L'ultimo "valzer" di NapolitanoTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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L’ultimo “valzer” di Napolitano

Con il discorso del 31 gennaio Giorgio Napolitano ha sostanzialmente ufficializzato la sua imminente uscita di scena. Niente di nuovo sotto al sole, nessuna sorpresa, solo l’ennesimo appello retorico a una ennesima “ripartenza”, e un generico appello al recupero del “senso morale”.

Diciamoci la verità, in molti quando hanno visto il discorso di Napolitano la sera del 31 gennaio hanno provato un sentimento di delusione e indifferenza. Il motivo è presto detto, Napolitano ha reso pubblico quello che sui giornali si fa strada da mesi, ovvero che si farà da parte, ma lo ha fatto in modo quasi banale, scontato, senza aggiungere nulla a quello che già si sapeva. Poteva anche non farlo questo discorso, e forse anche lui sarebbe stato d’accordo, ma si sa la formalità è molto importante. Il giorno dopo facendosi un giro sul web si nota che il sentimento principale tra gli utenti è quello dell’indifferenza, ma non mancano anche le voci critiche che lo accusano di essere il presidente peggiore della storia italiana ed esultano. Ovviamente costoro, almeno secondo noi, esagerano dal momento che Napolitano non è stato il peggiore dei presidenti, semmai è stato un presidente come gli altri e dal momento che in tanti, troppi, avevano riposto in lui grandi speranze ed aspettative, ecco che il fatto che si sia rivelato uno tra i tanti ha trasformato questa percezione in sentimento molto negativo. Diciamocelo, Napolitano avrebbe potuto fare molto, soprattutto contro Berlusconi, ma non lo ha fatto, così come i suoi predecessori prima di lui non fecero nulla. Napolitano è stato dunque un degno presidente della Repubblica per un’Italia imbruttita da vent’anni di berlusconismo e da quattro anni di crisi economica da cavallo, è stato un presidente anonimo che non può che suscitare sdegno in coloro i quali riconoscevano un valore al suo passato nel Pci.  Un addio, quello di Napolitano, privo di commozione. Lucido ha riconosciuto il peso dell’età e ha voluto blandamente denunciare il marcio che ancora si “annida nel sottobosco” della politica, decisamente troppo poco certo. Così come è suonato per certi versi patetico l’appello agli italiani a cercare di rialzare la testa per aiutare la politica a ritrovare il senso morale. Una nota stonata dal momento che gli italiani sono stanchi soprattutto di questi appelli al sacrificio generale per il bene comune, sono stanchi perchè sono decenni che gli italiani si sacrificano, ma a godere dei loro sacrifici sono sempre gli stessi. E in un momento di difficoltà economica e ingiustizie sociali, nell’era del sottobosco di Carminati, in troppi si ricordano come Napolitano abbia utilizzato parole più dure nei confronti dei centri sociali piuttosto che dei protagonisti delle cronache giudiziarie degli ultimi giorni, e non glielo hanno perdonato. Per altri, per quelli di destra, Napolitano è stato comunque un presidente “comunista”, e anche questo fa capire quanto siamo caduti in basso. Nove anni di presidenza, un periodo lunghissimo che lo ha portato a ricevere l’epiteto di “Re Giorgio”, e Napolitano nel corso del discorso l’ha sparata grossa: “Ne abbiamo fatti di passi avanti dal 2006“, riferendosi al percorso delle riforme. E anche in questo caso Napolitano a nostro giudizio non ha dimostrato di essere un grande presidente dal momento che ha dato una interpretazione di cosa queste riforme debbano essere tutta univoca, quando invece di critiche a questo fantomatico processo riformatore se ne potrebbero fare eccome. Insomma, Napolitano ha voluto sottolineare la necessità di una reazione comune per la rinascita del Paese come nel primo dopoguerra, peccato che Re Giorgio evidentemente si dimentica che gli italiani sono lo stesso popolo che per vent’anni ha votato in massa Berlusconi e dopo è salita sul carro di Renzi, Grillo e Salvini senza batter ciglio. Nell’Italia del dopoguerra che tanto piace, c’era il Pci che muoveva milioni di lavoratori sulla base del sogno di un mondo giusto, oggi semmai, ci sono capipopolo e capibastone che promettono agli italiani un futuro migliore del presente, ma senza riuscire nemmeno a spiegare il come. E c’è lui, re Giorgio, e non un gigante come Pertini. Perchè forse dopotutto, Napolitano era solo un presidente adeguato ai tempi. 

Gracchus Babeuf

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