Mafia Capitale. Si allarga l'inchiesta sul malaffareTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Mafia Capitale. Si allarga l’inchiesta sul malaffare

I tentacoli del cosiddetto “mondo di mezzo” di Carminati e soci erano ben più capillari del previsto. Dall’inchiesta “Mafia Capitale” sarebbe emerso come il sodalizio criminale avesse letteralmente le mani in pasta dappertutto.

Si allarga letteralmente a macchia d’olio l’inchiesta “Mafia Capitale” che ha fatto emergere il malaffare del sodalizio criminale che faceva capo tra gli altri a Massimo Carminati. Il cosiddetto “mondo di mezzo” aveva i suoi tentacoli per tutta Roma, e gli ultimi sviluppi dell’inchiesta avrebbero messo in luce come avesse messo le mani dappertutto. E tutti si sorprendono, come se per anni avessero fatto finta di non vedere, oppure di guardare semplicemente da un’altra parte. E invece ora emerge in modo incontrovertibile come il malaffare avesse ormai inquinato e investito ogni aspetto della vita di Roma, dalla gestione delle cooperative fino all’erogazione di servizi, passando per complici consenzienti presenti a macchia di leopardo quanto nel tessuto cittadino, quanto nelle istituzioni. Un fitto intrico di favori, di tangenti, di appalti che fa emergere un bubbone più grande del previsto. Anche Confindustria ha deciso di volersi costituire a parte civile nel procedimento penale avviato dalla procura di Roma nell’ambito dell’indagine su Mafia capitale, segnandolo quanto sia maledettamente serio il quadro emerso nella città di Roma. Del resto il “mondo di mezzo” di Carminati partiva dall’estrema destra per arrivare in luoghi impensati, trovando referenti e complici laddove sarebbe stato più impensabile pensarlo. Ad esempio i magistrati che indagano su Mafia Capitale hanno messo in luce la truffa della nave “Victory I”, una nave fantasma dal momento che era affondata da anni ma che è stata comunque rifornita con 11 milioni di litri di gasolio, una vera e propria frode da sette milioni di euro che ha portato all’arresto di sei persone tra cui tre ufficiali della Marina militare. L’operazione in questione si chiamava indicativamente “Ghost Ship” ed  è stata effettuata dal Nucleo di polizia tributaria di Roma e coordinata dalla Procura della Repubblica della capitale. Ma questo è solo uno dei tanti piani criminali che venivano portati in qualche modo avanti nella città di Roma e la sensazione è che sia appena stato scoperchiato un vaso di Pandora che presto renderà conto di tutte le nefandezze fin qui compiute. Molto da dire potrebbe avere anche il cosiddetto ras delle cooperative, Salvatore Buzzi, l’uomo considerato il braccio imprenditoriale del clan di Carminati. Ma dietro a Buzzi c’è anche una vera e propria selva di collaboratori che tenevano la contabilità e i rapporti con la politica in modo da riuscire a controllare gli appalti. Insomma purtroppo ne vedremo delle belle con il prosieguo dell’inchiesta e in quest’ottica non può che stridere la decisione presa da Matteo Renzi di proporre Roma come sede per i giochi olimpici del 2024.

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