L'urlo dei curdi per liberare Kobane scuote l'Europa; 14 i morti in TurchiaTribuno del Popolo
martedì , 17 ottobre 2017
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L’urlo dei curdi per liberare Kobane scuote l’Europa; 14 i morti in Turchia

Almeno 14 manifestanti sono rimasti uccisi nel corso di varie manifestazioni di piazza dei curdi in Turchia che si sono scontrati con la polizia ad Ankara e Istanbul domandando che l’esercito turco faccia qualcosa contro lo Stato Islamico a Kobane, la città martire sotto assedio da parte degli jihadisti. Mobilitazioni e manifestazioni sono avvenute in tutta Europa, dalla Germania fin davanti alla sede europea delle Nazioni Unite. 

Mentre a Kobane le ultime sacche di resistenza dei curdi continuano a combattere casa per casa (nelle due settimane di assedio sarebbero morti più di 400 soldati tra le due parti) contro i miliziani dell’Isis, l’esercito turco aspetta immobile al confine. Ben si comprende quindi la rabbia cieca dei curdi che osservano i loro fratelli morire in Siria senza poter fare nulla per loro dal momento che i soldati turchi controllano il confine e impediscono ai curdi di raggiungere i loro fratelli. La comunità curda ha chiaramente mal digerito tutto questo e non vuole e non può rimanere impassibile mentre si consuma il massacro del loro popolo di fronte allo sguardo complice di Turchia e Occidente. Ecco perchè migliaia di curdi sono scesi in piazza in tutta Europa per chiedere che la Turchia e l’Occidente facciano qualcosa per aiutare la comunità curda e salvarla da massacri e rappresaglie una volta che le bande nere dell’Isis avranno occupato completamente Kobane. Ankara invece sembra quasi in modo machiavellico prendere tempo e assistere a Isis e curdi che si indeboliscono a vicenda, e ormai tutti sanno perfettamente che Ankara e Erdogan nei mesi scorsi hanno tollerato quando non supportato l’Isis in chiave anti-Assad in Siria. Il bilancio delle furiose manifestazioni dei curdi avvenute in Turchia è di oltre 14 morti, e scontri si sono verificati un pò in tutte le città principali, tra cui Ankara e ovviamente Istanbul. Scontri si sono verificati comunque soprattutto a Diyarbakir, la più grande città curda del sud-est della Turchia, dove il bilancio sarebbe stato di 8 morti, come riportato dal Hurriyet Daily Newsreports. Un altro manifestante è rimasto ucciso a Varto, nella provincia di Mus, dove sono state ferite altre sei persone. Altri due invece sono morti nella provincia di Sirte sulla base di quanto riferito dalla Cnn turca. Il clima in Turchia è dunque incandescente con i manifestanti che oltre che a denunciare l’inazione turca a Kobane chiedono a gran voce la creazione di uno Stato curdo e la liberazione del loro leader Ocalan. I curdi sono scesi in piazza in tutta Europa, anche nella sede del Parlamento Ue dove un gruppo di curdi sono entrati brandendo bandiere di Ocalan e urlando slogan contro il terrorismo dell’Isis. Anche in Germania, dove si trova una delle più grandi comunità di curdi d’Europa, sono scesi in piazza i manifestanti ad Amburgo dove hanno occupato la stazione centrale. Davanti alla sede europea delle Nazioni Unite a Ginevra un gruppo di manifestanti curdi ha accusato Ankara di inazione. La polizia è intervenuta per impedire ad alcuni dimostranti di entrare negli uffici dell’organizzazione internazionale. Anche a Parigi i curdi hanno manifestato per chiedere armi da inviare ai curdi contro l’Isis, e persino in Italia tra Milano e Roma i curdi hanno inscenato manifestazioni e sit-in. La sensazione però è che Usa e Turchia assistano indifferenti al massacro dei curdi, dei loro vecchi nemici, col risultato che la pace sociale raggiunta in Turchia potrebbe presto venire messa in discussione. 

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