L'Ucraina, la NATO e la preparazione della guerra alla RussiaTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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L’Ucraina, la NATO e la preparazione della guerra alla Russia

Il portale “Svobodnaja Pressa” (Stampa Libera) raccoglie l’opinione di alcuni politici e analisti russi e ucraini sulle conseguenze della decisione del parlamento ucraino di annullare lo status di “paese non allineato”, in vista della richiesta di adesione alla NATO. (MG)

La Rada Suprema dell’Ucraina, il 23 dicembre, ha approvato la legge di Petro Poroshenko, che ha cambiato lo status di paese non appartenente ai blocchi.

Al termine del dibattito, l’iniziativa è stata appoggiata da 303 deputati (era necessario un minimo di 226). Lo speaker della Rada Vladimir Groysman, secondo quanto si apprende da IA PolitNavigator (www.politnavigator.net), al momento della comunicazione del risultato non ha saputo trattenere l’emozione: “Bravo! Bravo! La risoluzione è stata approvata! Gloria all’Ucraina!”.

Ma di che cosa, allora, l’Ucraina dovrebbe “inorgoglirsi”? Del fatto che si è aperta la strada all’integrazione nella NATO?
Questa ossessione delle autorità di Kiev per l’adesione alla NATO rappresenta più che una sindrome maniaco-depressiva… E’ ormai una malattia gravissima…

Va detto che la NATO ha ripetutamente messo in chiaro che l’Ucraina non è attesa nell’alleanza per molte ragioni. E, soprattutto, a causa di questioni territoriali irrisolte: fino ad ora Kiev non è stata in grado di trovare un accordo con Donetsk e Lugansk, e non ha riconosciuto i risultati del referendum della Crimea.

E anche le capacità finanziarie richieste per l’adesione non sembrano convincere i paesi della NATO a spingere per l’integrazione nell’alleanza: il due per cento del PIL nel bilancio complessivo della NATO è, in questo momento, semplicemente un onere troppo pesante per l’Ucraina.

Uno dei principali lobbisti dell’adesione di Kiev, il ministro degli Esteri della Polonia Grzegorz Shetina, è intervenuto dagli schermi televisivi (ukraina.ru), con argomenti molto concreti, in merito alle ambizioni di Poroshenko.

“L’Ucraina ha di fronte un lungo e difficile percorso di riforme, di trasformazioni e di modernizzazione. La NATO dovrebbe essere accantonata”, – ha detto il ministro.

Le personalità ufficiali russe hanno reagito alle decisioni della Rada, considerandole un gesto chiaramente ostile.

“Ciò è controproducente, ma fa crescere solo il confronto, crea l’illusione che attraverso l’assunzione di tali leggi si possa risolvere la profonda crisi interna dell’Ucraina”, – ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Serghey Lavrov.

Il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev, prima che fossero resi noti i risultati della votazione alla Rada, ha scritto nella sua pagina facebook (link) che la decisione delle autorità di Kiev di annullare lo status di non appartenenza ai blocchi avrebbe trasformato l’Ucraina in un potenziale avversario militare della Russia. E che il nostro paese avrebbe dovuto reagire.

Allora, quale logica segue Kiev, nel momento in cui la Russia appare un ostacolo troppo solido per poter portare il confronto alle estreme conseguenze? Mentre l’alleanza non ha ancora invitato l’Ucraina neppure sul piano della cooperazione, per non parlare della piena adesione?

La Rada ha deciso in prospettiva – è l’opinione del politologo ucraino Viktor Pirozhenko. Significa che i deputati, in questo modo, intendono creare una base giuridica per il futuro. Di modo che, di fronte a determinati sviluppi degli avvenimenti, la NATO si trovi nelle condizioni di accettare l’Ucraina.

E’ chiaro che i dirigenti del regime vorrebbero portare l’Ucraina nella NATO già da oggi. Ma capiscono anche perfettamente che ciò non è possibile oggi, e neppure domani e nel medio termine.

E’ impossibile per uno degli ostacoli insormontabili, perlomeno a medio termine. Le porte della NATO sono chiuse per i paesi che hanno questioni territoriali irrisolte.

Per questa ragione il regime deve scegliere: o abbandonare la Crimea, o riconoscere (ufficialmente, legalmente) che essa è parte della Russia, e allora gli ostacoli potrebbero essere rimossi.

Se essi continueranno a proclamare la Crimea territorio ucraino “occupato dalla Russia”, non sarà possibile alcuna adesione alla NATO.

