Luoghi della poesia a rischio: una country house sull’ “ermo colle” di LeopardiTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Luoghi della poesia a rischio: una country house sull’ “ermo colle” di Leopardi

Luoghi della poesia a rischio: una country house sull’ “ermo colle” di Leopardi

Il TAR delle Marche autorizza il recupero di una vecchia casa colonica sul versante intatto del Colledell’ Infinito. Che vedrà sorgere un resort con ristorante, camere e parcheggio. Contro la realizzazione del ‘devastante’ progetto si stringono insieme Casa Leopardi e associazioni, insieme, da ultimo, anche al ministro Franceschini.

Fonte: Oltremedianews

“Il Colle dell’Infinito è un patrimonio della cultura e della letteratura nazionale che va salvato”. Il ministro per i Beni e Attività Culturali Dario Franceschini ha le idee chiare: “gli uffici competenti sono già al lavoro per ribadire il loro parere negativo sui progetti che interessano l’area”.

Il luogo al centro della diatriba è forse uno dei più noti della poetica leopardiana: quell’ “ermo colle” recanatese che Giacomo Leopardi tratteggia come una sorta di estremo limite naturale, dal quale prende avvio, nella mente del poeta, l’immaginazione di profondità spaziali e temporali incommensurabili che ci regalano in versi la “sensazione” dell’ “Infinito”, appunto.

Ma qualcosa “incombe” sul panorama recanatese, le cui suggestioni, fonte d’ispirazione per uno dei più letti e interpretati degli “Idilli” di Leopardi, nella realtà stanno per scontrarsi con un muro di “cemento”. Sì perché sul versante fino ad oggi intatto del declivio, alcuni privati vorrebbero recuperare una vecchia casa colonica cogliendo, con l’occasione, l’opportunità di un grosso affare. Come sempre le insidie si nascondono dietro terminologie apparentemente innocue: con la parola “riqualificazione” si assisterebbe, nelle intenzioni dei promotori del progetto, non proprio al restauro del dismesso edificio, quanto piuttosto al suo ampliamento e alla costruzione di una ‘country house’ con servizi di ristorazione, pernotto e annesso parcheggio lungo la Valle dei Passero Solitario.

Insomma le strade dell’immaginazione poetica che nei versi di Leopardi mossero proprio da quei luoghi, sono destinate ad interrompersi all’inizio del cantiere, davanti alla futura ed imminente costruzione.

Certo sarà difficile per il turista, o per chi volesse appropinquarsi ai luoghi cari alla memoria del Poeta recanatese, riuscire in futuro ad immedesimarsi nelle suggestioni liriche se il paesaggio da cui furono ispirate mostrerà, in luogo dei tratti di un tempo, le forme, i volumi, e soprattutto i ‘rumori’ che un moderno resort impianterà sui luoghi della meditazione e del silenzio. Il tutto se il resort si farà.

La discussione infatti ruota tutta attorno a questo punto: il TAR delle Marche ha accolto il ricorso dei privati, seguito dal Consiglio di Stato che ha quindi respinto l’appello proposto dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e del Paesaggio delle Marche, tesa a ribadire il suo no alla realizzazione del progetto di “riqualificazione” del vecchio casolare, per mezzo dell’ Avvocatura dello Stato, affiancata dal Fai e da Italia nostra. Concretamente viene fatto invito, si legge nella sentenza, alle associazioni in difesa dell’ “ermo colle”, di riformulare un parere viziato, a quanto sembra, da “difetto di motivazione”. L’area è sottoposta a vincolo in base ad un decreto del 1955, che però non implica l’inedificabilità assoluta, ma prevede la possibilità di interventi sul territorio nel rispetto del valore estetico e tradizionale dell’area. Per i giudici amministrativi di secondo grado la Soprintendenza avrebbe dovuto indicare in modo più dettagliato il “pregiudizio” arrecato al paesaggio, oltre ad indicare eventuali modifiche o correttivi al progetto.

I giochi non sono chiusi e sono numerosi gli appelli per preservare intatto uno dei luoghi simbolo della poesia di Giacomo Leopardi, Il soprintendente delle Marche Stefano Gizzi ribadisce che: “si tratta del sito leopardiano per antonomasia che incarna l’emblema del paesaggio letterario per antonomasia, che viene a fondersi, ancora in maniera integra, con quello reale, in un nesso di materialità e di immaterialità che travalica i confini nazionali”.

L’incanto di quei luoghi non poggia tanto su canoni estetici o ambientali; di questo parere è il conte Vanni Leopardi, discendente del poeta, che ribadisce come il paesaggio debba essere tutelato proprio perché facente parte di un “patrimonio immateriale” che secondo il conte: “con il restauro di piante e colori deve poter restituire al visitatore moderno l’emozione cantata da Giacomo, il senso dell’infinito”. Come paesaggio, ad esempio, il conte Leopardi cita il passo del Furlo: “che è più bello del Colle dell’ Infinito”. Ma ‘infinito’ è appunto il potere evocativo, e irripetibile, dei luoghi leopardiani, i quali, devono essere tutelati con una legge ”non a maglie larghe, ma stabilita con un piano che faccia chiarezza”. Per fare ciò non basta una semplice presa di posizione: serve una diversa mentalità, secondo Vanni Leopardi, in grado di “sensibilizzare lacoscienza collettiva intorno circa la necessità di tutelare le nostre bellezze” solo dopo, spiega, sarà possibile trarne anche dei vantaggi di natura economica.

Forse, è proprio questo il punto: coloro i quali pensano di lucrare sulla memoria poetica di certi luoghi mostrano in realtà di averne molto poca, di memoria. Basterebbe per costoro, leggere quei versi con maggiore interesse di quanto non si sia mai fatto a scuola.

 Edoardo Cellini

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