L'Usaid finanzia il golpismo in America LatinaTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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L’Usaid finanzia il golpismo in America Latina

Un’ingente massa di dollari continua a migrare senza soluzione di continuità da Washington in direzione di tutte quelle svariate organizzazioni d’opposizione, di norma apertamente golpiste e fasciste, che contrastano il progetto di unità latinoamericana su base socialista e progressista, tramite l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti, meglio nota come Usaid. Agenzia governativa creata nel 1961 su impulso dell’allora presidente Kennedy ufficialmente a fini umanitari, in realtà strumento «a supporto degli scopi di politica estera degli Stati Uniti».

Sin dalla sua creazione Usaid ha lavorato, effettivamente, a supporto della politica estera statunitense. Ovvero, traducendo l’azione in atti concreti, l’agenzia è stata protagonista di pesanti ingerenze nella politica interna di stati sovrani – in spregio alle norme basilari che regolano il diritto internazionale – non allineati alle politiche di Washington.

A tal fine non sono mai stati lesinati mezzi e, soprattutto, i finanziamenti necessari dapprima a destabilizzare e successivamente rovesciare il governo di turno finito nel mirino. L’esempio più recente è quello ucraino: sono almeno 5 i milioni di dollari «investiti» dall’Usaid sulle forze di opposizione – tra cui spiccano i partiti neonazisti – che hanno rovesciato il legittimo governo ucraino, installandone uno più incline a seguire i dettami provenienti da Washington e Berlino. Circostanza confermata dalle dichiarazioni del Segretario di Stato per gli affari europei ed euroasiatici, Victoria Nuland.

Restringere il campo dell’analisi sulle attività Usaid alla sola America Latina, ci consente di comprendere quanto siano ingenti le risorse impegnate dall’agenzia – sul cui budget di bilancio evidentemente non vengono applicate quelle misure di austerity tanto in voga nei paesi occidentali – e quali siano le modalità con cui essa adempie al compito di «supporto degli scopi di politica estera degli Stati Uniti».

Senza andare troppo indietro nel tempo, nel 2002, troviamo Usaid impegnata a finanziare l’opposizione venezuelana che riuscì per sole 48 ore a rovesciare il legittimo governo bolivariano di Hugo Chavez. Un golpe cruento in cui persero la vita molti venezuelani – dove tra i protagonisti figuravano gli attuali leader dell’opposizione Leopoldo Lopez ed Henrique Capriles – i cui fondi necessari alla realizzazione furono forniti dall’agenzia statunitense, che elargì oltre 70 milioni di dollari e permise l’ingresso in Venezuela di agenti Cia, fatti passare per funzionari Usaid.

Trascorsi due anni dal tentato colpo di mano in Venezuela, l’organismo statunitense mette sotto tiro l’Honduras: sono oltre 39 i milioni di dollari messi sul tavolo per rovesciare il governo non allineato di Manuel Zelaya. Questa volta il lavoro di sovversione reazionaria va a buon fine e nel 2009 il legittimo presidente viene destituito dai militari e tratto in arresto per «attentato alla costituzione». In luogo di Zelaya reo di «essersi alleato con Chavez e Ortega», e aver concesso «ai sindacati un aumento dei salari insostenibile», verrà insediato l’imprenditore di origini bergamasche Micheletti.

Dopo Venezuela e Honduras arriva il turno della Bolivia: nel 2007 Usaid stanzia oltre 97 milioni di dollari in favore dell’opposizione di destra boliviana e infiltra la comunità indigena. L’obiettivo è quello di fortificare i governi regionali e nel contempo destabilizzare il presidente Evo Morales. Il colpo di mano questa volta però fallisce perché l’esercito, chiamato in causa dai rappresentati delle regioni, rifiuta di operare la destituzione del legittimo presidente.

Nel novero dei paesi vittima di destabilizzazione non poteva mancare l’Ecuador di Rafael Correa. Un paese che attraverso quel processo politico e sociale definito «Revolucion Ciudadana», è impegnato nella costruzione del Socialismo del Buen Vivir, oltre che nell’intento d’integrare il subcontinente americano che gli Stati Uniti ancora considerano il loro cortile di casa. Anche in questo caso Usaid ha provato a giocare la carta del separatismo finanziando il municipio della città di Guayaquil. Il cuore commerciale dell’Ecuador, nonché enclave saldamente controllata dall’opposizione di destra che vorrebbe far girare all’indietro la ruota della storia e riportare il paese andino ai tempi cupi del neoliberismo imperante. «La buia notte neoliberale» come ebbe efficacemente a definirla il presidente Correa. Ad ogni modo, nonostante i fondi messi a disposizione e una martellante campagna mediatica, il tentativo è miseramente naufragato.

Questo breve e parziale viaggio sulla scia dei dollari statunitensi che Usaid utilizza per foraggiare il golpismo in America Latina, infine, non poteva che terminare a Cuba. L’isola socialista che indomita resiste, dal 1959, a un tiro di schioppo dal tracotante impero nordamericano nonostante un criminale embargo, ripetuti assalti mercenari e atti di terrorismo.

Usaid da tempo tiene a libro paga la cosiddetta «blogger dissidente» Yoani Sanchez, le cui menzogne sulla rivoluzione cubana vengono riprese, acriticamente, senza alcun tipo di verifica dal mainstream occidentale. Personaggio controverso la cui credibilità è pari al livello di popolarità e seguito di cui gode in patria: una cifra prossima allo zero.

La stessa «blogger dissidente» sarebbe dovuta essere figura chiave dell’ultimo tentativo di sovversione reazionaria contro Cuba targata Cia-Usaid. Secondo quanto rivelato da un’inchiesta condotta da Associated Press, le due agenzie nordamericane avrebbero ideato e portato avanti la rete sociale di messaggi di testo ZunZuneo (il Twitter cubano), attraverso propri operatori informatici in servizio presso l’ambasciata di Managua in Nicaragua.

L’obiettivo del Twitter caraibico, ovviamente, non era quello di permettere ai cubani di socializzare attraverso la rete internet, ma più semplicemente destabilizzare il governo rivoluzionario attraverso una massiccia campagna di propaganda antigovernativa che sarebbe stata introdotta solo in un secondo momento. Con l’intento di ricreare anche a L’Avana il mix di violenza e terrorismo mediatico che ha investito Caracas senza risultati, ma che ad esempio a Kiev a portato i nazisti direttamente al governo tra gli applausi dei «democratici» europei e statunitensi.

                                                                                                                            Fabrizio Verde per Marx21.it

 

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