E certamente, la NATO non accetterà mai l’Ucraina dal momento che non intende avere problemi, in particolare militari, Dio non voglia, con la Russia. I dirigenti della NATO non lo hanno mai detto, pur utilizzando la più pesante retorica.

SP (chiede a Pirozhenko): A Suo avviso, l’abbandono da parte di Kiev dello status di paese non allineato rappresenta più di un atto simbolico?

Per molti aspetti, si. Ma non solo.

Ora nessuno è in grado di sapere come si svilupperanno gli eventi. Quale sarà la situazione geopolitica nell’Europa centrale e orientale.

Le autorità di Kiev, da un lato, in qualche modo cercano di creare le basi per il futuro. Dall’altro lato, mostrano agli alleati occidentali la loro intenzione di rafforzare le posizioni di coloro che in Occidente sponsorizzano l’avvicinamento dell’Ucraina alla NATO.

Questi sono i calcoli. Non solo che il paese sarà preso alla lettera. Si confida sul fatto che il segnale lanciato sia compreso, in particolar modo dagli USA e da alcuni paesi della NATO, che sostengono l’Ucraina. Un segnale destinato al rafforzamento e all’ampliamento dell’aiuto militare e della fornitura di armamenti.

Il Direttore del Centro di Studi del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, l’esperto militare Semion Bagdasarov, ritiene che il rifiuto dello status di “non allineato” “rappresenti solo una mossa propagandistica”.

Sul piano pratico, non darà nulla a Kiev. Kiev semplicemente vuole mostrare all’Occidente la sua disponibilità a diventare membro del blocco nordatlantico.

E’ chiaro che nessuno li accoglierà nella NATO.

La NATO offrirà aiuto tecnico-militare all’Ucraina. E, probabilmente, non solo questo, ma anche consiglieri, istruttori e propri cittadini , che nella veste di appartenenti a compagnie militari private, sono noti per la loro partecipazione alle azioni militari nel Sud-Est.

SP: In altre parole, “si rinuncia” alla Crimea in cambio dell’appartenenza alla NATO, o no?

E’ assolutamente da escludersi. A giudicare dagli ultimi preparativi e dalla retorica di Kiev, si stanno preparando per una guerra su vasta scala. Lo testimonia il gran numero di veicoli blindati – più di un centinaio di unità, che Poroshenko personalmente ha consegnato a specifici reparti militari.

Ciò è dimostrato dalla riorganizzazione delle formazioni armate che si trovano nella zona del cosiddetto “ATO” (le operazioni cosiddette “antiterroriste”). E dalla preparazione alla prossima ondata di mobilitazione.

E Poroshenko non ha mai nascosto il fatto che una tregua con la milizia gli era necessaria solo per la costruzione di una “linea di difesa di sicurezza”. Per rafforzare le sue posizioni e riorganizzare le truppe.

Sono convinti di avere di fronte alcuni mesi per prepararsi alla controffensiva. E, per quanto ne so, stanno studiando molto attentamente l’esperienza della Croazia, che nel 1995 annientò l’autoproclamata repubblica della Kraina serba attraverso operazioni contro-insurrezionali.

Che cosa significa allora la creazione di un esercito di riserva di un centinaio di migliaia di uomini sul modello della guardia nazionale americana?

Kiev si sta preparando ad una grande guerra nel Sud-Est, e poi in Crimea.

Ha già dotato l’esercito di nuove attrezzature tecnico-militari. L’industria militare funziona a pieno ritmo. E’ in corso la mobilitazione.

Ritengo che, entro maggio-giugno si cercherà di realizzare uno scenario “croato” nel Sud-Est. E se, Dio non voglia, dovessero riuscirci, il passo successivo sarà la Crimea. Poiché nella regione di Kherson hanno già dislocato strutture belliche, attraverso le quali è possibile preparare e condurre azioni militari nella penisola.

Secondo l’esperto militare Viktor Myasnikov, l’Ucraina di fatto ha scelto la strada della guerra con la Russia.

“La Finlandia, che ha lo status di paese non allineato, è in buoni rapporti con la Russia. Mentre i paesi, che aderiscono alla NATO, suscitano sospetto e vengono percepiti come possibili trampolini di lancio per una verosimile invasione della Russia. Questa situazione da molti anni avvelena le relazioni tra i nostri paesi. Il corso avviato da Poroshenko dell’integrazione euro-atlantica minaccia direttamente la Russia. L’Ucraina si sta trasformando in una pistola carica, puntata alle tempie della Russia”, – così Myasnikov ha commentato la decisione del parlamento ucraino nel portale Ucraina.ru (ukraina.ru).

da svpressa.ru

Traduzione dal russo di  Mauro Gemma per Marx21.it

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