L'Unione Europea non è riformabileTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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L’Unione Europea non è riformabile

I tentativi di sottomissione delle nazioni in corso nell’Unione Europea rappresentano una forma di oppressione di classe che viene esercitata sui lavoratori e i popoli, oltre che un inquietante e pericoloso attacco alla democrazia.

Chi, pur dicendosi di sinistra, non lo percepisce, o non lo vuole percepire, non comprenderà un elemento decisivo per intervenire sulla realtà del nostro tempo, trasformandola nel senso del progresso sociale: sono parole di João Ferreira, primo candidato della CDU, nell’intervista ad “Avante!” (settimanale del Partito Comunista Portoghese, ndt) in cui riferisce dell’importanza delle elezioni del 25 maggio, mette in guardia rispetto ai pericoli del federalismo, critica l’adesione all’euro e sottolinea la necessità di rafforzare il voto alla CDU per cambiare il corso politico della vita nazionale.

Quale importanza assumono le prossime elezioni per il Parlamento Europeo nel quadro dell’attuale situazione politica?

Assumono un indiscutibile importanza. Il Portogallo vive uno dei momenti più bui della sua storia. Mai come oggi è stata tanto evidente la relazione tra i principali problemi del Paese e le costrizioni imposte dall’integrazione capitalista europea – un pilastro fondamentale del sostegno alla politica della destra, nel corso degli ultimi 28 anni. I partiti che si sono alternati al governo lungo questo periodo sono gli stessi che nelle istituzioni dell’UE, compreso il Parlamento Europeo, hanno sottomesso il Portogallo, ripetutamente e in modo crescente, a decisioni contrarie ai suoi interessi. Queste elezioni sono un’opportunità non solo per eleggere più deputati del PCP e dei suoi alleati nella CDU – deputati impegnati nella difesa degli interessi nazionali e nella ferma difesa degli interessi dei lavoratori e del popolo – il che, già di per sé non sarebbe poca cosa, ma anche per dare più forza all’esigenza delle dimissioni di questo governo e della sconfitta della politica di destra.

Che bilancio fai di questo mandato, che hai condiviso con la deputata Ilda Figueiredo e poi con Inês Zuber?

Sono stati cinque anni segnati dalla violenza della risposta dell’UE alla propria crisi. Segnati, in primo luogo, dai Patti di stabilità e dal programma di intervento UE-FMI, che abbiamo definito un autentico patto di aggressione contro il Paese e il suo popolo, e che è stato applicato, con modalità somiglianti, anche in altri paesi, con le ben note conseguenze devastanti. Insieme a ciò, negli ultimi cinque anni si sono verificate alcune alterazioni nel quadro politico e istituzionale dell’UE che, messe in pratica, hanno avuto conseguenze gravissime per paesi come il Portogallo, accentuando la sua dipendenza e ritardo. E’ stato in questo contesto che i deputati del PCP al Parlamento Europeo hanno svolto un’intensa attività, profondamente ancorata alla situazione nazionale, appoggiata in molte centinaia di iniziative realizzate in tutto il Paese, contattando settori molto diversi della vita economica, sociale e culturale nazionale. E’ stato questo legame alla realtà nazionale che ha dato senso e sostanza alle centinaia di interventi, alle relazioni e interventi, alle risoluzioni, alle proposte di modifica che abbiamo avanzato alle istituzioni dell’UE. E’ stato un lavoro che ha legato la denuncia e la protesta alla proposta, capace di dare sostanza a un cammino alternativo, per il Portogallo e per l’Europa.

C’è chi, pur concordando con le giuste critiche che indirizziamo all’integrazione capitalista europea e alle sue conseguenze, si domanda per quale ragione allora votare e appoggiare chi è contro l’Unione Europea?

Il popolo portoghese e il Portogallo hanno bisogno nel Parlamento Europeo di deputati che difendano convintamente e coraggiosamente gli interessi nazionali e non di deputati ossequienti e sottomessi ai disegni e alle proposte dell’UE. Io direi che chi concorda con le critiche che indirizziamo all’integrazione capitalista europea non potrà assumere altro atteggiamento che quello di appoggiare e votare chi, come il PCP e la CDU, da sempre, con coerenza e in modo solidamente argomentato, ha previsto e prevenuto gli effetti di tale integrazione e sempre l’ha combattuta, senza illusioni né ambiguità. Questo appoggio e questo voto sono una garanzia che si darà più forza a chi, nel Parlamento Europeo, assume come obiettivo essenziale la difesa ferma degli interessi del Portogallo e dei portoghesi e allo stesso tempo darà più forza alla lotta per l’alternativa patriottica e di sinistra che assicuri, come nessun altro voto, la difesa e il recupero dei diritti e delle rendite rubate e apra la prospettiva della costruzione di una vita migliore per i lavoratori e il popolo portoghese.

