L’urlo assordante di Tahrir abbatte Morsi. Perché i Fratelli Musulmani hanno fallito.Tribuno del Popolo
giovedì , 21 settembre 2017
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L’urlo assordante di Tahrir abbatte Morsi. Perché i Fratelli Musulmani hanno fallito.

Fonte: OltremediaNews

Le proteste incessanti hanno indotto le forze armate egiziane ad un golpe con cui è stato destituito il Presidente Mohammed Morsi. In accordo con le opposizioni ed i principali esponenti religiosi del paese stabiliscono un percorso per delle nuove elezioni.

Il popolo egiziano di Tahrir si sente custode di una preziosa quanto onerosa missione, si tratta di restituire dignità e garantire un futuro migliore ad un Paese che non ha mai conosciuto la democrazia. Allo stesso tempo si trova a fare i conti con i suoi pregi ed i suoi difetti.Poco oltre le 48 ore previste dall’ultimatum delle forze armate al presidente egiziano Mohamed Morsi, si è presentato sugli schermi ed alla nazione il capo del Consiglio militare supremo, il generale Abdel Fattah el Sissi.
Con un breve annuncio ha elencato le prossime tappe per la ricostruzione democratica del paese, dopo il primo tentativo fallito dai Fratelli Mussulmani. Una road map, elaborata dopo le consultazioni con l’Imam di Al-Azhar el Tayebb, il Papa copto Tawadros II, il leader dell’opposizione El Baradei ed una rappresentanza di ribelli. Il percorso prevede la sospensione della costituzione, l’attribuzione di poteri presidenziali al presidente della Corte Costituzionale ed un governo di tecnici per giungere il prima possibile a nuove elezioni.

El Sissi motiva il “golpe” di queste ore come una scelta non istintiva, ma sviluppatasi progressivamente durante tutto il periodo di governo Morsi: “Le forze armate hanno provato in tutti i modi a promuovere la riconciliazione nazionale negli ultimi mesi e a novembre hanno chiesto il dialogo nazionale, ma il presidente Mohamed Morsi ha respinto la richiesta. In particolare il discorso pronunciato ieri da Morsi non andava incontro alle richieste del popolo e i militari gli hanno spiegato che si oppongono a ogni tentativo di diffamare lo stato”.
All’indomani dell’imponente manifestazione del 30 Giugno, Mohamed Morsi aveva proposto una revisione della Costituzione, nel tentativo di rimediare al suo primo grande errore, che risale al Novembre-Dicembre 2012 quando aveva sospeso tutti i ricorsi giudiziari per imporre una Legge fondamentale redatta da una commissione costituzionale esclusivamente Islamista. Un peccato originale che difficilmente poteva essere perdonato da un popolo, nel cui sangue scorre una magnifica storia, che solo due anni fa iniziava la sua lotta per l’emancipazione dalla dittatura di Mubarak.

Morsi fu eletto in una situazione politica molto particolare nel Giugno 2012, a pochi mesi dalla rivoluzione ed alla fine dell’ennesimo periodo di transizione militare. A causa della disorganizzazione della “sinistra” e dei rivoluzionari l’unica alternativa laica ai Fratelli Mussulmani era rappresentata da Ahmed Chafik, un generale de l’ancien regime di Mubarak. Prevedibile l’esito delle urne complice anche l’altissima percentuale di musulmani in Egitto, oltre il 90 per cento della popolazione, ed il fondamentale sostegno della fratellanza nella destituzione del Rais.

L’onda della rivoluzione però non si è mai fermata. La lotta in piazza tantomeno, proseguita in tutti questi mesi come un vulcano che continua a ribollire rumorosamente tra un’eruzione e l’altra. Il pulpito viene da coloro che hanno visto morire, a centinaia, i propri compagni di lotta, amici e familiari in nome della libertàUna libertà dissonante da quella travisata nelleleggi Islamiche dei Fratelli Musulmani.

“L’Egitto è la patria di tutti, nessuno escluso. Continuiamo la nostra rivoluzione per pane, libertà e dignità umana”. Queste le parole che racchiudono lo spirito della piazza espresse da Mahmoud Badr, portavoce del movimento dei Ribelli Tamarod, il gruppo che ha raccolto 22 milioni di firme per chiedere le dimissioni di Morsi.

Piazza Tahrir è esplosa in un boato all’annuncio della caduta del Presidente. Dopo la lunga notte di festeggiamenti, all’alba ci sarà un nuovo paese da costruire. La speranza è che finalmente il popolo Egiziano possa ritrovare la grandezza che gli è connaturata.

Giulio Mario Morucci

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