabile proprio Israele anche se nessuno nella comunità internazionale sembra avere la forza sufficiente per imporre a Tel Aviv di finirla. Chissà cosa sarebbe successo se fosse stato un altro Paese a scatenare tutta questa violenza…

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