L'Ucraina che resiste ai fascisti e all'aggressione imperialistaTribuno del Popolo
martedì , 25 luglio 2017
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L’Ucraina che resiste ai fascisti e all’aggressione imperialista

Nelle ultime due settimane abbiamo assistito ad un’escalation significativa dell’impegno internazionale dei tre capibastone dell’opposizione ucraina – Klichko, Tjagnibok e Jacenjuk: la presenza alla recente conferenza di Monaco, gli incontri con il senatore repubblicano statunitense John McCain (e, per par condicio, con il segretario di Stato USA, il democratico John Kerry), alcune delegazioni occidentali a Kiev.

Il tutto mentre la piazza di Kiev, assieme a quella delle altre città, va perdendo il tenore di “manifestazione di massa” lasciando spazio agli sparuti gruppi dell’ultradestra – coloro che non si riconoscono neanche in Svoboda (e infatti non sono mancati scontri e tafferugli tra quest’ultimo partito e gruppi come il Pravyj Sektor). Lo stesso Klichko, il 31 gennaio, attraverso l’ufficio stampa del suo partito, Udar, ha dichiarato che questi gruppi estremisti “operano per screditare l’opposizione” e “saranno identificati e condannati”. (sic!).1

L’impressione è quella che i tre leader dell’opposizione si siano resi conto del loro calo di popolarità e vogliano tentare un pericoloso colpo di coda, coinvolgendo apertamente (anche perché l’ingerenza straniera in Ucraina è ormai un segreto di Pulcinella) gli sponsor europei e statunitensi: recentemente la stampa ucraina ha fornito i primi risultati di alcune inchieste sui finanziamenti alle organizzazioni d’opposizione, con tanto di numeri di conto corrente e intestatari. Torneremo sopra questo argomento, per il momento accenniamo solo che si tratta di decine di milioni di dollari incassati settimanalmente dai nazionalisti.2

Il crollo di partecipazione alle manifestazioni è ben raffigurato in questa mappa, aggiornata al 27 gennaio:

ucraina map

Oltre all’area metropolitana di Kiev, dove i partecipanti alle manifestazioni superano mediamente le 5mila unità, è evidenziata la regione di Ivano-Frankivsk, l’oblast’ tristemente nota dove l’estrema destra di Svoboda e il resto dell’opposizione hanno occupato i palazzi dell’amministrazione statale varando delle norme per la messa fuorilegge del Partito Comunista d’Ucraina e del Partito delle Regioni (il partito di appartenenza del Presidente Yanukovich). Altre regioni in cui si registra una significativa presenza media di manifestanti sono quelle di Lvov, Chernihiv e Chmelnyckij (dai 500 ai duemila) mentre il resto dei capoluoghi del paese vede scendere in piazza meno di 500 persone – pochi, ma spesso bene organizzati militarmente.

La diminuzione generalizzata del numero dei partecipanti ai “majdan locali” non ha però tranquillizzato né i partiti della sinistra (Partito Comunista in testa), né il Partito delle Regioni (forte prevalentemente nell’est del paese), né l’opinione pubblica, che temono, oltre un colpo di stato spalleggiato dall’estero, anche le incursioni dei fascisti nei capoluoghi locali: esemplare è il caso di Zaporozhie, dove il 26 gennaio i fascisti (provenienti prevalentemente da fuori regione) hanno tentato di assaltare la sede regionale del Governo, per essere poi respinti dalla popolazione. Proprio Zaporozhie è diventata celebre negli ultimi due giorni perché su iniziativa del comitato regionale del PCU è stata organizzata la Milizia, annunciata nelle sedute del consiglio comunale del capoluogo e del consiglio dell’oblast’, rispettivamente dal segretario regionale Vitalij Mishuk e dal consigliere Elena Semenenko.

