L'Unione Europea e gli USA aumentano le aggressioni in AfricaTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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L’Unione Europea e gli USA aumentano le aggressioni in Africa

Gli Stati Uniti e la Spagna prolungheranno di più di un anno la presenza di truppe nordamericane nel Sud della Penisola Iberica. Sostengono che l’instabilità nel Nord Africa e in particolare nel Sahel mettono a rischio la sicurezza e gli interessi dei due paesi.

L’accordo tra Washington e Madrid prevede l’aumento degli effettivi e il raddoppio degli aerei che stazionano nella base militare di Moron de la Frontera, a 66 chilometri da Siviglia.

Nella base in Andalusia, gli USA passano a disporre da 850 a 1.100 marines e da 17 aerei da guerra – una dozzina di MV -, di 22 a decollo verticale, quattro KC-130 di rifornimento in volo e un apparecchio di appoggio logistico.

L’obiettivo di questa forza, creata nell’aprile 2013, sotto il comando di Africom, è “la protezione di cittadini e installazioni” degli USA in Africa, e come risposta a “situazioni di crisi”.

Questo è un altro segnale recente dell’aumento dell’interventismo militare degli USA e dell’Unione Europea (UE) in Africa – direttamente o attraverso intermediari e con la connivenza di alcuni governi tra i più reazionari -, nell’intento di imporre il dominio imperiale ai paesi del continente per saccheggiare le ricchezze dei suoi popoli.

Un altro esempio che illustra l’espansionismo bellicista dell’UE è il previsto invio di truppe nella Repubblica Centrafricana, nel quadro della missione Eurofor RCA. Si tratta di un contingente di circa 1.000 militari e poliziotti, di diverse nazionalità, che in Aprile si dislocherà a Bangui, la capitale del paese, con il pretesto di aiutare a “ristabilire l’ordine”.

Secondo El Pais, la Spagna contribuirà con 65 militari e 25 guardie civili a questa operazione europea nella RCA. Secondo il Diario de Noticias, anche il Portogallo potrebbe inviare un plotone (20 elementi) di un’unità di intervento della GNR.

Per gli spagnoli, la presenza di suoi soldati in Africa non è una novità, dal momento che Madrid dispone già di 300 militari a Gibuti, in Somalia, nel Senegal e nel Mali.

Nel Mali dove, dopo l’operazione Serval, nel 2013 – quando i francesi sono intervenuti in soccorso del regime di Bamako, minacciato da ribelli islamici e separatisti tuareg -, rimangono truppe africane, “caschi blu” e, anche, una missione militare dell’UE.

In questo momento, oltre i 2.200 soldati francesi che combattono, ci sono circa 560 istruttori e consiglieri europei che addestrano e inquadrano l’esercito maliano. Il mandato della missione dell’UE termina nel mese di maggio e dovrà essere rinnovata per altri 24 mesi.

Nella Repubblica Centrafricana la tragedia si ripete. Nel marzo dell’anno scorso una coalizione armata aveva rovesciato il governo eletto di François Bozizé, sostituendolo con il suo leader, Michel Djotodia (link). A dicembre la Francia ha inviato la legione straniera – operazione Sangaris – ha esiliato Djotodia e ha collocato alla presidenza Catherine Samba-Panza, cambiamenti che non hanno impedito un sanguinoso conflitto tra fazioni rivali.

Per fronteggiare la situazione umanitaria catastrofica, e nonostante la presenza di 2.000 componenti della spedizione francese e 6.000 militari dell’Unione Africana, le Nazioni Unite hanno ritenuto necessario inviare nella RCA, fino alla metà di settembre, più di 12.000 soldati e poliziotti. In questa operazione, che costerà centinaia di milioni di dollari, i “caschi blu” sostituiranno le truppe africane.

Prima di allora, si recherà a Bangui la missione militare dell’UE, per aiutare a “pacificare” il paese e, dopo, chiaramente, per consentire un programma di “aiuto economico” che approfondirà la dipendenza della RCA e favorirà lo sfruttamento delle sue ricchezze da parte dell’Occidente…

Il gendarme dell’imperialismo

Nei recenti conflitti in Africa – aggressione della NATO alla Libia, golpe in Costa d’Avorio, occupazione del Mali, intervento nella RCA -, la Francia, prima con Sarkozy, ora con Hollande, è stata il più fedele poliziotto dell’imperialismo nordamericano.

Sotto la copertura di questa alleanza, la borghesia francese, con una lunga esperienza coloniale e neo-coloniale, è sempre più attenta agli affari africani, in collaborazione con gli amici indigeni. Affari che vanno dallo sfruttamento del petrolio e dell’uranio alla pesca, passando per la vendita di armi e le telecomunicazioni.

In un articolo su Jeune Afrique, Christophe Boisbouvier calcola che il bilancio di Parigi per le “operazioni estere” , nel 2014, raggiungerà i 450 milioni di euro. L’operazione Serval è costata 650 milioni di euro nel 2013 e la Sangaris già oltre 100 milioni.

Per assicurare gli interessi economici, la Francia rafforza il dispositivo militare in Africa. Ha basi permanenti a Dakar (Senegal), Libreville (Gabon) e Gibuti, occupa il Mali e la RCA E mantiene truppe stazionate in paesi come Mauritania, Niger, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Camerun e Ciad…

Carlos Lopes Pereira | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

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