L'ultimo delirio del MaidanTribuno del Popolo
sabato , 23 settembre 2017
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L’ultimo delirio del Maidan

Il parlamento ucraino ha votato la Legge sulla condanna dei regimi totalitari comunista e nazionalsocialista e sul divieto dei loro simboli. Tralasciando il fatto che tale equazione si dimostra antistorica e, citando le parole del centro israeliano Wiesenthal si tratta di  una “grande bugia che trasforma i carnefici in vittime”, cerchiamo di dimostrare come tale decisione sia del tutto pretestuosa.

Inutile perdere tempo scrivendo i soliti fiumi di inchiostro per spiegare come mai nazismo e comunismo sono imparagonabili. Sarebbe inutile oltre che offensivo dal momento che la differenza appare netta e si staglia nella storia anche plasticamente. Anche i bambini infatti sanno che fu grazie alla vittoria del secondo sul primo che oggi possiamo ancora vantarci di vivere in una democrazia, per quanto malata e debilitata. Se l’Urss non avesse pagato un tributo superiore ai venti milioni di morti probabilmente nessuno avrebbe impedito al Terzo Reich di imporsi sull’Europa, e di questo se ne ricordano almeno in Israele dove il centro Wiesenthal si è scagliato duramente contro la decisione del Parlamento ucraino di equiparare comunismo e nazismo. In questo senso Efraim Zuroff, direttore del Centro, non ha avuto timore di definire una “decisione oltraggiosa” quella del Parlamento ucraino, che si configura a suo dire come una “grande bugia che trasforma i carnefici in vittime“. Non solo, Zuroff ha anche dichiarato: “La decisione del parlamento ucraino cerca di deviare l’attenzione dai crimini dell’Ucraina durante la Shoah ed equipara falsamente nazismo e comunismo“. Parole molto nette quelle di Zuroff, parole cui potrebbero sommarsi anche quelle di Thomas Mann che nel 1945 ebbe a dichiarare circa lo stesso argomento: “Collocare sul medesimo piano il comunismo russo e il nazifascismo in quanto entrambi sarebbero totalitari, nel migliore dei casi è superficialità, nel peggiore è fascismo. Chi insiste su questa equiparazione può ben ritenersi un democratico, in verità e nel fondo del cuore è in realtà già fascista, e di certo solo in modo apparente e insincero combatterà il fascismo, mentre riserverà tutto il suo odio al comunismo”.

Ma veniamo al punto. A leggere questa notizia si potrebbe facilmente pensare che in Ucraina ci sia stata una rivolta contro un regime totalitario e liberticida espressione dell’ideologia comunista. Eppure a ben guardare in Ucraina il comunismo non esiste più da oltre vent’anni, e il governo di Yanukovich per quanto corrotto (quanti lo sono anche solo in Europa?) di certo non era comunista, menchemmeno di sinistra. E allora cosa centra l’equiparazione tra comunismo e nazismo se i comunisti in Ucraina sono estromessi dal potere da tre decadi? Verrebbe quasi da pensare che si tratti di una cortina fumogena dal momento che se i comunisti sono estromessi dal potere, non si può dire la stessa cosa degli eredi del nazifascismo che invece grazie alla rivolta del Maidan sono riusciti a ritagliarsi un posto al sole e a ottenere anche incarichi di governo. Non solo, siamo di fronte al paradosso che se comunismo e nazionalsocialismo vengono equiparati, rimane fuori da questo divieto la figura di Stepan Bandera, che evidentemente per le autorità di Kiev è nientemeno che un eroe nazionale. Solo per chiarire Bandera fu un collaboratore delle Ss cherealizzò pogrom con decine di migliaia di morti in Ucraina, ma ciò non turba le istituzioni “democratiche” della nuova Ucraina, invece molto attente nell’inseguire i fantasmi rossi nel silenzio complice dell’Europa che scorda il proprio passato.

Gracchus Babeuf

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