Riportiamo estratti dalla Dichiarazione del gruppo consiliare del Partito Comunista di Ucraina alla sessione del Consiglio Comunale di Zaporozhie (31 gennaio 2014):

[...] A causa della situazione politica estremamente tesa in Ucraina, ai tentativi dei gruppi radicali filo-fascisti di impadronirsi con la violenza del potere statale, all’occupazione degli edifici delle amministrazioni statali regionali, dei ministeri e dei dipartimenti, alle sommosse, agli atti di vandalismo contro i monumenti ai dirigenti di governo del periodo sovietico, contro le tombe dei soldati della Grande Guerra Patriottica – il paese è sull’orlo dello scontro civile.

Le manifestazioni di massa sotto gli edifici dell’amministrazione statale regionale di Zaporozhie e i tentativi di occuparli con l’assalto del 26 gennaio 2014 da parte di militanti provenienti dalle regioni occidentali dell’Ucraina ci dicono che tutta questa infezione è strisciata fino alla regione di Zaporozhie. Le persone non capiscono – perché il Presidente non agisce? Perché il garante della Costituzione ha cessato di essere il garante della pace e della tranquillità civili? Perché il governo non vuole proteggere se stesso e il suo popolo?

[...]

(le organizzazioni aderenti alla Milizia, NdT) hanno avviato la costituzione nella nostra città del Consiglio della Milizia (in seguito, Consiglio) il cui obiettivo principale sarà il controllo dell’ordine pubblico nella città, la creazione di squadre di intervento rapido contro le rivolte di massa, il contrasto all’occupazione degli edifici amministrativi, agli atti vandalici e così via.

Il Consiglio intende opporsi a qualsiasi forma di restauro del fascismo e di giustificazione dei crimini commessi dai terroristi dell’OUN-UPA (Organizzazione dei nazionalisti ucraini – Esercito Insurrezionalista Ucraino, collaborazionisti dei nazisti, NdT) e simili. Il Consiglio sarà un’organizzazione pubblica non paramilitare e indipendente da tutte le forze politiche. Può essere membro dell’organizzazione qualsiasi cittadino o ente pubblico su base volontaria.

Facciamo appello al popolo della regione di Zaporozhie, alla direzione della città e della regione a sostenere l’iniziativa per la creazione di questa formazione pubblica. Invitiamo tutti i cittadini interessati della regione di Zaporozhie a unirsi alle schiere della Milizia. [...] 3

Il 30 gennaio, la Milizia, in maniera analoga a quanto fatto a Zaporozhie, ovvero durante una seduta del Consiglio comunale, era stata presentata a Stahanov, città operaia di circa 90mila abitanti nella regione di Lugansk. Il primo segretario della locale organizzazione del Partito Comunista e consigliere comunale Viktor Sinjaev ha chiesto la messa fuori legge dei partiti fascisti, primo fra tutti Svoboda, e ha delineato la struttura organizzativa della Milizia che raccoglie operai, giovani e cosacchi.4

Il 31 gennaio, anche nel capoluogo Lugansk è stata presentata (da Maksim Chalenko, primo segretario cittadino del PCU) la Milizia locale. Chalenko ha spiegato che la Milizia ha la sua base presso la sede regionale del PCU e conta su 200 militanti, coordinati in modo da poter rispondere e respingere in breve tempo eventuali attacchi fascisti, inclusi gli assalti agli edifici della pubblica amministrazione. Chalenko ha informato che in ogni angolo della città vivono dei comunisti, che hanno il compito di monitorare la situazione e sono preparati ad agire in caso di necessità.5

Torneremo in articoli successivi a seguire l’evoluzione delle Milizie che si stanno costituendo su iniziativa dei comunisti, anche in occasione della marcia antifascista che si terrà a Zaporozhie, come anche in altre località, l’8 febbraio.

