L'ossessione di Washington si chiama "Siria"Tribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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L’ossessione di Washington si chiama “Siria”

Il Pentagono ha presentato al Congresso Usa la sua prima lista di opzioni sul campo per un intervento militare in Siria. Un intervento contro Damasco avrebbe però un costo di svariati miliardi di dollari.

La Casa Bianca non riesce a capacitarsi di essere arrivata al punto di finanziare gruppi di ribelli vicini ad Al Qaeda e all’estremismo islamico e di non essere ancora riuscita a piegare il governo di Bashar al-Assad. Anzi la resistenza del governo siriano ha fatto saltare il banco, forzando gli Stati Uniti a elaborare una serie di opzioni dettagliate sul campo per un intervento militare in Siria. Scenari bellici che sono stati elencati in una lettera del capo di Stato Maggiore Usa, il generale E. Dempsey.Attacchi a lungo raggio contro obiettivi militari del governo siriano richiederebbero centinaia di aerei, navi e sottomarini”, e costerebbero “miliardi di dollari”, recita la lettera di Dempsey, pubblicata per estratti da The New York Times. Si tratta della prima volta che il Pentagono ha preso seriamente in considerazione un’offensiva in territorio siriano. Le opzioni in campo includono sforzi per formare, consigliare e assistere l’opposizione; condurre limitati attacchi missilistici; istituire una no-fly zone; stabilire una zona cuscinetto, molto probabilmente lungo il confine con la Turchia o con la Giordania; prendere il controllo delle scorte di armi chimiche di Assad”. La formazione e l’assistenza delle forze di opposizione secondo Dempsey arriverebbero a costare qualcosa come 500 milioni di dollari all’anno, mentre gli attacchi a lunga gittata costerebbero probabilmente miliardi di dollari. Istituire una no-fly zone con operazioni militare congiunte avrebbe un costo di un miliardo di dollari al mese. Opzioni che forse aiuterebbero l’opposizione e metterebbero pressione al “regime”. Una volta concretizzatesi, però, “sarà difficile evitare un coinvolgimento più profondo”.La decisione di usare la forza altro non è che una atto di guerra (…) Potremmo inavvertitamente rendere più potenti estremisti o scatenare quelle stesse armi chimiche che stiamo cercando di controllare”, ha concluso Dempsey.

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