Ma che fine ha fatto l'Isis?Tribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Ma che fine ha fatto l’Isis?

Ma che fine ha fatto l’ISIS (alias ISIL; alias Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria; alias  Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham; alias Stato Islamico dell’Iraq e del Levante…)?

Fino a non molte settimane fa, questa famigerata organizzazione (“100.000 combattenti”) comandata dal famigerato Abu Bakr Al Baghdadi (incredibilmente scarcerato dagli USA, dopo appena cinque anni di detenzione nella prigione di Camp Bucca, in Iraq, nonostante avesse fatto sgozzare centinaia di persone), considerata, addirittura una minaccia per l’umanità, era nei titoli di testa di tutti i telegiornali. Non parliamo poi di Internet dove le bufale, per identificare in questa organizzazione qualcosa di diverso dai “ribelli” dichiaratamente al soldo dell’Occidente, si sprecavano; non parliamo poi della “compagneria” che in nome della lotta all’ISIS arrivava a invocare i bombardamenti occidentali, scivolando, in alcune manifestazioni, nel ridicolo); non parliamo poi delle “notizie” che davano l’ISIS in procinto di occupare Bagdad; non parliamo poi dell’invio da parte dei governi occidentali (incluso il nostro) di contingenti militari e armi per arrestare la trionfale avanzata di questo mostro chiamato ISIS.

E ora? Ora sembra che dell’ISIS non si trovi più traccia. Lo dichiara al Corriere della Sera Roberta Pinotti, ministro della Difesa (“…l’azione aerea si sta diradando, anche per la difficoltà di individuare gli obiettivi. Noi attualmente contribuiamo alla ricognizione con due Predator e quattro Tornado…”); ma ancora più sbalorditiva è la notizia (questa volta, vera) del pellegrinaggio di 20 milioni di pellegrini sciiti che ora affollano la città di Karbala per la festività dell’Arbaeen. E perché? Perché l’ISIS  – secondo i media main stream – aveva minacciato contro questa ricorrenza fuoco e fiamme. Che non ci sono state. Nemmeno un bombardamento con mortai o una “banale” autobomba, non certamente irrealizzabili considerando l’evidente vulnerabilità dell’obbiettivo.

Ma perché l’ISIS, ora, è uscito di scena? Verosimilmente, perché ha adempiuto al  suo ruolo: legittimare – anche tra le tante “anime belle della sinistra” gabbate dai media mainstream  – il diretto intervento militare occidentale in Iraq e, sopratutto, in Siria. Che già si è cominciato con il bombardamento israeliano dell’aeroporto di Damasco. E, a tal proposito,  sarebbe interessante sapere cosa ne pensano  i tanti “filopalestinesi” per i quali la cosa più importante era “cacciare il dittatore Assad”.

La Redazione di Sibialiria

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