Lotta al terrorismo. Ecco cosa si dovrebbe e potrebbe fare...Tribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Lotta al terrorismo. Ecco cosa si potrebbe fare…

Lotta al terrore? In teoria tutti d’accordo ma cosa potrebbe e dovrebbe fare il nostro governo? Senza nessuna pretesa di avere la ragione in tasca ecco quello che secondo noi si dovrebbe fare come #Italia e come #Europa per disinnescare non solo il pericolo immediato del terrorismo ma anche il futuro spettro della lotta tra civiltà.

Innanzitutto una premessa, in un mondo ormai quasi tutto cibernetico e globalizzato quasi chiunque, anche giustamente, può fornire la propria idea sui fatti di attualità. Quando il terrorismo squarcia la normalità è molto ma molto facile farsi prendere dal panico e arrivare a soluzioni affrettate, quasi comprensibile, eppure non sempre le soluzioni suggerite dalla pancia a problemi complessi sono le più indicate, anzi. Ogni forza politica come spesso accade prova a tirare acqua al proprio mulino, e ovviamente le forze più radicali, quelle che traggono giovamento dallo scontro di civiltà, sono quelle più favorite dalla tensione in quanto promettono facili risposte a problemi complessi che invece meriterebbero approfondite riflessioni. Ecco cosa invece a nostro dire una forza politica dovrebbe provare a fare in una situazione di questo tipo:

1- Inviare truppe sul terreno sarebbe quantomeno inutile, almeno per un paese come l’Italia. Ad esempio in Bulgaria il premier Borissov ha recentemente dichiarato: “Ho sempre detto che il problema va risolto con i mezzi diplomatici, perché quando mandi aerei militari e lanci missili non puoi aspettarti la pace da chi hai attaccato“. Questo NON vuol dire assolutamente chiamarsi fuori dalla lotta al Califfo ma semplicemente prendere atto che sono stati proprio gli interventi militari americani e della Nato in Iraq e Afghanistan a creare un terreno fertile per il terrorismo. Dato che Mosca ad esempio è già intervenuta si potrebbe cercare di lavorare per il superamento delle divisioni con questo paese (vedi eliminazione delle sanzioni), e rafforzare seriamente coloro che combattono l’Is sul campo.

2- Interrompere ogni relazione con i paesi che supportano indirettamente lo Stato Islamico costringendoli così ad assumersi le responsabilità delle proprie azioni di fronte alla comunità internazionale, e soprattutto smetterla di vendere armi a paesi da cui poi potrebbero finire in qualche modo nelle mani dei terroristi.

3- Sbagliare è sempre fastidioso ma riconoscere i propri errori può essere segnale di grande maturità. Nel caso della Siria ad esempio non sarebbe troppo tardi per riconoscere di aver sbagliato in modo clamoroso a chiedere la testa di Assad anche quando era ormai chiaro che l’opposizione moderata era ormai stata completamente soffocata dai tagliagole del Callifato e di Al Qaeda. Se prima infatti si poteva asserire di essere contro il dittatore cattivo di fronte alle barbarie è diventato completamente incomprensibile l’insistere nel cacciare Assad di fronte all’accrescimento di potere e pericolosità delle bande jihadiste.

4- In conseguenza del punto -3 senza per questo prendere le parti di Assad basterebbe semplicemente coordinare gli attacchi delle potenze già intervenute (Francia e Russia) con quelle già attive sul terreno, ovvero l’esercito siriano e iracheno, per condurle seriamente a liberare le regioni controllate dallo Stato Islamico entro pochi mesi. Ricordate che la scorsa estate si parlava di una grande operazione di terra dell’Iraq su Mosul? A oggi questi piani, misteriosamente, sono stati accantonati.

5- Perchè continuare a mandare soldati all’estero se abbiamo paura che possano consumarsi attentati nel nostro territorio? Tanto vale fare il contrario e richiamarli in patria coerentemente con la nostra Costituzione per difendere i nostri confini e le nostre città da eventuali attentati.

6- L’unico modo per distruggere l’Isis, come peraltro certificato anche dall’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, generale Leonardo Tricarico, già ex consigliere militare di tre presidenti del consiglio e oggi presidente della fonazione Icsa, non può di certo essere solo il bombardare dall’alto: “E’ come percuotere un vespaio evitando di intervenire. E’ sempre stato così ed è ora che se ne prenda atto: con i bombardamenti non solo non si risolve niente ma si creano dei danni“. E quindi? Quindi basterebbe NON mettere i bastoni tra le ruote a quegli stati che già combattono l’Is, magari impegnandosi per impedire che altri paesi gli forniscano assistenza e copertura e coinvolgendo paesi come Iran, Egitto e Russia.

A.C.

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