Questo mandato (2009-2014) è stato attraversato da una crisi del capitalismo senza precedenti dalla II Guerra, che ancora perdura. Si può dire che le contraddizioni e il carattere imperialista dell’Unione Europea si sono aggravati?

Senza dubbio. Essendo questo un processo di integrazione capitalista, la crisi del capitalismo è, nell’UE, una crisi della stessa UE, dei suoi fondamenti. Non a caso, la risposta dell’UE alla crisi ha seguito le linee fondamentali della risposta del sistema alla sua crisi: distruzione delle forze produttive e aggravamento dello sfruttamento, insieme alla concentrazione del potere politico ed economico. D’altro lato, si è accentuato il carattere militarista dell’UE, la sua affermazione come blocco militare e politico al servizio delle ambizioni imperialiste delle grandi potenze. Crescono le spese militari e in collaborazione con la NATO aumenta la partecipazione ad operazioni di ingerenza e aggressione a paesi sovrani.

L’adesione all’allora CEE fu uno strumento della controrivoluzione. La firma dei successivi trattati europei ha consolidato questo percorso traducendosi, in pratica, in maggiore dipendenza, meno sovranità e regresso economico e sociale del Portogallo. A 40 anni dalla rivoluzione, come si coniugano i valori di Aprile che pretendiamo affermare nel futuro del nostro Paese nel quadro dell’attuale UE?

L’inserimento del Portogallo nella CEE/UE ha rappresentato, in termini generali, dal momento dell’adesione e fino al giorno d’oggi, un confronto con il regime democratico che era emerso dalla Rivoluzione di Aprile e, evidentemente, con la Costituzione della Repubblica che ha consacrato le sue grandi conquiste e la visione di un paese indipendente e sovrano, di progresso e giustizia sociale. Le classi dominanti, che non hanno mai accettato che parti del potere siano andate perse con il 25 Aprile, hanno visto qui una ghiotta opportunità per soddisfare le loro ambizioni, legando il Paese all’integrazione capitalista europea. L’approfondimento dell’integrazione si è tradotto in una scalata di questo confronto. Maastricht e la mancata costituzione europea, poi recuperata nel Trattato di Lisbona, sono i passaggi qualitativi che dobbiamo sottolineare. Allo stesso modo, gli sviluppi più recenti (Trattato di Bilancio, Governance Economica, Semestre Europeo, Patto per l’Euro) comportano pericoli accresciuti evidenti per la sovranità e il regime democratico, che potrebbero contribuire a sfigurarli ulteriormente. Lo sviluppo di una politica patriottica e di sinistra in Portogallo e, in termini più generali, la ripresa del progetto di democrazia avanzata che abbiamo iniziato con Aprile e che il PCP sviluppa nel suo Programma, si scontrano, inevitabilmente, con gli elementi portanti del processo di integrazione. Per questo proclamiamo con chiarezza, senza ambiguità, la necessità della rottura con questi elementi portanti del processo di integrazione. Certi che nulla può obbligare il Portogallo a rinunciare al diritto di scegliere le proprie strutture socio-economiche e il proprio regime politico.

C’è chi sostiene che la crisi che ha colpito l’Unione Europea sia frutto di errori della leadership, che ciò che si deve fare è oliare i meccanismi di intervento dell’Unione, approfondire il federalismo per rispondere globalmente ed efficacemente a questa e a future crisi. Esiste forse qualche possibilità di riformare questa Unione Europea?

Al contrario di quanto esprime questo orientamento (o disorientamento), che allude a “leader senza dimensione europea” o a altre ragioni del genere, frequentemente invocate, il modo con cui l’Unione Europea si è mossa dipende dalle sue caratteristiche e dalla sua natura di classe. La situazione attuale evidenzia i limiti dell’integrazione capitalista. Ma non attenua la volontà di proseguirla e approfondirla, da parte di coloro che già ne hanno beneficiato. Al contrario. In questa fase, l’approfondimento del processo di integrazione richiede una ancora maggiore concentrazione del potere politico ed economico in seno all’Unione Europea. Una concentrazione di potere che tende persino ad instaurare relazioni di dominio di tipo coloniale. Viene evidenziato con maggiore chiarezza il carattere antidemocratico del processo di integrazione e, ancora una volta, vengono svelati i suoi limiti oggettivi, dimostrando che l’Unione Europea non è riformabile e che i suoi assi federalista, neo-liberale e militarista sono inseparabili.