Il 1 febbraio, a Kharkov, su iniziativa del popolare governatore della regione, Mihail Dobkin e del Partito delle Regioni, è stato fondato il movimento “Fronte Ucraino”, alla presenza di oltre 6mila persone. Gli obiettivi del movimento, il cui nome richiama le gesta della resistenza contro i nazifascisti durante la seconda Guerra Mondiale, sono “sbloccare l’isolamento informativo dei cittadini dell’Ucraina occidentale”, “sgomberare senza condizioni tutti gli edifici amministrativi e i luoghi occupati”, “indire il referendum per cancellare l’immunità dei parlamentari” ecc.

Il Fronte Ucraino ha adottato dei colori che sono ormai il segno distintivo di tutto il movimento “antimajdan”, ovvero il nero e l’arancio (accompagnati dalla stella rossa) originari del nastro dell’Ordine di San Giorgio ma arrivati alle nuove generazioni poiché adottati dall’URSS di Stalin a simboleggiare la vittoria contro la Germania nazista.

Lo scontro con il Majdan è infatti non solo uno scontro politico, ma anche uno scontro a colpi di contrapposti riferimenti storici6: da una parte il collaborazionista Bandera e l’OUN-UPA, dall’altra parte i partigiani, l’Armata Rossa, e gli stessi Lenin e Stalin, e questi anche per i non comunisti: a Lutsk, Ucraina occidentale, il 3 febbraio, per celebrare i 70 anni dalla liberazione della città, è stato inaugurato proprio un busto di Stalin.7

Con l’eccezione di Odessa dunque, dove la popolazione è scesa in piazza in massa contro i fascisti già il 25 gennaio (un compagno del luogo mi riferisce che i cittadini di Odessa erano 5mila, i banderovcy al massimo 200), nel resto del paese si sono generalmente seguite fino allo scorso fine settimana le raccomandazione delle forze dell’ordine, ovvero evitare le provocazioni ed evitare di “mettere in difficoltà” le forze speciali del Berkut.

Volendo tratteggiare l’evoluzione della situazione delle ultime settimane, dal punto di vista della reazione popolare alle violenze del Majdan e della nascente mobilitazione popolare, ciò che risalta è il fatto che i comunisti abbiano saputo interpretare la volontà della popolazione progressista, stanca dell’attendismo del Presidente Yanukovich, e come essi siano riconosciuti, assieme ad alcuni esponenti del Partito delle Regioni (che però ha una certa connotazione filo-russa, anche di carattere “etnico”) come una forza credibile politicamente e capace di contrastare i fascisti anche sul piano del confronto diretto, nelle piazze. Non è un caso, quindi, che le sedi del Partito Comunista d’Ucraina siano colpite da frequenti attentati (la sede di Sinferopoli è stata vandalizzata il 29 gennaio, ultima in ordine di tempo) e che vi siano reiterati tentativi da parte di Svoboda per metterlo fuorilegge.

Da comunisti, e conseguentemente internazionalisti, non possiamo non ammirare il coraggio dei compagni ucraini e, con esso, la lungimiranza e la concretezza della loro battaglia politica, condotta nel Parlamento come nelle cittadine periferiche.

Da comunisti, non possiamo non sostenere la loro lotta che è una lotta anche contro le ingerenze di carattere imperialista dell’Unione Europea – ingerenze che sono la proiezione esterna della politiche antioperaie attuate entro i confini comunitari.

NOTE

1 http://ei.com.ua/news/397137-klichko-poobeshhal-privlech-k-otvetstvennosti-aktivistov-pravogo-sektora.html

6 A gennaio tra l’altro è stata celebrata una ricorrenza estremamente significativa: i 360 anni del Trattato di Perejaslav che sancì la fine del dominio della Confederazione Polacco-Lituana sui territori polacchi e l’inizio del protettorato russo su di essi. Bohdan Chmelnyckij, atamano dei cosacchi ucraini, fu il condottiero della rivolta contro la Rzeczpospolita.

7 http://lenta.ru/news/2014/02/03/monument/

Flavio Pettinari per Marx21.it

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