Macedonia. Si tenta un nuovo "Maidan" a SkopjeTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Macedonia. Si tenta un nuovo “Maidan” a Skopje

Nel centro di Skopje, capitale della Macedonia, per la seconda notte consecutiva dozzine di membri del partito di opposizione hanno passato le notte nelle tende. I manifestanti hanno fatto sapere di voler rimanere lì a oltranza, fino alle dimissioni del governo, seguendo lo schema già oliato e utilizzato a Kiev. In molti pensano che qualcuno per motivi geopolitici potrebbe avere interesse nel “regime change” macedone, gli stessi ad esempio che si sono opposti al South Stream russo.

La Macedonia si trova in un momento di estrema confusione dopo che nei giorni scorsi alcuni guerriglieri albanesi sono stati arrestati e uccisi dall’esercito mentre cercavano di infiltrarsi al confine con il Kosovo. A questo episodio che ha fatto sentire il governo di Skopje meno sicuro, ha fatto subito da conseguenza la mobilitazione dell’opposizione macedone che non si è certo fatta sfuggire l’opportunità di guidare una protesta contro il governo andando ad accamparsi nella piazza centrale della capitale con tanto di tende. Il modello cui fanno riferimento è sin troppo chiaro, stiamo parlando del “modello Maidan” sperimentato con successo a Kiev, in Ucraina, dove dopo due mesi di accampamenti e guerriglia con la polizia l’opposizione ucraina è alla fine riuscita a forzare il presidente legittimo Yanukovich alle dimissioni. A Skopje il governo al potere è di ispirazione nazionalistica ed è sulla carta di centrodestra, motivo per cui le opposizioni, comprese le sinistre, hanno sempre aspramente criticato l’operato delle istituzioni anche se il peso maggiore nel fronte degli oppositori è stato assunto dalle minoranze albanesi, anch’esse nazionaliste. Nelle ultime settimane inoltre il leader del partito socialdemocratico di opposizione, Zoran Zaev, ha visto ritirarsi il passaporto dalle autorità in quanto sotto inchiesta, altro elemento di tensione che si aggiunge alle paure dei cittadini che possano verificarsi nuovamente atti di guerra come quello occorso a Kumanovo, dove le forze dell’esercito si sono scontrati con gruppi di origine albanese che volevano destabilizzare Skopje e forse persino dichiarare l’indipendenza della “Repubblica di Illiria” nei luoghi di confine con il Kosovo. In questi luoghi infatti vive la stragrande maggioranza della popolazione di etnia albanese in Macedonia, pari a circa il 25% della popolazione totale. Proprio mentre le forze dell’ordine hanno ripreso non senza difficoltà il controllo della situazione ecco che a Skopje, la capitale, è stata realizzata una grande manifestazione cui hanno preso parte almeno 20.000 persone e che chiedeva le dimissioni del premier Nikola Gruevski, accusato di essere corrotto e di aver determinato lo scandalo delle intercettazioni, una brutta vicenda che ha visto il governo rendersi responsabile di aver spiato decine di migliaia di cittadini macedoni. La Macedonia è un piccolo paese, non è grande e importante come l’Ucraina, eppure dal punto di vista geopolitico in molti avrebbero interesse a gettare benzina sul fuoco. In Macedonia infatti si gioca la partita dell’energia, e non è casuale che solo pochi mesi fa il presidente russo Vladimir Putin avesse rinunciato al South Stream, un gasdotto che doveva tagliare il Mar Nero e raggiungere l’Ue, per optare per un nuovo gasdotto che, passando per Ankara, arrivasse nei Balcani, e quindi per Grecia e Macedonia, aggirando la Bulgaria. Ecco che quindi la Macedonia da piccolo paese periferico e marginale diventa un luogo di importanza capitale per il futuro assetto dell’Europa dal momento che ospiterà il passaggio del Balkan Stream. Qualcuno però vorrebbe provare ancora a sabotare questo progetto, e secondo molti analisti non è casuale che il tentativo dei guerriglieri albanesi di creare la “Repubblica di Illiria” sia arrivato proprio in questo momento. L’obiettivo sarebbe quello di destabilizzare il governo di Gruevski creando instabilità e impedendo così a Mosca di completare il Balkan Stream. E che una “Maidan” macedone sia in cantiere lo si può anche arguire leggendo le dichiarazioni preoccupate dei paesi vicini come la Serbia, che per bocca del ministro degli Esteri Aleksandar Vucic ha espresso la sua preoccupazione per l’accensione del focolaio macedone.

Dc

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