I sostenitori delle soluzioni federaliste, anche coloro che invocano questo inventato federalismo di sinistra, davanti alla critica del PCP a questo percorso non poche volte ci accusano di isolazionismo e nazionalismo. Come rispondi a queste argomentazioni?

I tentativi di sottomissione delle nazioni in corso nell’UE rappresentano una forma di oppressione di classe che viene esercitata sui lavoratori e i popoli, oltre che un inquietante e pericoloso attacco alla democrazia. Chi, pur dicendosi di sinistra, non lo percepisce, o non lo vuole percepire, non comprenderà un elemento decisivo per intervenire sulla realtà del nostro tempo, trasformandola nel senso del progresso sociale. Se l’evoluzione del capitalismo ha portato le classi dominanti a sacrificare gli interessi nazionali ai propri interessi di classe, allora, al contrario, ciò conduce all’identificazione crescente degli interessi dei lavoratori e del popolo con gli interessi nazionali. Detto questo, noi non difendiamo alcun isolazionismo e neppure alcuna soluzione autarchica, che oltre che non essere possibile, non sarebbe neppure auspicabile. Al contrario. L’internazionalizzazione dell’economia, la profonda divisione internazionale del lavoro, l’interdipendenza e la cooperazione tra stati e i processi di integrazione corrispondono a realtà e tendenze di evoluzione non esclusive del capitalismo. In funzione dei loro orientamento, caratteristiche e obiettivi, tali processi possono servire i monopoli, o possono servire i popoli. E’ diritto inalienabile di ogni popolo e di ogni paese lottare in difesa dei suoi interessi e diritti. L’UE non è stato il primo processo di integrazione tra stati in Europa. Certamente non sarà l’ultimo.

Sulla base dell’esperienza di precedenti elezioni, occorre ammettere che il Partito Socialista (PS) e il PSD basano la loro campagna su questioni che nulla hanno a che vedere con i problemi reali del popolo e del Paese, deviando l’attenzione su questioni come la Presidenza della Commissione, per esempio. Come commenti tale strategia?

PS e PSD (ora anche il CDS) hanno un difficile compito in vista delle elezioni. Questo compito passa attraverso il tentativo, con tutti i mezzi, di dimostrare che è diverso ciò che in realtà è stato ed è uguale. E che allo stesso modo che questi tre partiti si sono trovati uniti nella firma del patto di aggressione, sono stati uniti in tutto ciò che di più rilevante è stato votato al Parlamento Europeo, in particolare negli ultimi cinque anni. Per questa ragione, non mancheranno manovre di diversione. Manovre che passano attraverso il tentativo di illudere su ciò che è veramente in causa in queste elezioni. Illudere sulla natura stessa di queste elezioni, cercando di trasformarle in una presunta elezione del presidente della Commissione Europea – il che non è, non è stato e non potrebbe essere. Vogliono nascondere che ciò che è in causa è l’elezione dei deputati portoghesi al Parlamento Europeo. Non è per caso. Vogliono che si nasconda che è stato con l’appoggio di PSD, CDS e PS che si sono approvate misure profondamente contrarie agli interessi nazionali. Vogliono che si nasconda che invece dell’indispensabile rinegoziazione del debito, che il PCP da tre anni propone, hanno scelto di vincolare il Paese a un patto di aggressione, sfruttamento e impoverimento. Vogliono soprattutto mettere tra parentesi la dura realtà che rende infernale la vita di milioni di portoghesi, nascondendo le responsabilità che portano nella situazione del Paese, derivante da anni di politica di destra promossa dai governi che si sono susseguiti di questi partiti.

L’esperienza ha dato completa ragione alla denuncia del PCP su ciò che avrebbe significato l’adesione all’euro. Ci sono voci e settori che vedono nell’uscita dall’euro l’apocalisse, altri che difendono l’uscita immediata dalla moneta unica. Puoi dirci la tua opinione?

