Mai più CIE. La condanna illegittima dei migrantiTribuno del Popolo
martedì , 25 luglio 2017
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Mai più CIE. La condanna illegittima dei migranti

Cinque Centri di identificazione ed espulsione sono ancora attivi in Italia. Trappole per i migranti che cercano di accedere alla fortezza europea. Questi luoghi di detenzione, senza reato, oltre ad essere disumani, sono anche incostituzionali. 15 Febbraio, a Roma, manifestazione per la chiusura del CIE di Ponte Galeria.

Fonte: Oltremedianews

Esistono determinate persone in Italia che meritano di perdere la libertà per il loro solo esistere. Vengono rinchiuse in luoghi di detenzione, che nulla hanno da invidiare alle nostre fastose carceri, senza sapere ne il reato di cui li si accusa, ne tantomeno il destino che li attende. Sospesi in un disumano e afflittivo limbo terrestre, ai confini della società. Lontani dagli occhi della civiltà. Questi luoghi sono i CIE, Centri di Identificazione ed Espulsione.

Uno dei tanti mostri legislativi prodotti dal nostro Paese. Istituiti con la Legge 40/1998(Turco-Napolitano) per “trattenere gli stranieri sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera”. Il periodo di trattenimento inizialmente previsto era fissato ad un massimo di 30 giorni. Prolungato a 60 giorni dalla Bossi-Fini (L.189/2002) poi a 180 giorni (L. 125/2008) per arrivare a 18 mesi con il decreto legge Maroni (D.L. 89/2011).

Quella che era una misura teoricamente preventiva e momentanea che si è rivelata un enorme ragnatela, in cui restano intrappolati tutti coloro che sventuratamente capitano in Italia per raggiungere il più ampio spazio europeo. Gli ospiti, o meglio i detenuti, di questi micidiali checkpoint europei sono privati oltre che della libertà, senza alcuna ragione, anche ditutti gli altri diritti umani basilari. Costretti ad abitare ammassati in strutture fatiscenti ed assolutamente inadeguate alla vita.

Sono vittime innocenti di una legislazione che, così com’è, rischia di essere assolutamente incostituzionale. Il trattenimento nei CIE dovrebbe essere, al massimo, funzionale alla realizzazione di una espulsione o di un respingimento, e non può assumere un carattere solamente afflittivo, almeno secondo la disattesa Direttiva 2008/115/CE che prevede il trattenimento come estrema ratio nei soli casi in cui sia prevista l’espulsione con allontanamento coatto e per darvi esecuzione sia indispensabile trattenere lo straniero. Da Noi invece risultano essere la prassi.

Gli articoli 2 e 3 della Costituzione, inoltre, garantiscono la pari dignità ed i pari diritti di cui sono titolari tutte le persone, rendendo ovvia l’applicazione dell’art. 13-Libertà personale inviolabile- anche ai migranti ( In merito Corte costituzionale, sent. n. 105/2001).

Sono diverse tra l’altro le falle legislative nell’individuazione delle modalità di detenzione, e soprattutto delle strutture adeguate al “trattenimento provvisorio”. Evidenziate costantemente in questi anni da LasciateCIEntrare, la Campagna nazionale contro la detenzione amministrativa dei migranti.

I CIE, che prima erano 13 nel territorio Italiano, ora sono 5. Questo solamente grazie alle proteste ed il coraggio dei cittadini migranti rinchiusi che in questi mesi hanno rivendicato il loro diritto alla libertà ed ad un’esistenza degna, cucendosi le bocche e manifestando duramente contro la loro detenzione illegale.

L’Italia, come tutti i paesi dell’UE, deve essere in grado di affrontare e risolvere il problema dell’immigrazione, un’emergenza dalle proporzioni sempre più rilevanti. Ciò dovrebbe significare una regolarizzazione efficace del problema, e non limitarsi a nascondere i migranti indesiderati, dagli occhi dei cittadini, per ghettizzarli nei Centri di detenzione e poi rispedirli nel loro Paese. Destinandoli tra l’altro ad un’esistenza miserabile ed infelice, senza che abbiano commesso alcun reato. Siamo incapaci quindi di dare vita ad un’integrazione multiculturale che è il frutto e la conseguenza migliore della società globale. Arroccata in posizioni bigotte e ceche gran parte della nostra politica addita gli immigrati come un problema, risultando così i principali fautori dell’alone di odio e  xenofobia che campeggia costantemente sull’Italia. Non ci dovrebbe più essere spazio in una società che punti ad essere veramente moderna per argomenti come il razzismo o la classificazione degli esseri umani in base al loro paese di nascita.

Venerdì 14 al Csa Astra 19 verrà presentato il documentario “EU13 l’ULTIMA FRONTIERA”. Il documentario è girato nei CIE e nei Cara della nostra penisola e lungo le frontiere italiane.

Sabato 15 febbraio manifestazione per l’abolizione dei CIE. “Chiudiamo Ponte Galeria” appuntamento ore 14,00 a Piazzale Ostiense. 0re 15,00 a Parco Leonardo.

   Giulio Morucci

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