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giovedì , 21 settembre 2017
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Mali. Intervento umanitario o in chiave anti-cinese?

Mali e Cina hanno recentemente firmato tre diversi accordi per circa 739 miliardi di Yuan. Oltre a programmi per infrastrutture e per migliorare le condizioni di vita della popolazione, Pechino ha ottenuto anche il permesso di costruire una centrare idroelettrica a Taoussa. Che ci sia un legame con l’intervento francese in Africa?

Mali Coup

Antiterrorismo? Missione umanitaria? Oppure dietro questi buoni propositi potrebbe, come al solito, nascondersi qualcos’altro? I media occidentali ad esempio omettono che Bamako e Pechino nelle ultime settimane hanno firmato tre importanti accordi commerciali, per una somma cumulativa di circa 739 miliardi di Yuan. I due paesi erano rappresentati dal ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale mailiano, Soumeylou Boubèye Maiga, e dall’assistente del ministro del Commercio di Pechino, Yu Jianhua, che ha visitato Bamako in occasione dell’inaugurazione del terzo ponte costruito nella capitale del Mali.

Il primo accordo di circa 70 miliardi di yuan rappresenta una sorta di regalo che Pechino ha voluto fare al paese africano. Il secondo accordo riguarda invece un prestito di 5 miliardi di yuan, e Bamako utilizzerà tale somma per finanziare progetti prioritari che verranno individuati dal governo del Mali per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale. Il terzo accordo invece, prevede un finanziamento di circa 619 miliardi di yan che permetteranno alla Cina di partecipare insieme ad altri partner tecnici e finanziari del Mali nella costruzione dell’importante bacino idroelettrico di Taoussa, vicino a Gao, nella parte settentrionale del Mali, guardacaso la stessa interessata dalla rivolta armata dei gruppi jihadisti e tuareg. Il completamento della diga di Taoussa potrebbe dare un nuovo via allo sviluppo dell’irrigazione per le colture di riso, ma anche contribuire a rigenerare l’ecosistema. Perdipiù la diga assicurerebbe anche lo sviluppo di arterie di trasporto fluviali e lo sviluppo di una rete di attività in tutta la regione di Gao.

Come se non bastasse Pechino risulta attiva in diversi progetti di sviluppo in Mali, occupandosi di settori chiave come quello dell’educazione, quello industriale, quello della salute, della sicurezza, delle comunicazioni e delle infrastrutture. Dal momento che il Mali dispone di diverse materie prime, ecco che emergono improvvisamente seri dubbi riguardo all’intervento militare francese a Bamako. La sensazione è che dietro l’anelito umanitario di Hollande si nasconda ben altro, ad esempio il tentativo dell’Occidente di strappare l’Africa sub-sahariana alla penetrazione di Pechino.

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