L’ingresso del Portogallo nella moneta unica ha condizionato e reso più fragile economicamente il Paese. Il Paese ha perduto molto con l’ingresso nell’euro. Ma potrà perdere ancora di più, sia con la permanenza, sia in uno scenario di riconfigurazione della Zona Euro, spinto ai margini, di fronte agli sviluppi della crisi che, in nessun modo, possono essere accantonati. Uscire dall’euro non significa tornare al punto in cui eravamo quando siamo entrati. E ancora meno al punto in cui ci troveremmo se non fossimo entrati. Se è certo che il proseguimento dell’attuale corso è assolutamente insostenibile, è anche chiaro che l’uscita dell’euro può avvenire nell’interesse del popolo portoghese o può, al contrario, avvenire nell’interesse di chi ha guadagnato con l’euro nel corsi di tutti questi anni e che continua a guadagnare: interessi irrimediabilmente antagonisti. Pronunciandoci chiaramente per lo scioglimento dell’Unione Economica e Monetaria (UEM), difendiamo allo stesso tempo la definizione di un programma che, in collaborazione con l’insieme dei paesi colpiti nella loro sovranità e nel diritto allo sviluppo dalla permanenza nell’euro, prepari l’uscita dalla moneta unica in accordo con gli interessi di questi paesi e dei rispettivi popoli. In un quadro in cui è assolutamente chiaro che una cosa sarà l’uscita dall’euro guidata da un governo patriottico e di sinistra, che affermi il primato degli interessi nazionali nelle relazioni con l’UE, che protegga i lavoratori e il popolo dagli inevitabili costi della decisione e approfitti in pieno delle opportunità di sviluppo che si aprono, e l’altra, ben diversa, sarebbe l’uscita guidata dalle stesse forze che ci stanno imponendo innumerevoli, ingiusti e sterili sacrifici in nome della “manutenzione dell’euro”

Con piena coscienza del fatto che ciò che è decisivo per assicurare lo sviluppo sovrano e indipendente del Paese è la realizzazione vittoriosa della lotta per la rottura con la politica di destra e la costruzione di una politica patriottica e di sinistra e la chiara assunzione del diritto inalienabile del popolo portoghese a far prevalere questo obiettivo su qualsiasi altro interesse e condizionamento.

Quali sono le linee guida della campagna del PCP per le elezioni europee del 25 maggio? La lotta all’astensione è una preoccupazione?

In queste elezioni, tutti noi, comunisti, e gli altri attivisti della CDU, saremo chiamati a costruire una campagna che deve essere allo stesso tempo di mobilitazione per il voto e di spiegazione in merito alla necessità di rafforzare la CDU.

Una campagna che stiamo costruendo ancorati al patrimonio di intervento del Partito, su un percorso di intransigente difesa degli interessi del popolo e del Paese, definendo le ragioni e l’importanza del voto alla CDU, del suo contributo alla lotta più generale in difesa dei diritti dei lavoratori e del popolo, dell’esigenza di un’altra politica.

E la costruiremo con le ragioni e l’autorità peculiari di chi può presentarsi agli occhi del popolo portoghese con la coerenza delle sue posizioni, a cui la vita ha dato e dà ragione.

Per questo, ci appelliamo a tutti coloro che, colpiti dalla politica di destra, lottano per un paese più giusto e democratico, affinché non si astengano. E anche perché facciano del 25 maggio, con il loro voto alla CDU, un giorno di lotta.

E che, con il loro voto, e non con l’astensione, dicano no ai partiti della troika nazionale, Che con il loro voto e non con l’astensione, condannino gli usurai e l’oligarchia che vessano il popolo portoghese. Che con il loro appoggio e il loro voto alla CDU dicano si allo sviluppo del Portogallo. Dicano si al diritto dei portoghesi a decidere del proprio destino.

Se dovessi presentare una sintesi delle ragioni dell’appoggio e del voto alla CDU come le riassumeresti?

E’ nelle mani dei lavoratori e del popolo portoghese la costruzione del proprio futuro.

Nelle elezioni per il Parlamento Europeo, il rafforzamento della CDU, del suo voto, della sua influenza e del numero di deputati, è un obiettivo possibile e necessario.

Il voto alla CDU è l’unico che può assicurare la presenza di deputati nel Parlamento Europeo che si impegnino per gli interessi nazionali e la difesa dei lavoratori e del popolo.

Il voto alla CDU è l’unico voto coerente e decisivo per condannare la politica di destra del Governo e dare forza alla lotta di chi non si rassegna e si batte per un Portogallo più giusto, più fraterno, più democratico e sviluppato.

Un grande voto alla CDU, il 25 maggio, potrà rappresentare un fattore essenziale per il cambiamento del corso della vita nazionale, per le dimissioni dell’attuale Governo e la sconfitta della sua politica, e per dare forza all’alternativa politica, patriottica e di sinistra.

Intervista a João Ferreira, primo candidato della CDU (la coalizione promossa dal Partito Comunista Portoghese) al Parlamento Europeo | da www.avante.pt | Traduzione di Marx21.it 

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